martedì 19 febbraio 2008

Spello




(foto da internet)


Spello è saltata alla ribalta alcuni giorni fa grazie a Walter Veltroni che ha scelto proprio lo sfondo delle colline di questo paese per iniziare la sua campagna elettorale del PD.
"Cominciare da qui, da questa piazza, da questo borgo, è un modo per dire a cosa pensiamo: non al destino di questo o quel leader, non a questo o quel partito, ma al destino dell'Italia, al nostro paese, alle gravi difficoltà del suo presente e alle straordinarie potenzialità del suo futuro", ha esordito Veltroni.
Parlando con alle spalle la splendida campagna di Spello, quasi a farsi incorniciare in un quadro rinascimentale, Veltroni ha puntato buona parte del suo discorso sull'ambizione di cambiare il Paese attraverso la rivoluzione della politica.
Spello, quindi, la cornice. Spello è posta nella parte centro-orientale dell’Umbria tra Assisi e Foligno, ed è adagiata sulla pendice meridionale del monte Subasio da dove si affaccia sulla fertile valle del fiume Topino. Per il notevole patrimonio ambientale, culturale ed artistico fa parte del club de I Borghi più Belli d’Italia.

Spello unisce al suo carattere medievale, con vicoli tortuosi e antiche case in pietra, numerose testimonianze di epoca romana, come la cinta muraria, poi fondamenta per quella medievale, i resti del teatro, dell’anfiteatro, delle terme e del cosiddetto Arco di Augusto, antica porta di accesso all’acropoli. L’abitato è ancora circondato da mura, erette nel 1360 inglobando parte della cinta romana e tre splendide porte: porta Consolare (I secolo a.C.), la porta Urbica (o porta San Ventura) e la porta Venere di età augustea, costruita a foggia di arco trionfale, con ai lati le due torri di Properzio a pianta dodecagonale.



(foto da internet)



Tra gli edifici religiosi segnaliamo la chiesa di Santa Maria Maggiore (XII-XIII secolo), con grandi tesori d’arte all’interno: sul lato sinistro della navata la splendida cappella Baglioni decorata con affreschi del Pintoricchio, oltre a dipinti del Perugino e un antico pavimento in maiolica di Deruta (1516). Del Pintoricchio è anche la grande tavola Madonna e Santi (1508) custodita nella duecentesca chiesa di Sant'Andrea, che conserva anche un Crocifisso di scuola giottesca, ed è esposto il corpo del Beato Andrea Caccioli, compagno di San Francesco.






(foto da internet)


Oltre al palazzo Comunale, sede della Biblioteca, dell’Archivio storico e dell’Accademia di Studi Costantiniani, da visitare palazzo Baglioni (1358), palazzo dei Canonici, sede della Pinacoteca, e la chiesa di San Lorenzo (XII secolo), che conserva un prezioso tabernacolo in marmo, opera monumentale dello scultore Flaminio Vacchi (1587).

Nei dintorni l’interessante chiesa di San Claudio, bellissimo esempio di architettura romanica, la chiesa di San Girolamo con annesso convento, complesso edificato nel 1472 con il finanziamento di Braccio II Baglioni, signore di Spello, Villa Fidelia (XVI secolo), edificata dove un tempo sorgevano il Tempio di Venere, il Teatro e le Terme, ospita una ricca collezione di quadri, sculture, oggetti di antiquariato.

Il complesso di San Girolamo -il luogo scelto da Veltroni- si colloca nella parte più suggestiva del territorio: la zona, a ridosso del monte Subasio, è caratterizzata da una vegetazione che in modo naturale ha seguito nel corso degli anni la morfologia del monte, sviluppandosi in modo omogeneo alle prerogative ambientali e naturalistiche del luogo.




(foto da internet)



Celeberrima è anche la cosiddetta Infiorata, una rievocazione storico religiosa, che ha luogo tra maggio e giugno, nel giorno del Corpus Domini. Anticamente le strade della città venivano adornate di fiori per il passaggio della processione, poi con il passare degli anni si cominciò a conferire alle infiorate sempre più una forma artistica. Dal gettare semplicemente petali di fiore sulla strada si passò alla creazione di veri e propri disegni che oggi hanno raggiunto un elevato livello artistico. Gli infioratori lavorano tutto l'anno per la preparazione della loro infiorata raccogliendo erbe e fiori in ogni stagione. La maggior parte del lavoro viene fatto in primavera e, nei giorni che precedono l'evento, vere e proprie squadre di infioratori sono impegnati nella raccolta dei fiori sul monte Subasio. Ci vogliono numerosi giorni per la preparazione del disegno e per il reperimento dei fiori e delle foglie, alcuni utilizzati freschi altri fatti seccare, in modo da raggiungere le varie tonalità cromatiche. I disegni sono generalmente a sfondo religioso e sono creati da famosi artisti di fama nazionale. Le infiorate sono realizzate su fondo stradale, devono avere una superficie di almeno 24 metri quadri ed una lunghezza minima di 12 metri lineari. L'Infiorata di Spello ha inizio nel pomeriggio del sabato che precede la festa religiosa, e prosegue per tutta la notte, fino alle 8 del mattino. La notte dell'Infiorata è animata da migliaia di persone che attraversano senza sosta le strette vie del centro storico per vedere gli infioratori di Spello all'opera. La domenica mattina una giuria passa per giudicare e premiare la migliore infiorata, prima che siano calpestate dal passaggio della processione. Questo evento nel suo genere è considerato il più celebre d'Italia (vedi>>).


