domenica 20 gennaio 2008

La televisione tra noia e noir

(foto da internet)

Gli italiani sono sempre più annoiati della politica: destra, sinistra o centro, le cose non cambiano e il pessimismo cresce e cresce. Di una politica così cangiante e, in molti casi, inetta, davvero non se ne può più! Tanto è così che anche i Telegiornali stanno facendo, con sempre maggior frequenza, una scelta editoriale ben precisa: privilegiare la cronaca nera, raccontando l'Italia della provincia, quel pezzetto d’Italia quasi completamente espulsa dall'immaginario mediatico collettivo.
Allora, via alle interviste per strada, per capire gli umori dal basso. Si sa cosa succede a Udine o a Barletta? No: tutto si concentra sull'asse Roma - Milano, e se si parla di organizzazioni criminali si fa una puntatina su Napoli (purtroppo sempre più sulla scena per i problemi dei rifiuti) o su Palermo. Roma e Milano, ovviamente, sono metropoli importanti, ma che certo non rappresentano tutta l'Italia.
Se c’è il noir, la provincia esce dall'anonimato e diventa protagonista. Ma, alla fin fine, sono comunque cifre negative che indicano un malessere sociale. In altre parole: gli episodi di cronaca fungono da testimonial di un malessere sociale che pure esiste, ma che, certo, il taglio dato a un evento potenzia e amplifica, com'è successo con il caso Cogne.
(foto da internet)
Il Tg1 resta saldamente leader, ma il Tg5, da quando ha dato priorità alla cronaca nera, ha notato gli effetti sull'audience.
Nonostante la contro-programmazione dei quiz, gode di buona salute anche Studio Aperto, su Italia1. E, questo, senza aver rinunciato alla «politica non politicata» applicata al carovita o alle difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, e garantendo quel target giovane che caratterizza la rete.
Non è un caso che il taglio a tutta cronaca sembri contagiare anche il Tg2, un telegiornale con un format basato sull’informazione e coadiuvato da rubriche consolidate, quali Costume & Società e Medicina 33. Infine, il Tg3 che, sebbene continui con la scelta di privilegiare i temi «difficili», dai diritti negati alla sicurezza sul lavoro, si assicura una certa audience.
(foto da internet)
Anche i talk show hanno acceso i fari sul noir, e privilegiano, ormai, la cronaca rispetto alla politica, com’è il caso di Porta a Porta su Raiuno, che, però, deve vedersela con un agguerrito Matrix, su Canale 5.
Chi invece non cerca vie di fuga nella «nera», cavalca con successo l'antipolitica. È il caso di Michele Santoro, che è riuscito con AnnoZero a dar voce a una sinistra arrabbiata, poco istituzionale, ma che pesa sull’Auditel. E anche Ballarò, su Raitre, nato come contenitore riformista, ha propeso per la causa del trend anti-casta.
(foto da internet)
Da una parte c’è Mediaset che descrive l'Italia come un paese «incazzato» e catalizza in chiave antigovernativa un malcontento diffuso, dall’altra c’è la Rai che preferisce la via dell'antipolitica perché garantisce ascolti, e anche immagine.
E allora dov’ è l'Italia positiva di cui parla Prodi? Infatti, quello che i TG non raccontano mai è l'Italia normale, quella che lavora e, perché no, in alcuni casi, funziona pure, ovvero quella maggioranza silenziosa e laboriosa che ha consentito il boom dell'export del made in Italy. Un record di cui Prodi si bea, ma che, in TV, ormai, non trova spazio.

sabato 19 gennaio 2008

L'arte delle donne

Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni


Ci fu un tempo in cui l’arte era ad esclusivo appannaggio maschile. Un pregiudizio persistente ha impedito alle donne di esprimersi attraverso l’arte, fino al punto di considerare che il principale merito che avevano le donne artiste fino all’età delle avanguardie del Novecento fosse quello di essere mogli, amanti o figlie di pittori maschi. Solo nell’ultimo secolo, e con grande fatica, la donna ha potuto finalmente affermare senza censure la sua creatività anche nelle arti figurative: i risultati sono evidenti, ormai non c’è più nessuna barriera “sessuale” che possa dividere dipinti, sculture, architetture, fotografie o film.


