
Trieste sarà pure una delle città meno industrializzate del Triveneto e quella con l'età media più alta del Paese. Sarà pure la città del "no se pol", ovvero del "non si può", "lascia stare che va bene così". Sarà pure, come amava definirla un ex direttore di un quotidiano locale, "la Napoli del nord Italia senza la fantasia dei napoletani". Sì, ma certo non si può dire che Trieste, fieramente conservatrice, non conosca e sappia apprezzare la buona gastronomia e la bella vita. Storicamente abituata ad accettare e ad assorbire mille culture e tradizioni, stretta com'è tra mare e Carso e con un confine a una manciata di chilometri, la città offre una cucina dai sapori e dalle caratteristiche uniche. I buffet e i ristoranti del centro o dell'altopiano, la fascia collinosa alle spalle della città, propongono piatti di tipica ascendenza mitteleuropea, sapiente fusione di ricette locali, ungheresi, austriache, slave. E i triestini ne vanno pazzi. E negli ultimi anni molti turisti da tutto il mondo se ne sono accorti, anche grazie alla sapiente opera di marketing promossa dal sindaco Riccardo Illy, l'industriale del caffè capace di vendere sacchi di arabica alle Maldive e nel Bahrain.
L'abitudine di passare il tempo libero al Caffè o di fermarsi a "far marenda" al Buffet o in Birreria è, per Trieste, una consuetudine antica. E cosa c'è di meglio di una merenda in un caffè come lo strudel di mele o altri dolci locali?
2 commenti:
Sigo encantado el recorrido gastronómico.
Sigo encantado el recorrido gastronómico.
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