Un viaggio da non perdere!

lunedì 18 febbraio 2008

Alla ricerca del libro perduto

(foto da internet)
Nel Monferrato, sulle rive del Po, una vecchia sala da ballo e una moderna pista di discoteca non vedono più ballare persone, bensì pagine. Invece del rumore assordante di una discoteca c’è silenzio in giro, e ci sono tanti libri: quelli dimenticati, quelli mangiati dai topi, o lasciati in balia del tempo e dell’umidità.
Ma la carta è fragile solo in apparenza. Le parole hanno un sacco di pazienza, aspettano. “Frassineto Po, dove i libri non muoiono mai”, questo è lo slogan del primo outlet del libro in Italia, aperto sabato scorso. In realtà più che outlet sarebbe un "booklet". In questo caso outlet non significherebbe “finalmente i prezzi sono alla mia portata” e neppure “non posso, ma faccio finta”, com’è il caso degli spacci dei vestiti e delle scarpe. In questo piccolo paese del Monferrato, outlet vuol dire il libro che non si trovava più, quello che ormai stava in magazzino, a due passi dal macero. Ma significa anche libro raro, dove la preziosità non si misura in euro ma in difficoltà d’incontro e di acquisto. Il libro scomparso, usato, antico o solo vecchio, in bilico sul catalogo o già fuori, il controbestseller, il titolo perduto e recuperato.
(foto da internet)
L'atmosfera è da mercatino. Il bibliofilo si aggira tra le bancarelle con l'occhio dell’esploratore: guarda, mette a fuoco e a volte sente un tuffo al cuore perché ha trovato quello che cercava da anni. «I libri chiamano, avvertono il lettore della loro esistenza»: è la “libridine”. Il booklet è stato voluto da tre nomi importanti dell'editoria italiana: Gerardo Mastrullo -fondatore della casa editrice La Vita Felice, Claudio Maria Messina -del gruppo Robin Biblioteca del Vascello, ed Enrico Moretti -della Moretti & Vitali.
La megalibreria (che inizialmente sarà aperta il sabato e la domenica dalle 9 alle 13,30 e dalle 14,30 alle 19,00) si inserisce nel progetto Libri in Porto, che dal 2003 ha legato Frassineto Po ed il Monferrato a una iniziativa eccezionale nel suo genere: quella di diventare un Villaggio del Libro.

(foto da internet)
Un luogo dove i libri non muoiono mai, dove anche le pagine più antiche o dimenticate, quelle rare o semplicemente curiose, e la cultura di cui sono espressione sono protagoniste 365 giorni l'anno.
Qui bisogna dimenticare i colossi dell'editoria, l’outlet è il regno degli editori medi e piccoli. E di conseguenza gli sconti sono significativi: dal 30 al 75% sul prezzo di copertina. «Io faccio l'editore da vent’anni, ho circa 700 titoli in catalogo, più o meno un centinaio all'anno, ma solo gli ultimi dieci sostano in libreria per una novantina di giorni. Poi s’inabissano. Ed è una regola generale» spiega Messina.
Dunque si tratta di recuperarli dal fondo dell'oceano e farli riemergere.

domenica 17 febbraio 2008

Arte senza veli

( foto da internet)

Il nudo nell’arte è sempre stato oggetto di pesanti discussioni. Per questa ragione, fino all’800 il nudo era accettato solo se presentato in un contesto mitologico che permetteva ai pittori di sfuggire alla censura ecclesiastica. La rappresentazione del nudo femminile ha negli anni accumulato un enorme potenziale erotico inconscio ed è stata vittima dell’ira bacchettona dei singoli e delle istituzioni: la Venere allo specchio di Velázquez fu infatti aggredita a colpi d’ascia nel 1914 da una suffragetta, femminista ante litteram, che le cronache descrivono tanto brutta quanto infuriata ed i cui colpi provocarono un restauro fatto durare dalla amministrazione del museo oltre cinquant’anni, mentre la Maja desnuda, trasformata dalle poste spagnole in francobollo, assieme alla collega vestita, fu per anni respinta al mittente se spedita negli Stati Uniti, le cui autorità erano certe di preservare in tal modo la morale dei cittadini di quella grande nazione, ritenuta da sempre faro di libera circolazione di idee e democrazia.

(foto da internet)

Numerosissime sono anche le rappresentazioni di nudi maschili: basti pensare alle sculture greche dell’epoca classica, al David di Michelangelo, al Giudizio Universale della cappella Sistina. E neanche queste si sono sottratte alla rigida e imperante morale cattolica: il Giudizio Universale, per esempio, fu oggetto di una forte disputa tra il Cardinale Carafa e Michelangelo: l’artista venne accusato di immoralità e intollerabile oscenità e l’opera fu definita dalla Santa Inquisizione come “un bordello di nudi”. La reazione non si fece aspettare e la censura si materializzò nella “campagna delle foglie di fico”. Dopo la morte di Michelangelo, venne emessa una legge per coprire i genitali, lavoro che venne commissionato a Daniele da Volterra, un apprendista del pittore che coprì i genitali delle figure con delle specie di perizomi e dopo questo lavoro venne soprannominato "Braghettone”.



(Cranach il vecchio, Venere, foto da internet)


Fortunatamente questo oggi non succederebbe più. O forse sì? Pare che la censura non sia poi tanto lontana, dato che nel metrò di Londra non sarà affisso il poster con la Venere nuda del pittore rinascimentale tedesco Lucas Cranach il vecchio. Malgrado l'8 marzo apra alla Royal Academy of Arts la mostra dedicata all'artista, molto noto e apprezzato in Gran Bretagna, il quadro con la dea dell'amore e' stato giudicato "potenzialmente offensivo per i passeggeri". Si dovrà' quindi cercare un'altra opera 'meno nuda'. "Purtroppo non abbiamo una versione B con Venere vestita", ha risposto acido un portavoce del museo.



sabato 16 febbraio 2008

(dopo) S. Valentino


(foto da internet)

Dopo i festeggiamenti per San Valentino, pubblichiamo uno stralcio di un'inchiesta del serioso Times. Su cosa? Udite, udite, sul rimorchio!
Riassumendo, lo studio cerca di analizzare l'arte della conquista secondo le nazionalità. Cominciamo.

Tedeschi
La conquista è per loro come uno sport estremo. Tutto si riduce a tre elementi essenziali: resistenza, tecnica e giusto equipaggiamento. Da queste parti la frase più gettonata per provarci con una chiodina è: "I tuoi occhi hanno lo stesso colore della mia Porsche". Sembra che funzioni alla grande. Va forte anche "Vuoi vedere la mia collezione di pistole?". Secondo lo studio in questione, le chiodine tedesche vorrebbero un uomo che le sapesse ascoltare ma che non fosse assillante; che mostrasse le proprie debolezze ma che non fosse un buono a nulla; che avesse il dono della parlantina ma non la passione per il pettegolezzo; che avesse senso dell’umorismo ma anche un po’ rude.