Sofonisba Anguissola, Partita a scacchi

Nell’Anno Europeo delle Pari Opportunità, l'esposizione L'arte delle donne (dal Rinascimento al Surrealismo) dedica una mostra a cinque secoli di arte al femminile attraverso l'opera di artiste italiane e straniere: da Sofonisba Anguissola a Camille Claudel, da Lavinia Fontana a Frida Kalho, da Marietta Robusti Tintoretto a Tamara de Lempicka, da Artemisia Gentileschi a Elisabetta Sirani, ad altre ancora.

Un percorso espositivo che si snoda cronologicamente dalla metà del Cinquecento fino agli anni Settanta del Novecento. Una “breve ma veridica storia della pittura” e della scultura fatta da artiste donne. Una mostra che ci spiega che l’arte non ha sesso e che, seppur con oggettive difficoltà ed ostacoli, un centinaio di artiste donne siano riuscite da sole sia a lottare contro i pregiudizi e ad esprimersi artisticamente contro tutto e contro tutti.

In mostra 110 artiste tutte erudite, alcune delle quali raggiunsero una fama forse superiore a quella degli uomini a loro contemporanei, per un totale di 260 opere provenienti da musei e collezioni di 14 paesi, europei ed extraeuropei, quali il Museo Nacional del Prado e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, il Centre National d’Art et de Culture Georges Pompidou di Parigi, il National Museum of Women in the Arts di Washington, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli.


venerdì 18 gennaio 2008

Le gemelle Kessler



(foto da internet)


Poco prima di Natale, un nostro caro lettore ci ha chiesto di scrivere un post sulle gemelle Kessler. Lo accontentiamo, con un po' di ritardo. Parliamo, ovviamente, di Alice ed Ellen Kessler, una nota coppia di ballerine e cantanti tedesche molto popolari negli anni '50 e '60.

Le Kessler vennero scoperte e lanciate in Italia da Guido Sacerdote e Antonello Falqui, i pionieri del cosiddetto varietà televisivo.

L'intelligenza, la bravura e la bellezza delle gemelle Kessler fecero il resto. Alice e Ellen calcarono le scene del varietà televisivo italiano in maniera ininterrotta sino al 1969.

Le ricordiamo con affetto con una famosissima canzone (e balletto) cult: Dadaumpa (le coreografie erano dell'intimenticabile Don Lurio. Il video è della trasmissione Studio Uno, 1961). Provate a cantarla!



Nota: molto prima dell'ombelico scoperto della Carrà e del Tucatuca televisivo (in coppia con il grande Alberto Sordi), le gemelle Kessler scossero l'eros degli italiani. I dirigenti della televisione italiana di allora contrattaccarono: sconvolti dalle gambe mozzafiato delle due ballerine, le costrinsero ad usare, in alcuni balletti, delle calze nere e pesanti!!







Ecco il testo:


Oui mais oui

siamo ritornate in Italie

e felici d'esser qui

vi diciam à vous merci

canticchiando dadaumpa

dadaumpaDadaumpa

c'est comme chose

che va la vie en rose

una danza molto chic

che portiam dall'Amerique

e si chiama dadaumpa

dadaumpa Dadaumpa

ogni stella grande

come il Sole ci sembrerà

ogni luce accesa nel buio

sembrerà la Luna

che splende sul mar

dadaumpa Dadaumpa

le anime gemelle cercavam

e se le trovammo un dì

e se adesso sono qui

ringraziamo dadaumpa

i gemelli, i gemelli, i gemelli Blackbells

Hello boys

traversammo tutto l'Illinois

valicammo il Tennessee

per venire fino a qui

a portarvi il dadaumpa

dadaumpa, dadaumpa

giovedì 17 gennaio 2008

Storie di musica

(foto da internet)
Chi lo avrebbe mai detto che l’idolo delle discoteche e dei paninari, solo qualche anno più tardi, avrebbe conquistato con le sue canzoni l’Italia più impegnata, e dalle canzonette sarebbe passato alle canzoni d’autore?
Si tratta di Lorenzo Cherubini alias Jovanotti, uno pseudonimo che profuma di quell’Italia americanizzata, tipica della seconda metà degli anni ottanta.
Jovanotti faceva il disk-jockey in discoteca e in queste vesti conobbe Claudio Cecchetto. Al produttore, nonché scopritore di talent-scout, non sfuggirono le potenzialità comunicative del ragazzo. Il Jovanotti di allora era carino, simpatico, dalla faccia pulita e piaceva a tutti, perché non era un “rockettaro”, non la buttava in politica, non si drogava e parlava una lingua vicina a un certo mondo giovanile, solo con qualche piccola “trasgressione”.

