domenica 16 dicembre 2007

Un rumeno, dall'Italia, in giro per l'Europa



(foto da L'Espresso)
Che succede con il pacchetto di sicurezza del Governo italiano? Proprio quello che stabiliva le norme per il rimpatrio di cittadini comunitari (in realtà fatto ad hoc per i rumeni) in seguito all’omicidio di Giovanna Reggiani?
In un’avventura tipica del giornalismo d’inchiesta, un inviato dell’Espresso, Fabrizio Gatti, si spaccia per rumeno, in giro per l'Europa, con in mano un decreto di espulsione della Prefettura di Lodi, scritto in due lingue, italiano e inglese, intestato a Roman Ladu, nato a Bucarest il 29 dicembre 1970. Una falsa identità rumena: il nome Roman scelto tra i cognomi dell'elenco telefonico di Vicenza, Ladu tra quelli di Nuoro. Ma l'assonanza sardo-veneta poco importa. In questi tempi di xenofobia militante contro la Romania basta che un'identità finisca per "u" e in Italia si è guardati con sospetto. Allora si decide di osservare cosa succede un po’ nella vicina Europa.
Il giornalista fa, per circa dieci giorni, il lavavetri in giro per l’Europa: da Parigi a Monaco a Barcellona per finire poi a Montecarlo. A ogni controllo di polizia ha mostrato il decreto di espulsione e lui, rumeno, senza passaporto, senza fissa dimora e senza lavoro è stato sempre rilasciato nel giro di pochi minuti. Oppure sarebbe potuto essere stato fermato per immigrazione clandestina: perché nell'archivio centrale delle polizie dell'area Schengen il finto nome romeno è associato all'alias iracheno di Bilal Ibrahim el Habib. Ma, attenzione, il costoso cervellone europeo non scopre nulla. E alla fine la risposta è sempre la stessa: «Grazie, può andare».





(foto da L'Espresso)

Secondo lui, in Austria basta dire agli agenti di volere arrivare in Italia per passare. Nella Germania, ancora scioccata dalla strage di Duisburg, sono gli italiani a essere perquisiti per strada. In Spagna è addirittura la polizia a insegnare come chiedere l'elemosina senza infastidire i passanti. In Francia i cittadini europei non vengono controllati. Eppure, in Italia, in un vasto schieramento che va da Silvio Berlusconi a Walter Veltroni (ovvero dalla destra al centrosinistra), proprio Francia, Germania e Spagna sono state citate come esempio da seguire.
In realtà Gatti ha percorso quattromila chilometri di libertà che affossano ogni possibile efficacia delle espulsioni di cittadini europei, come pretende il pacchetto sicurezza italiano. Perché la circolazione delle persone in Europa è un principio sancito dai Trattati.
Sembra strano, ma è come se il paese del crimine organizzato, della mafia, della camorra, della 'ndrangheta e della corruzione avesse sostituito nell'immaginario collettivo del pericolo nazionale un cittadino europeo, senza documenti, senza lavoro, senza casa, senza fissa dimora, nomade e nato in Romania.
L’Italia della paura rimane un caso isolato. E ogni Paese diventa un mondo a sé.

2 commenti:

BertoBB ha detto...

Anche l'UE deve chiedere la Romania perché bistratta ai suoi concittadini d'origine zingaro invece di agevolarne la sua integrazione.
Saluti

Sergi ha detto...

E' incredibile! Siamo in buone mani!