Americani
Strategia, pianificazione, opportunismo ed esecuzione: queste le regole del pragmatismo americano alla conquista dell’altra metà del cielo. Contano anche il sorriso e le buone maniere

Italiani
Maschio in crisi (in tutti i sensi). Oggi sono sempre di più le chiodine che fanno il primo passo. Malgrado tutto, però, la fama di rubacuori del chiodino italiano resiste nel tempo. Il segreto? La capacità di fare i complimenti sempre e ovunque (il "ciao bella" è quasi un marchio registrato) e, soprattutto, il fatto di non dover ricorrere all’alcool per avvicinare una chiodina (come accade in altri paesi).
(foto da internet)

Francesi
Forse una volta, bastava incrociare lo sguardo di una chiodina in un caffé o in una galleria d’arte e metà del lavoro era fatto. Con i ritmi forsennati di oggi, invece, una conquista è un’autentica impresa e non ci sono regole fisse. Anzi, sì. Una, la solita: far ridere. Secondo le chiodine francesi, però, i chiodini spesso se ne dimentichino e puntano piuttosto sull’approccio rude, quasi maleducato. Insomma, vanno subito al sodo, alla faccia del romanticismo!

Australiani
"Se a un barbecue ti fai una birretta e vedi una ragazza che sta facendo lo stesso, allora significa che avete qualcosa in comune". In questa frase è racchiusa tutta la tecnica spicciola di conquista dei giovani Aussie, eterni bamboccioni con fisici bestiali e modi non proprio da dandy, che teorizzano la necessità del grappino per sfogare la loro spavalderia e farsi coraggio con le donne, mescolando il tutto con un’eccessiva sicurezza in se stessi e un umorismo sopra le righe.

E gli ispanici?

venerdì 15 febbraio 2008

Un pirata ciclista

(foto da internet)

Il mondo del ciclismo commemora il quarto anniversario della morte di Marco Pantani, il Pirata. Stasera la RTV di San Marino proporrà - dal Teatro di Cesenatico – "Il Mito Spezzato”, uno speciale dedicato all’asso del ciclismo, la cui vita è stata prematuramente stroncata da una overdose di cocaina il 14 febbraio 2004, almeno secondo l’inchiesta ufficiale.
Ci saranno testimonianze di tifosi d’eccezione come Davide De Zan (telecronista sportivo) o Vittorio Zucconi (giornalista di La Repubblica). In onore alla sua passione per la musica (quando, nel Giro del 1996, un infortunio gli impedì di gareggiare, lui ci volle comunque essere, e cantò la sigla della trasmissione E adesso pedala), Gaetano Curreri, voce degli Stadio, interpreterà E mi alzo sui pedali, colonna sonora della fiction a lui dedicata Il pirata.


(foto da internet)

Due ore di diretta in cui ospiti illustri e servizi giornalistici tenteranno di ripercorrere le tappe più significative dell’iter sportivo e umano del campione. Ci sarà Philippe Brunel, giornalista francese di L'Equipe e amico di Marco, autore di Gli ultimi giorni di Marco Pantani (edito da Rizzoli), il quale, oltre a ricostruire in maniera fortemente critica le indagini ufficiali - tanto da far riaprire di nuovo il caso sulla morte del Pirata da parte della procura di Forlì - contribuisce ad alimentarne il mito. Brunel ha detto che il suo «è un atto di ringraziamento per la generosità del ciclista nei confronti dei cronisti sportivi che come me lo seguivano». Purtroppo in Italia, ad eccezione del libro di rivelazioni della madre di Pantani, che uscirà a breve, non ci sono pubblicazioni significative su questa tragica vicenda.


(foto da internet)
Il libro pone tanti interrogativi su ciò che accadde in quella stanza d'albergo. È proprio vero che non ci fosse nessuno con Pantani quella sera? Perché è stata solo presa in considerazione come causa del decesso accidentale l'overdose per cocaina e sono state scartate frettolosamente altre ipotesi, sollevate per esempio da inspiegabili ecchimosi dietro le orecchie di Pantani? E perché il medico che eseguì l'autopsia portò a casa propria il cuore di Marco nel timore che qualcuno lo trafugasse?
È lungo l'elenco dei dubbi formulato nella contro-indagine, mentre sono lapidarie e poco convincenti, per il giornalista transalpino, le risposte dell'inchiesta, già riaperta una volta dopo che la mamma di Pantani parlò di minacce subite dal figlio a Campiglio dopo la tappa del 5 giugno 1999, tappa che ne provocò la sospensione.
Certo è che quel giorno iniziò la lunga discesa del ciclista amante della musica, la cui vita si concluse tragicamente in una stanza d'albergo, proprio come per Luigi Tenco. E, come nel caso del cantautore, che ancora fa discutere a quarant'anni dalla morte, la fine del pirata sembra una never ending story.

giovedì 14 febbraio 2008

Capolavori di uso quotidiano

(foto da internet)

"Se qualcosa ci salverà, sarà la bellezza", diceva il recentemente scomparso Ettore Sottsas, genio della creatività italiana, che trasformò l'Italia in un paese protagonista del gusto mondiale. E la bellezza si può trovare ovunque: in una caffettiera, in una libreria, in una macchina da scrivere, in una sedia, in una radio. Oggetti di uso quotidiano che hanno scritto la storia dell’italian design e che lo hanno reso famoso a livello mondiale. Proprio per questo era inspiegabile che finora in Italia non ci fosse un museo che li mettesse in mostra, come succede a Londra o a New York.

(Donna, Gaetano Pesce, 1969)


Finalmente il museo c’è, inaugurato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella Triennale di Milano. All’inizio i visitatori rimangono a bocca aperta, sorpresi perché nelle teche del museo ci sono oggetti presenti nelle case di molti di loro. "Mettere in mostra la Gioconda è facile: il difficile è capire quali oggetti di uso quotidiano siano dei capolavori", spiega Silvana Annicchiarico, architetto e curatrice della mostra. Eppure tutti noi viviamo fra gli oggetti che hanno fatto la storia del design e, senza farci caso, li usiamo tutti i giorni.


(foto da internet)

Annicchiarico, direttrice del Museo del Design Italiano, ha dato alla manifestazione un’impostazione innovativa:

Faremo vedere gli oggetti di sempre raccontando una storia. Ogni 15 mesi una mostra intorno ad un grande tema, perché attraverso questi oggetti si può capire meglio la storia del nostro Paese. Potevamo scegliere una esposizione anagrafica. O cronologica (il dopoguerra, il boom...). Oppure scegliere gli stili. Abbiamo pensato di intraprendere un’altra strada. Anche perché noi pensiamo che la storia del design in Italia cominci nell’antichità. Basta guardare gli oggetti delle case di Pompei. Tutti avevano forme umane o animali, proteggevano i proprietari e non sono mai stati pensati come semplici utensili di uso quotidiano, come è accaduto invece in Germania o in Danimarca. Per noi fin dall’antichità gli oggetti erano qualcosa di magico. Parlavano di noi. Scelgo l’imbuto di Stefano Giovannoni che è una maschera, un Pinocchio. Da Pompei a oggi la storia del design è punteggiata da burattini, da maschere, da librerie che diventano quinte teatrali. Come se la casa fosse un teatro, nella quale gli oggetti si muovono come nelle fiabe.

mercoledì 13 febbraio 2008

La pizza (doc?)