(foto da internet)
Il suo personaggio prende piede grazie alla televisione, alla radio, alle tante interviste sui giornaletti musicali dei ragazzi, alle tante serate in discoteca. Sono gli anni del secondo boom della musica dance, una musica semplice, fatta per ballare, a uso e consumo di una popolazione giovanile che non sembra aver tanta voglia di pensare, a cui piace fare la bella vita e far bella mostra di sé. Lorenzo ne è l'emblema, con quello stile paninaro griffato: berrettini firmati, magliette e gadget di ogni tipo, insomma un vero bombardamento che impone all’attenzione generale questo personaggio le cui dubbie doti canore hanno un ruolo di secondo piano rispetto alla spettacolarità della sua immagine.
Gimme Five è prima nella classifica dei singoli del 1988. Il successo è incontenibile. Nel 1989 sbarca a Sanremo con No Vasco, io non ci casco: il mitico Vasco Rossi viene visto come simbolo musicale negativo per la gioventù. La canzone è un successo, ma molti, e soprattutto una parte del pubblico giovanile, cominciano a riflettere sul fenomeno Jovanotti e a prenderne in considerazione gli aspetti meno frivoli e più ideologici, puritani e reazionari.

(foto da internet)
Allora, Jovanotti, stufo di essere preso in giro da una buona parte della gioventù italiana, nonostante fosse un Ragazzo fortunato, decide di cambiare strada e far da sé, seguendo l’istinto, senza consiglieri, image-makers o padri putativi.
I risultati non tardano a venire e sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti: Lorenzo-Jovanotti, soggetto di una metamorfosi sorprendente, diventa uno dei punti di riferimento obbligati della nuova musica del Belpaese, col suo originale rap spesso impegnato (Penso positivo), con le sue contaminazioni transetniche (L’ombelico del mondo), con le sue tenere “zoomate” sulla quotidianità giovanile del suo tempo (Serenata rap) in cui parla d’amore in modo diretto e non retorico, con il suo impegno altrettanto diretto nel campo del sociale, diventa di nuovo un'immagine da seguire.
Le canzoni cantate da Jovanotti, con la sua solita voce un po’ trascinata e stonacchiata, non servono più soltanto a far ballare le persone; si fanno ascoltare e fanno pensare positivo.
Domani, 18 gennaio, esce il suo ultimo album, Safari che già si trova al numero uno della classifica degli album più venduti su iTunes. Questo nuovo progetto musicale che è stato anticipato dal singolo Fango, uscito il 7 Dicembre, è stato definito dal cantante «l'avventura più bella di vent'anni di carriera», ed è dedicato al fratello Umberto, scomparso lo scorso 22 ottobre in un incidente aereo con un ultraleggero.
Di Safari, il cantautore si dice «contentissimo». Anche se il titolo rimanda al concetto di viaggio, il nuovo disco di Jovanotti è scevro di suoni etnici; si presenta piuttosto «come un fumetto, un affresco per immagini», tanto che la pubblicazione è accompagnata da un diario di lavorazione scritto e illustrato dallo stesso artista.

mercoledì 16 gennaio 2008

"Mi piace viaggiare nel senso di trovarmi altrove"

(foto da internet)

Mi piace viaggiare nel senso di trovarmi altrove. Viaggiare non sempre è piacevole, si va incontro all'ignoto e questo è sgradevole ma stimolante. Inoltre il viaggio, specie in Africa dove mi sono recato spesso negli ultimi anni ci pone dei problemi che bisogna risolvere in fretta senza esitazioni: viaggiare dunque vuol dire agire. Infine, almeno per me, il viaggio è "depaysement" cioè sentirmi straniero, altro, diverso. Quando ritorno da un viaggio è come se avessi un nuovo sguardo per le mie abitudini e soprattutto per il mio lavoro.
Alberto Moravia

Un secolo fa nasceva Alberto Moravia, la Bompiani, casa editrice dello scrittore, lo ricorda con la pubblicazione di un inedito. Il romanzo è stato ritrovato nella cantina della sua residenza romana dell’autore, donata dalle sue eredi al comune romano, affinché ne faccia una casa museo (guarda le foto). L’opera inedita, I due amici, racconta lo sforzo di Sergio, giovane giornalista comunista, in cerca di lavoro stabile da poco iscritto al Pci, che prova a convertire al comunismo il suo amico Maurizio, uno snob ricco e cinico. Centrale nel racconto lo scontro-incontro ideologico tra i due amici. L’opera è una riflessione sul comunismo che ha scatenato un acceso dibattito politico e letterario.

