(foto da internet)
La pubblicità va dove ti porta il mercato, cerca nuovi consumatori, li studia, li coccola. E le novità si impongono in fretta. In Italia, mentre la politica discute e divide, la pubblicità, a modo suo, lavora per l’integrazione. Business is business, questa è la molla. La pubblicità, con i suoi manifesti, le sue campagne, i suoi spot, ha scoperto la dimensione interetnica del mercato italiano e si adegua. Da extracomunitario indesiderato a «nuovo target» pubblicitario, in rapida crescita nel numero e nel reddito. Sono i tre milioni e passa di residenti stranieri (sui 54 milioni della popolazione italiana) che crescono a ritmi più elevati, formano nuove famiglie, fanno più figli, hanno bisogno di case, mobili, elettrodomestici.
E non si tratta più solo di portare a conoscenza -è il caso di Vodafone, di circa un anno fa- tariffe telefoniche convenienti per una clientela straniera che non bada a spese con il telefonino, per parlare con i parenti lontani; oppure Western Union delle poste, che garantisce un sistema veloce e sicuro per mandare i soldi nei loro paesi di origine.
No, questa volta a muoversi, con grandi affissioni nelle metroplitane di Torino, Milano e Roma e sui tram delle dieci città italiane a più alto afflusso migratorio, è la
Ferrero, mamma di
Nutella e
Kinder Brioss. La multinazionale è stata già pioniera nel rafforzamento del
brand su internet, (soprattutto per
Magic Kinder, un sito che offre un vero e proprio intrattenimento).

(foto da internet)
Anche adesso l’azienda dolciaria ha scelto una strada innovativa, con un messaggio dedicato al target più giovane tra i consumatori di nuova immigrazione: bambini di diverse nazionalità uniti dalla merendina più italiana che ci sia -lo snack al latte e pan di spagna. Un unico slogan coniugato in sette lingue, con un obbiettivo preciso e dichiarato: fare della comunità degli stranieri in Italia un’importante opportunità di acquisizione di nuovi consumatori.

(foto da internet)
Il messaggio pubblicitario si trasforma. Ma, dietro le ragioni economiche, si affacciano modelli inediti di comunicazione, linguaggi diversi che devono per forza tener conto di mondi in alcuni casi distanti. Anche se il fine ultimo è vendere, non si può ferire la suscettibilità altrui, ovvero di coloro che hanno una cultura differente così come diversi sono i costumi o le convinzioni morali e religiose. Nonostante il gap tra l’Italia e gli altri paesi, in questione di pubblicità di oggetti multietnici e slogan plurilingue, sia ancora elevato, è sicuramente un primo passo verso una convivenza ugualitaria.
Ma, attenzione al
politically correct, si rischia di
esagerare...
P.S.: Consigliamo ai chiodini più piccini di visitare il sito della nutella e di magic kinder. Non vi annoierete!