(foto da internet)

Da Bruxelles sono giunte otto normative per la vera pizza napoletana. Negli ultimi giorni di vita del governo Prodi, Laura La Torre, direttore generale per la qualità dei prodotti alimentari del ministero per le Politiche agricole e forestali, ha consegnato alla Gazzetta ufficiale europea la proposta di riconoscimento del marchio di S.T.G. (specialità tradizionale garantita) della pizza napoletana.
Alla fine del 2008 chi vorrà esporre il marchio S.T.G. per la sua pizza napoletana protetta dovrà rispettare pesi, ingredienti, tempi di cottura, dimensioni.
I comandamenti sono molto rigidi.
Venti minuti per l'impasto, due ore di lievitazione. Realizzazione di panetti per le singole pizze tra i 180 e i 250 grammi, il disco di pasta steso dovrà avere al centro lo spessore non superiore a 0.3 centimetri e al bordo non superiore di 1-2 centimetri formando così il cosiddetto cornicione.
Altre norme: con un cucchiaio si depongono al centro del disco di pasta 80 grammi di pomodori pelati frantumati, con movimento a spirale il pomodoro viene sparso su tutta la superficie centrale.
La cottura si realizzerà solo in forni a legna dove si raggiunge una temperatura di 485 gradi. In quanto all'aspetto finale: cornicione rialzato, colore dorato, morbida al tatto e alla degustazione da un centro con la farcitura dove spicca il rosso del pomodoro cui si è perfettamente amalgamato l'olio.
I divieti: La pizza va consumata immediatamente appena sfornata. L'eventuale asporto verso abitazioni o locali differenti dalla pizzeria determina la perdita del marchio. Come faranno i tifosi che si godono la partita organizzando una pizza con gli amici? Mangeranno una pizza qualsiasi. Niente marchio.
E per finire: la pizza deve avere un diametro di non oltre i 35 cm; calorie: 149,47 per 100 grammi per la Marinara, ad esempio.
A quando la ricetta della pizza alla burocrazia?








martedì 12 febbraio 2008

Un film di Nanni Moretti

(foto da internet)

Nelle sale dall’8 febbraio Caos calmo: il nuovo film di Nanni Moretti, in quest’occasione in panchina dalla regia.
Attore, regista, produttore, direttore di festival, le molte anime di Moretti si ramificano, si sovrappongono, si intersecano. L'effetto-Moretti è sempre lo stesso. La cassiera del botteghino, al cinema torinese, ha impiegato 25 minuti a vendere i 450 biglietti per la première nazionale, in anteprima per il pubblico, a pagamento: un tributo al Torino Film festival.
È probabilmente l'unico regista e autore italiano della sua generazione che può concedersi il lusso di fare i film che vuole, come e quando vuole, investendo sulla credibilità della storia e sulla visibilità degli attori. La sua regia è essenziale, basa tutta la sua bravura su invenzioni di sceneggiatura brillanti che portano i riflettori dei mass media su temi e critiche importanti. È un regista politico, certo, ma anche intimista. La chiave del suo successo è il pubblico. Chi meglio di lui ha saputo spiegare, raccontare, far vivere una paternità, (quando sua moglie mette alla luce Pietro, che il pubblico conosce in anteprima in Aprile -1996) i suoi limiti, i suoi pregi? In fondo, Moretti parla al pubblico come l'amico del bar, quello seduto a tavolino con davanti un bel caffè.
(foto da internet)
Il suo film cult, quello che lo fa entrare definitivamente a contatto con il pubblico e la critica, è Ecce bombo (1978), presentato al Festival di Cannes. Dopo, alla fine degli anni Ottanta, arriva Palombella Rossa, vero e proprio omaggio alla pallanuoto (in realtà pretesto per parlare dell'ennesima crisi d'identità), un successo in Francia.


(foto da internet)

Del 1993, è il suo capolavoro: Caro diario. La pellicola è divisa in tre parti: In vespa, Isole e Medici. Si passa dai sentiti omaggi al cinema e alla città che l'ha cresciuto, Roma, fino alla scoperta di un tumore benigno, senza tralasciare un'ironica critica alla televisione.
Nel 2001 affronta il tema della paternità interrotta e dell'elaborazione di un lutto familiare in La stanza del figlio, con cui vince la Palma d'Oro a Cannes per il miglior film, e il Nastro d'Argento per la categoria miglior regista. Nel 2006 dirige il politicamente schierato Il caimano, sottile atto di denuncia verso Silvio Berlusconi. Il film fa incetta di David di Donatello (Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Produttore).
Ma non è solo la politica anti-berlusconiana la leva sulla quale Moretti fa peso per attirare l’attenzione. Ci sono la crisi della generazione post-sessantottina, la mediocrità della classe dirigente, il masochismo della sinistra (ai posteri la frase: «D'Alema, dì una cosa di sinistra!»), la volgarità della televisione e l'indifferenza cinica della gente.