(foto da internet)

Ancora la Bompiani ripubblica i suoi capolavori anche in versione audio. Tra i romanzi da ascoltare troviamo Gli indifferenti, con la voce di Toni Servillo e la musica di Flavio Vacchi e Cinque racconti romani, con un’introduzione di Marco Lodoli.

(foto da internet)

Un omaggio del tutto personale è quello di Dacia Maraini. Non poteva che essere lei, la compagna di vent’anni di vita, la fotografa ideale per ricordarlo nel centenario della sua nascita. Negli spazi della Ex Gil a Trastevere l’omaggio personale della scrittrice, la mostra "Moravia. Dal mondo intero. Fotografie di Dacia Maraini".


Dal Mali a Cuba, dagli States al Giappone, quasi cento scatti, in gran parte inediti, di Moravia e Maraini in viaggio, realizzati tra gli anni Sessanta e Ottanta. Rare le immagini in cui compaiono entrambi, come sempre accade a chi si sposta in coppia, ma la presenza di Moravia è sempre percepibile.
Le immagini della mostra ritraggono lo scrittore in compagnia di altri personaggi di rilievo della cultura italiana. La foto che illustra questo post lo ritrae in un villaggio a Mali, in compagnia del suo carissimo amico Pier Paolo Pasolini. Ascoltate la sentita orazione funebre che lo scrittore dedica all'amico poeta scomparso.


martedì 15 gennaio 2008

L'anno della patata



(foto da internet)

Il 2008 sarà l'anno della patata. L'idea, lanciata dall'Onu, è venuta al Perù (che ne produce centinaia di specie diverse). L'agenzia Onu che si occupa di cibo e alimentazione ha deciso di puntare sulla diffusione del tubero in tutto il mondo. Nel 2008, infatti, ci si propone di approfondire la comprensione del ruolo della patata nell'agricoltura mondiale, nell'economia e nella sicurezza alimentare globale e di promuovere la ricerca e lo sviluppo di sistemi agricoli basati sulla patata. La patata, quindi, in virtù delle sue caratteristiche, rappresenta una risorsa da sfruttare nella lotta alla fame nel mondo.

La patata, com'è noto, è un tubero commestibile. In Italia si distinguono quattro tipi fondamentali di patate:
  • Patate a pasta gialla, dalla polpa compatta. Sono impiegate per le patatine fritte industriali e casalinghe, ma sono adatte anche per le insalate e le cotture in forno.
  • Patate a pasta bianca, dalla polpa farinosa che si spappola durante la cottura. Sono adatte ad essere schiacciate, per esempio nel purè, nelle crocchette o negli gnocchi.
  • Patate novelle, caratteristiche per la buccia sottile, vengono raccolte quando la loro maturazione non è completa.
  • Patate a buccia rossa e pasta gialla, caratterizzate dalla polpa soda. Sono indicate per le cotture intense quali il cartoccio e la frittura.

Oltre alla patata, vorremmo rendere un piccolo omaggio a un piatto semplicissimo, ricavato dall'umile tubero: gli gnocchi. Un tempo, a Roma, le trattorie esibivamo un bel cartello con su scritto: Giovedì gnocchi e sabato trippa. Il giovedì, appunto, era il giorno consacrato a questo piatto diffuso un po' in tutt'Italia e anche in alcune zone dell'Europa centrale. Oggi vi proponiamo una ricetta semplicissima: gli gnocchi al sugo di salsicce. Per prima cosa bisogna preparare gli gnocchi.

Ingredienti per 4/6 persone:

1 Kg di patate

300 gr di farina

sale q.b. Le patate devono essere preferibilmente a pasta gialla e farinose.



(foto da internet)

Preparazione:

Dopo aver lavato le patate e averle lessate con la buccia, in acqua fredda e poi portata a bollore, sbucciatele e passatele ancora calde allo schiacciapatate su un tavolo, o una base di lavoro infarinata. Salate moderatamente e aggiungete la farina necessaria, dovrete ottenere un composto soffice, ma compatto. Impastare bene gli ingredienti in modo da non trovare grumi o residui di farina. Appena ottenuto un'impasto omogeneo, ricavate da esso tanti filoni con uno spessore di circa due centimetri. Con un coltello o una spatola tagliate i filoni in pezzetti lunghi circa 2.5 cm, spostateli o sul vostro tavolo da lavoro o su un vassoio sempre infarinato. Tuffateli in abbondante acqua bollente salata e scolateli con una schiumarola quando gli gnocchi verranno a galla.