(foto da internet)

Adesso è la volta della panchina e di fare l’attore. Caos calmo, tratto dal romanzo di Sandro Veronesi, è la storia di un lutto. Il regista Antonello Grimaldi affronta il romanzo con delle varianti, la principale è il luogo dell'azione: non più Milano ma Roma (nonostante un finale con neve fitta). Caos calmo, storia interiore, visione dell'indifferente dolore della gente giovane e ricca, elaborazione di una perdita, è quello che Pietro Paladini ha nel cuore da quando ha perso sua moglie Lara.
Un giorno d'estate Lara muore all'improvviso, ma lui non è con lei, in quel momento è in mare e sta salvando la vita a una sconosciuta. Sua figlia Claudia ha dieci anni e frequenta la quinta elementare. Pietro, per paura di una sua possibile reazione negativa alla morte della madre, decide di accompagnarla a scuola e l’aspetta fino alla fine delle lezioni su una panchina nei giardinetti prospicienti la scuola. Così giorno dopo giorno. E sulla panchina, con la scusa di consolarlo, lo accompagnano i suoi amici o conoscenti. Quasi sempre infastidendolo, gli parlano dei problemi di lavoro o di questioni familiari.
Moretti, ancora una volta, parla al pubblico, fra nevrosi e dolore: crucciato, in equilibrio fra dubbi e tormenti, con una mimica che dice di più, sulle contraddizioni e le ansie, di quanto non dicano le battute di dialogo che gli si ascoltano attorno. Personaggio e film raccontano, con pudore e sensibilità, i temi sommersi o repressi che attraversano una società che sembra aver smarrito il proprio centro.

lunedì 11 febbraio 2008

Firenze, una città cinematografica

(foto da internet)

Durante il suo soggiorno in Italia, Stendhal trascorse un’intera giornata a visitare le chiese, i musei e le gallerie d’arte di Firenze; commosso davanti ad ogni nuova cupola, ad ogni nuovo affresco, ad ogni nuova statua. Improvvisamente, appena varcata la soglia della Basilica della Santa Croce, si sentì stordito, provò un’angoscia fortissima e un senso di vertigine che lo spinsero ad uscire all’aperto. La diagnosi del medico che lo visitò fu "dose eccessiva di bellezza”, malattia che da quel momento si conosce come “Sindrome di Stendhal”, tuttora oggetto di studi psichiatrici.

Lo scrittore aveva scoperto un male che affligge milioni di viaggiatori tutte le volte che arrivano a Firenze: è così bella che stordisce i sensi.

(foto da internet)

Forse per questo numerosi registi hanno scelto questa bellissima città toscana per girare gli esterni dei loro film. In oltre cento anni di cinema, registi, attrici, attori, grosse produzioni o piccole troupe, hanno invaso pacificamente la città, il cui patrimonio artistico e architettonico si è prestato ad accurate ricostruzioni d’epoca, ma anche agli scherzi irriverenti di Philippe Noiret e compagnia in Amici miei, agli spensierati viaggi nel tempo sulle tracce di Leonardo da Vinci (vedi >>) e di Cristoforo Colombo (vedi >>) in Non ci resta che piangere e persino alle storie di paura e di sangue come Voci dal profondo di Lucio Fulci e La sindrome di Stendhal (vedi >>) di Dario Argento. Meta per eccellenza dei turisti di tutto il mondo, non sorprende che il capoluogo toscano compaia nelle location di film che raccontano proprio storie di turisti, italiani e non: dai coatti burini di Viaggio di Nozze (vedi >>) di Verdone ai sofisticati ospiti della Camera con vista di James Ivory.

(foto da internet)

Firenze al cinema è anche teatro di cospirazioni e conflitti. Da
I Condottieri di Louis Trenker, biografia del condottiero medioevale Giovanni de’ Medici, condizionata da una spiccata estetica mussoliniana che provoca una clamorosa svista storica in quanto mostra numerose statue rinascimentali in Piazza della Signoria che nel medioevo non potevano esistere, a Cena delle beffe di Alessandro Blasetti, unanimemente ricordato per il primo seno nudo della storia del cinema italiano mostrato da Clara Calamai e per la famosa battuta di Amedeo Nazzari: “Chi non beve con me, peste lo colga!”.

E voi, che ne pensate? Siete mai stati a Firenze? Se la risposta è no, vi piacerebbe visitarla? Se la risposta è un altro no, quale città italiana vorreste visitare?

domenica 10 febbraio 2008

In principio era il Trio


(foto da internet)

Si riunisce, di nuovo, il trio composto da Massimo Lopez, Anna Marchesini e Tullio Solenghi. L’ultima volta che i tre attori comici hanno recitato insieme in televisione data già del 1990, con la famosa parodia dei Promessi sposi (vedi>>). In teatro, invece, il sodalizio durò fino al 1993, con la trionfale tournée di In principio era il Trio (vedi>>). Poi i tre attori si lasciarono e intrapresero percorsi artistici diversi. Il ritorno in tv avrà luogo a marzo con tre serate speciali, l’8, il 15 e il 22 su Raiuno.

Si festaggiano quest'anno le nozze d’argento della formazione del trio. I tre noti attori si riuniranno attorno a questa occasione speciale. E’, però, una parentesi. Non ci sarà - ci tengono a sottolinearlo- una compagnia stabile Marchesini-Solenghi-Lopez dal mese di marzo.
L’idea delle serate è nata sulla scia del successo ottenuto dei loro video su Youtube.
Marchesini, Lopez e Solenghi faranno ruotare il loro show intorno ai reperti archeologici dell’archivio RAI: i tre mattatori, commentando il materiale di allora, ripercorreranno la loro carriera e i loro successi.
Una magnifica occasione per conoscere il trio più dissacrante degli anni ’80 in Italia!
Vi proponiamo alcuni sketch:

La befana










La pubblicità





sabato 9 febbraio 2008

Yes we can

(foto da internet)
Si va a votare in aprile. “Lo spiraglio” si è chiuso. Non ci sarà nessun governo funzionale per portar avanti la riforma della legge elettorale. Marini, incaricato dal presidente della Repubblica Napolitano, non ha avuto i consensi necessari per un governo ad interim.
Si avvisa Walter Veltroni. Comincia così, in un pomeriggio a Firenze, la campagna elettorale dell’ormai quasi ex-sindaco di Roma. Lui commenta: «Peccato, una grande occasione persa. Se ne assumeranno la responsabilità. La nostra delegazione è stata ricevuta da Marini come ventisettesima. Non esiste al mondo. Un governo fatto da 14 partiti non è quello che vogliono gli italiani. Si doveva e si poteva cambiare la legge. Ci ho sperato fino all'ultimo. Sarebbe stato meglio per tutti».
Dovrà dimettersi da sindaco, e dovrà provare a vincere con questa legge elettorale. «Io dico che ce la possiamo fare benissimo: da soli contro la coalizione di centrodestra, certo. Ce la possiamo fare».

(foto da internet)
Non resta che sperare, e, nel frattempo guardare Obama. «Yes we can»: il segretario nazionale del PD fa suo lo slogan di Barack Obama nella corsa alle primarie del Partito democratico americano. E risponde così a chi gli chiede se pensa di poter vincere da solo: «Sono convinto che in questo momento, per come sta il Paese, un’offerta nuova può incontrare il desiderio degli italiani che sono stufi di questa situazione, che per questioni oggettive e difetti soggettivi, produce confusione e litigiosità. Una proposta innovativa, la nostra, per porre fine al bipolarismo forzato».