(foto da internet)


Il sugo

Ingredienti:

200 gr di salsiccia di maiale

1 cucchiaio di olio

1 pezzetto di cipolla tritata

1 foglia di alloro

400 gr di pomodori pelati

sale, pepe e zafferano

pecorino grattuggiato

Preparazione:

In una padella abbastanza capiente, mettete l’olio, la cipolla, il peperoncino e la salsiccia che avrete precedentemente spellata e sbriciolata. Passate i pomodori in modo da ottenere una salsa e uniteli al condimento dopo circa 5 minuti. Unite al tutto lo zafferano e il sale e il pepe. Lasciate cuocere per 1 ora. Cuocete gli gnocchi in abbondante acqua salata, uniteli al sugo e spolverateli con il pecorino.
Fate cuocere gli gnocchi in molta acqua salata per evitare che si incollino l’uno con l’altro.
Per ottenere un sugo cremoso, aggiungete 2-3 cucchiai di acqua di cottura della pasta e lasciate asciugare sul fuoco.

Ecco fatto! Allora, giovedì prossimo, secondo l'usanza romana, gnocchi!!

Buon appetito!








lunedì 14 gennaio 2008

Una dama del cuore


(foto da internet)


Il mondo è decisamente cambiato: prima i politici si occupavano solo di governare un paese. Oggi, invece, gli uomini famosi sbandierano la loro vita privata esibendo baruffe coniugali, riappacificazioni, annunciando e portando a termine divorzi, in modo da assicurarsi interminabili servizi fotografici non solo sui siti e sui giornali di gossip, ma anche sulla stampa seria che ormai non si nega più al rosa.
Negli ultimi giorni dell’anno che se n’è andato, la politica si è tinta di cronaca rosa e sui tabloid, in prima pagina, non c’erano le famiglie reali, i calciatori o le modelle. O meglio queste ultime sì che c’erano, ma in una veste completamente nuova: come possibili, future prime dame.
Ecco la nuova moda: le celebrità della politica insieme a un'altra celebrità, spesso e volentieri del mondo dello spettacolo. L'importante è saperla scegliere con la massima oculatezza, in modo che il fermento mediatico sia tale da rendere privi di interesse gli errori, i pasticci e le cattive notizie attorno al politico.
Di chi stiamo parlando? Ovvio, della dama di cuore del presidente francese Nicolas Sarkozy.
Cosa c’entra l’Italia? Eh bè, la fiamma è italiana, si chiama Carla Bruni e, dopo tanti sfottò sul cavaliere di casa nostra, adesso sono gli italiani a prendersi la rivincita sui francesi: questa volta è il capo dell'Eliseo a fare gaffe. L’italiana che occupa le prime pagine di tutto il mondo è bella, anzi bellissima, benestante, anzi ricca e famosa.


(foto da internet)


La coppia è uscita allo scoperto a metà dicembre, perché hanno deciso di prendersi le loro responsabilità, e, soprattutto l’onnipotente Sarkozy ha voluto fare un gesto “di rottura” rispetto a chi lo ha preceduto, «mettendo fine a una tradizione deplorevole fatta di ipocrisia e menzogna». Voleva dire che ormai sono lontani i tempi in cui gli uomini famosi esibivano vite coniugali integerrime, e se avevano un’amante, anche con prole, la tenevano nascosta, almeno fino alle esequie (come successe a Mitterrand). Oppure quando degli sbandamenti coniugali diventavano affari di stato: quante ne ha dovute passate il povero Clinton per una “cosina” in ufficio è stato di dominio pubblico.


(foto da internet)

Politica a parte, chi è Carla Bruni? Ex top model, proviene da un'ottima famiglia della borghesia industriale torinese. Dopo aver dismesso i panni della moda, è stata la protagonista di un fenomeno curioso, giacché ha indossato le vesti della cantautrice. Il suo primo disco Quelqu'un m'a dit ha ottenuto un notevole gradimento in Francia. All'inizio del 2007 ha presentato un nuovo lavoro discografico dal titolo No promises, per il quale ha musicato dieci poesie di autori di lingua inglese.