(foto da internet)

«Noi facciamo una scelta coraggiosa -prosegue Veltroni- e ci piacerebbe che la facessero anche altri» perché «l’Italia ha diritto ad avere qualcosa di nuovo, a conoscere una stagione nuova e questa sará la sfida dei prossimi 65 giorni, una sfida per voltare pagina, per uscire da un bipolarismo rissoso e coatto». Dunque, il Pd andrá solo e questa sará «la novità» di questa campagna elettorale a fronte di un centrodestra formato da più partiti e che, proprio per questo, non potrá dare agli italiani «il cambiamento che chiedono».


(foto da internet)

Il paragone con Obama è costante: «Tre mesi fa era un quarantenne nero sconosciuto, nessuno ci avrebbe scommesso e ora invece guarda dov'è!». Veltroni, guardando sempre all’America, prende come termine di paragone la finalissima del football americano: spera di fare come i Giants, che negli ultimi trenta secondi hanno vinto il Super Bowl contro la squadra favorita.
Il sogno continua: «Certo che possiamo vincere. Del resto non sono mai andate secondo i pronostici ultimamente le elezioni, no?»

venerdì 8 febbraio 2008

Metafisica, architettura e... webquest

(foto da internet)

"Io ho mostrato per primo la metafisica delle piazze e delle città d'Italia" affermava Giorgio De Chirico, ravvisando "nella costruzione delle città, nella forma architettonica delle case, delle piazze, dei giardini e dei paesaggi, dei porti, delle stazioni ferroviarie le prime fondamenta di una grande metafisica".

E' lo stesso pittore a raccontare lo sguardo su una piazza come elemento di ispirazione per la propria arte: "In un limpido pomeriggio autunnale ero seduto su una panca al centro di Piazza Santa Croce a Firenze. Naturalmente non era la prima volta che vedevo quella piazza. Ero appena uscito da una lunga e dolorosa malattia intestinale ed ero quasi in uno stato di morbida sensibilità... Allora ebbi la strana impressione di guardare quelle cose per la prima volta, e la composizione del dipinto si rivelò all'occhio della mia mente. Nondimeno il momento è un enigma per me in quanto esso è inesplicabile".

(foto da internet)

A quella piazza semplicissima - una sequela di case, una chiesa e un monumento al centro - ne seguiranno altre, ancora più semplici e per questo ancora più consone alla sua ricerca. Saranno le forme urbane torinesi e ferraresi, con piazze regolari circondate da portici dal ritmo monotono e ipnotico, e le torri e le ciminiere vertiginose e incombenti, a saldare definitivamente il legame tra l'artista e lo spazio urbano. E sulla tela quelle forme semplici diventeranno irreali scenografie abitate da ombre inquietanti, dove i pochi passanti si trasformano in statue e manichini.

In che misura l'architettura abbia pesato sull'opera di De Chirico e quanto invece il pittore abbia influenzato l' architettura del XX secolo è il tema indagato da un'ampia retrospettiva - oltre 240 pezzi, tra dipinti, fotografie, disegni e bozzetti - allestita all'Institut Valencià d'Art Modern.

Gli alunni della EOI di Sagunt avranno l'occasione di constatare di persona la genialità di De Chirico: questo pomeriggio alle 18:00 li attende una visita guidata (in italiano) della mostra. Ed in occasione di questa visita il dipartimento di italiano ha voluto allestire un webquest. Le prime tre persone che risponderanno correttamente alle domande avranno un premio sorpresa!

Mi raccomando, rispondete numerosi!

(fonte www.italica.rai.it)

giovedì 7 febbraio 2008

A fügassa (la focaccia)



(foto da internet)

Cibo di strada, da carrugi, ma non solo. A fügassa è una specialità ligure che si è diffusa un po' in tutta Italia. Il termine fügassa significa "cotta sul focolare". Abbiamo testimonianze precise dell'uso della focaccia genovese già dal 1500: essa veniva utilizzata in chiesa negli sposalizi e al momento della benedizione.
I genovesi doc la mangiano a colazione con il caffellatte e, più tardi, come spuntino con un buon bicchiere di vino bianco (o gianchetto).
A Genova si mangia (attenzione!) rovesciata, dato che in questo modo la parte salata superiore entra in contatto diretto con le papille gustative, subito dopo se ne assapora l'olio e per ultimo la pasta.
Ecco la ricetta della focaccia genovese.

Ingredienti:

farina bianca di grano tenero tipo 00 (500 g)
lievito di birra fresco (25 g)
acqua pura (350 ml)
sale fino (5 g) e sale grosso (10 g)
olio d'oliva extravergine (100 g)

Per preparare la focaccia dovrete sciogliere il lievito di birra in una ciotola con 100 ml di acqua tiepida (da sottrarre ai 350 ml totali). Versate la farina setacciata in un recipiente, aggiungete i restanti 250 ml d’acqua, il sale e il lievito sciolto in acqua.
Impastate il tutto per almeno 15-20 minuti. L'impasto della focaccia dovrà risultare morbido ed elastico, molto più soffice rispetto a quello della pasta del pane o della pizza.
Mettete il composto in un contenitore, coperto da un canovaccio ad una temperatura di circa 24° C e lasciatelo lievitare per almeno due ore.
Ungete una teglia e fate una emulsione con l'olio e una pari quantità di acqua.
Stendete la pasta della focaccia nella teglia, senza fare i bordi alti e spennellate la superficie con l’emulsione di acqua e olio; con le dita toccate la superficie della focaccia, praticando, con la loro pressione, i caratteristici buchetti. Lasciate riposare la focaccia per almeno un'ora. Spargete qualche grano di sale medio/grosso sulla superficie e mettete la focaccia nel forno alla massima temperatura possibile (250 ºC).
Cuocete per circa 10/15 minuti.

Altre varianti della focaccia ligure sono la focaccia di Recco, la piscialandrea e la sardenaira.


(foto da internet)

La focaccia di Recco, in dialetto a fügassa co formaggio, si compone di due strati di pasta farciti col formaggio stracchino.
La cosiddetta Piscialandrea o Pizzalandrea, è la focaccia tipica di Imperia e dintorni. Viene insaporita con cipolle, acciughe, aglio, pomodoro e olive. Il termine deriva dal nome dell'ammiraglio Andrea Doria, un famoso statista genovese ritenutone erroneamente l'inventore. Il pomodoro presente in questo tipo di focaccia non era ancora presente in Liguria nel XVI secolo!
Per finire la sardenaira è la focaccia tipica di Sanremo, la città in cui si tiene il celeberrimo festival canoro. Si fa con il celebre machetto che rimanda alla vicina pissaladière nizzarda.

Allora, per assaporarla nel suo giusto ambiente, vi invitiamo ad ascoltare Crêuza de mä, una bellissima canzone in dialetto genovese (leggi il testo>>) di Fabrizio De André che richiama alla memoria i carrugi che si trovano attorno al Sottoripa a Genova.








Buon ascolto e buon appetito!

mercoledì 6 febbraio 2008

I 50 anni di Volare

(foto da internet)
In Italia, il mese di febbraio non è solo il mese del carnevale, è anche il mese della musica, visto che nel mese più corto dell’anno si è sempre celebrata la kermesse sonora che ha lanciato le voci più importanti del panorama musicale italiano, il Festival di Sanremo.
Quest’anno il festival renderà omaggio alla canzone italiana più famosa di tutti i tempi. Nel blu dipinto di blu..., o meglio Volare, compie 50 anni. Domenico Modugno la cantò cinquant’anni orsono proprio sul palcoscenico del festival di Sanremo.
"Volare, oh oh": quando Domenico Modugno spalancò le braccia, il suo librarsi in volo rivelò i tempi che stavano cambiando sotto gli occhi di tutti. Aveva già trent’anni e di canzoni ne aveva scritte già molte, soprattutto Vecchio frac, l'altro capolavoro, ma il suo successo era relativo. È fuori discussione che nella leggenda ci entrò grazie a Volare. Diceva «la canzone si interpreta»: voleva il gesto, e così inventò quelle braccia alzate.
Volò Modugno, dagli anni Cinquanta –cioé gli anni della paura, della rassegnazione, della povertà, dell'angoscia del dopoguerra- si affacciò prepotente sul decennio successivo. Dice il compositore Ennio Morricone: «Volare mi sembrò un capolavoro che rompeva inaspettato gli schemi più logori della canzone italiana: una composizione destinata a rimanere, un momento innovativo della nostra musica popolare. Non aveva nulla di già ascoltato. La sua originalità e l’apparente semplicità rimarrà per sempre una pietra miliare nella nostra canzone».
(foto da internet)
Ma Nel Blu dipinto di blu è qualcosa di più di un simbolo: sigilla un’epoca e sembra il manifesto canoro di una prima integrazione italiana, una specie di unione fra il Sud e il Nord, poco prima che la penisola conoscesse la grande migrazione che avrebbe cambiato il paesaggio urbano e umano delle città industriali. Con quel meridionale, figlio della Puglia, sembrava davvero che non avesse vinto soltanto una canzone, e che non ci fosse di mezzo soltanto una festa popolare come il Festival di Sanremo.

(foto da internet)
In quel clima euforico si assistette allo spettacolo di Domenico Modugno che con il suo smoking bianco spalancava le braccia nel ritornello di quella canzone culturalmente sovversiva. Non c’era solo la platea di Sanremo; bastava guardarsi in giro: stavano asfaltando le strade provinciali, le utilitarie della Fiat cominciavano a circolare. Sembrava davvero che tutto il Paese avesse deciso di mettersi in volo. E il nuovo totem domestico, la televisione, la cui luce azzurrina, nelle ore notturne, traspariva dalle persiane, ebbe un ruolo potentissimo nel propagare la trasformazione degli stili di vita. E allora Modugno equivalse a un’esplosione improvvisa che innescava tutti i fattori e i fenomeni della grande trasformazione.
Buon cinquantesimo compleanno!
P.S.: Lunedì, 25 febbraio, nella sala stampa del Teatro Ariston, in occasione del 58° Festival di Sanremo, verrà persino presentato un francobollo celebrativo della mitica canzone.

martedì 5 febbraio 2008

Si può vivere con 1000€ al mese?

(foto da internet)

Che gli operai facciano fatica a sbarcare il lunario, non è certo una novità. Piuttosto strano invece è che i datori di lavoro se ne accorgano. Ma fortunatamente non sempre è così!

Enzo Rossi, titolare del pastificio di Ascoli Piceno "La Campofilone" ha cercato di mettersi nella pelle dei suoi operai e di vivere con uno stipendio di 1000€: non è arrivato a fine mese ed ha deciso di aumentare di 200 euro la busta paga dei suoi dipendenti.

L’imprenditore marchigiano spiega come sono andate le cose:

Io mi sono assegnato 1.000 euro, e altri 1.000 sono arrivati da mia moglie, che lavora in azienda con me. Duemila euro per un mese, tante famiglie vivono con molto meno. Abbiamo fatto i conti di quanto doveva essere messo da parte per la rata del mutuo, l'assicurazione auto, le bollette... Con il resto, abbiamo affrontato le spese quotidiane. Il risultato è ormai noto: dopo 20 giorni non avevamo un soldo. Mi sono vergognato, anche se ero stato attento a ogni spesa. Sa cosa vuol dire questo? Che in un anno intero io sarei rimasto senza soldi per 120 giorni, e questa non è solo povertà, è disperazione.


(foto da internet)

Un esempio da imitare, ma che nessuno ha seguito. Eppure persino Luciana Littizzetto, allergica ad ogni tipo di sponsorizzazione, a Che tempo fa ha invitato esplicitamente ad acquistare la pasta della Campofilone.


(foto da internet)

Comunque il gesto di Rossi, oltre a migliorare la qualità della vita dei suoi dipendenti, gli ha consentito di guadagnare credibilità agli occhi dei consumatori. Un esempio che dovrebbe stimolare altri imprenditori a riflettere sugli stipendi da fame di tanti operai. Soprattutto perché per la Generazione 1000€, per i milleuristi, per i nuovi poveri, l’unica possibilità è quella di una vita da cani, proprio come quella dei protagonisti del film di Dino Risi I mostri.

lunedì 4 febbraio 2008

Compleanno a Carnevale








Cari chiodini vicini e lontani, in pieno Carnevale il nostro blog compie due anni! Eccoci qui, dopo 730 giorni di attività, 707 post pubblicati, a condividere i festeggiamenti con i nostri lettori. Grazie al vostro interesse, abbiamo cercato di migliorare costantemente il nostro sito e abbiamo cercato di contribuire alla rete di blog dedicati all'italiano L2.


Abbiamo fatto un piccolo bilancio di questi due anni e ci siamo accorti che, in questo breve periodo, sono successe molte cose attorno al nostro blog; ne ricordiamo una fra tutte: il gemellaggio con i chiodini piccini piccini della scuola elementare Santa Anna di Quartell!
Per il compleanno abbiamo ricevuto un bellissimo regalo: ce l'ha fatto un nostro affezionato lettore. BertoBB (al secolo Alberto), il quale, dalla sua Galizia natale, ha allestito un blog in italiano intitolato Il mondo dei chiodini, ovvero un blog avviato da un allievo chiodino galiziano per tutti i chiodini piccini e no. Grazie di cuore Alberto!

Per celebrare il compleanno del Chiodo (va quasi alla scuola materna!) e senza dimenticare il Carnevale, vi proponiamo:

a) per i chiodini piccini piccini una selezione di link sul carnevale, tratti dal blog di Maestro Alberto:

b) per i chiodini un po' piú grandi, invece:

  • una presentazione semiseria delle maschere italiane
  • la ricetta delle chiacchiere
  • le fotografie che abbiamo scattato durante la festa di carnevale di mercoledì 30 gennaio














Buon compleanno!

domenica 3 febbraio 2008

Il Carnevale Ambrosiano

(foto da internet)

Sapete che a Milano il Carnevale dura fino al sabato invece di fermarsi al martedì?
I milanesi fanno solo una piccola pausa il mercoledì delle ceneri, per poi ricominciare e darsi alla pazza gioia per tutto il fine settimana...
Sembra che quest’abitudine cominciò quando Sant'Ambrogio era il vescovo di Milano. La spiegazione dei milanesi era che siccome Gesù aveva fatto solo 40 giorni nel deserto, la quaresima doveva avere quasi la stessa durata, cioé 6 settimane: da domenica a domenica. Se, quindi, il digiuno cominciava con la prima domenica di quaresima, bisognava far festa fino al sabato prima.




Quest’anno, protagonista indiscusso del carnevale ambrosiano di Milano sarà il genio di Leonardo da Vinci, con le sue invenzioni visionarie e pirotecniche. Il fascino delle macchine leonardesche, le curiose e insolite forme del bestiario fantastico oltre alla passione per il volo umano che tanto ispirò il genio di Leonardo, costituiranno il trait d’union dei numerosi appuntamenti e spettacoli che si alterneranno nel corso delle manifestazioni pensate per il Carnevale, che anche quest’anno è ideato e realizzato dall’Assessorato al Turismo Marketing Territoriale e Identità. «Il tema di Leonardo, che segue quello del futurismo che ispirò la passata edizione, consente alla città di coniugare il divertimento tipico del Carnevale con momenti di conoscenza di periodi importanti della storia di Milano e dei personaggi che l’hanno resa grande», commenta l’assessore Massimiliano Orsatti.

(foto da internet)

Da giovedì 7 a sabato 9 febbraio la città tornerà come d'incanto ai tempi del duca Ludovico il Moro, che nel 1490 inaugurò la tradizione del grande corteo in maschera. E la grande sfilata conclusiva di sabato pomeriggio sarà l'occasione per celebrare il folklore ambrosiano, con le maschere di Meneghino e Cecca, e per esaltare il genio di Leonardo.

sabato 2 febbraio 2008

PALE


(foto da internet)

No, non è il plurale di pala. Sta per Programa d'Aprenentage de Llengües Estrangeres. E' un'interessante iniziativa promossa dal Ministero de Educación che ha come scopo la formazione linguistica degli insegnanti. Il programma prevede la formazione in inglese, francese e italiano ed è articolato in tre fasi:

a) fase full immersion di formazione linguistica;
b) un periodo di due settimane di soggiorno nel paese prescelto;
c) una fase finale di elaborazione delle unità didattiche di ciascun docente partecipante al progetto.

L'Assessoria Lingüística del Cefire di Sagunt ha organizzato l'unico corso PALE d'italiano di tutta la nostra regione. La nostra collega Mila López si occuperà della prima fase formativa del corso.

Esprimiamo da queste pagine la nostra più viva soddisfazione per il riconoscimento del lavoro svolto dalla nostra scuola e per la presenza dell'italiano nel sopraccitato programma.

Siamo sicuri che i colleghi partecipanti, alla fine del percorso formativo, sapranno esprimersi molto meglio di questi comici:


a) italiano

cliccate qui>>

b) francese




c) inglese






Auguriamo a tutti gli assistenti buon lavoro!

venerdì 1 febbraio 2008

Una vigilessa un po' particolare

(foto da internet)
Dove porta l’esasperazione!
I residenti di via Capitanio, a Spinea, un piccolo paese in provincia di Venezia, esasperati dal traffico e dagli automobilisti che hanno la sindrome di Schumacher, cioè falsi piloti che premono sull’acceleratore senza preoccuparsi del limite di velocità di 30 km all’ora, le hanno provate tutte, persino a mettere, sul ciglio della strada, un cartello che gentilmente chiede di rallentare («Per favore rallentare. Grazie.»), ma tutti i tentativi sono stati vani, e non sono serviti a niente.
«Abbiamo fatto petizioni e chiamato i vigili, che qualche volta vengono, ma poi gli automobilisti ricominciano a correre», raccontano gli abitanti sulle pagine della Nuova Venezia. Però la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la morte di Fiocco, un gatto di pochi mesi, schiacciato da un’auto lanciata a tutta velocità.
Allora qualcuno ha suggerito di ricorrere a un finto autovelox, ma l’artigiano incaricato di realizzarlo ha preso un altro tipo di decisione: ha preferito creare una sexy-vigilessa. È bionda, indossa una vertiginosa minigonna, è di legno... ma funziona: è la sexy-vigilessa, in divisa non proprio d’ordinanza, che con la paletta spianata aspetta al varco le auto che sfrecciano lungo la via.
Chissà una scelta un po’ banale, che ricalca i luoghi comuni dell’automobilista italiano che fischia le donne in minigonna, o addirittura, si ferma sulle strade provinciali per vedere se c’è qualche fanciulla disposta a “offrire i suoi servigi”.
Fatto sta che la vigilessa funziona e gli abitanti, finalmente più tranquilli, dicono: «Le auto, forse per spavento, forse per curiosità, rallentano e guardano».