(foto da internet)



A parte la vita professionale, è stata famosa anche per aver sconvolto cuori e famiglie in vari settori del jet set internazionale, anche se fino a questo momento il settore politico era rimasto intatto.

Permetteteci un pettegolezzo: la Bruni si era legata nel 2001 a Raphael Enthoven, che aveva incontrato mentre conviveva con il padre, il filosofo Jean-Paul Enthoven. Il giovane Enthoven, a sua volta, aveva lasciato l'allora moglie, Justine Levy, figlia del filosofo Bernard Henri-Levy, la quale, per vendicarsi, scrisse un romanzo autobiografico, Niente di grave, in cui sputtana la top-model e che poi ne immortalerà il fascino funesto.


La discrezione dei giornali francesi sembra essere una lontana chimera. Il tutto complicato dall’abitudine della Bruni, che da cantautrice qual è, scrive canzoni sui suoi amanti, a volte anche sbeffeggiandoli.

P.S.: È pronta un’altra ghiotta storia d’amore per gli appassionati di cronaca rosa: il presidente venezuelano, Hugo Chávez, e la "venere nera", Naomi Campbell, sembra che vivano da due mesi un’appassionata relazione.

domenica 13 gennaio 2008

Alla ricerca della stella perduta

(foto da internet)


Dopo circa un secolo di vita, l’Ilva, la grande acciaieria napoletana è condannata a scomparire e Vincenzo Bonocore, ex operaio diventato tecnico delle Colate Continue, è invitato a sovrintendere allo smontaggio del “suo” impianto, venduto alla Cina. Buonocore accetta l’incarico e si butta a corpo morto nell’impresa, deciso a farne il proprio “capolavoro”, l’appuntamento più importante della propria vita professionale. La sua ossessione diventa smontare le Colate Continue a regola d’arte, senza provocare il minimo danno all’impianto. E mentre il protagonista porta a termine con successo l’operazione di smontaggio delle colate, intorno a lui sembrano venir meno le residue illusioni di una civiltà più razionale e ordinata.


(foto da internet)


Fin qui l’argomento del romanzo “La dismissione” di Ermanno Rea. “La stella che non c’è” (guarda il trailer), di Gianni Amelio, è la continuazione ideale del romanzo. Il protagonista del film ha un cognome diverso, Buonavolontà, ed un’altra ossessione: rintracciare l’impianto, già trasferito in Cina, per risolvere un guasto che potrebbe mettere in pericolo la vita degli operai che ci lavoreranno. Vincenzo inizia così un viaggio, tema ricorrente nella traiettoria cinematografica di Amelio, in cerca della sua fabbrica, portandosi dietro la centralina idraulica nella borsa.

Una giovane traduttrice cinese, Liu Hua, farà da guida a Vincenzo Buonavolontà in questo viaggio alla ricerca dell'acciaieria.

Ma cosa c’entrano le stelle con tutto questo? Perché non andate a vedere La estrella ausente al cinema Babel e ce lo raccontate?

Nel frattempo vi invitiamo a guardare il servizio Tv di Pippo Gatto per Teleuropa Network.

sabato 12 gennaio 2008

Un ponte pieno di buche

(foto da internet)

Ogni anno questo dipartimento si vede sorpreso da tanti studenti che portano con sé il seme di abilità straordinarie che sono per noi irraggiungibili. Questo fa parte della gioia del nostro vilipendiato mestiere.

Tre anni fa una giovane insegnante d’arte decise di cominciare a studiare italiano con noi, ci si è mostrata a poco a poco e oggi ci ha permesso di condividere con tutti i lettori del blog una sua creazione letteraria. Si tratta di un racconto che preparò per i bambini della scuola Santa Anna a Quartell, studenti di lingua italiana anche loro, i nostri chiodini piccini, piccini. Non fu possibile la presentazione del racconto direttamente ai bambini e considerata la sua bellezza e assenza di età, oggi vi proponiamo la sua lettura.

Godetevi la fantasia.



UN PONTE PIENO DI BUCHE


C’era una volta una bella villa,

con un fiume, e un vecchio ponte,

con fiori, alberi e un monte,

e con una regina avara e cattiva.

Ma gli abitanti non avevano mai fame

giacché mangiavano frutta e bella carne

perché, da quelle parti, la gente

era molto ricca e attraente.

Ma, purtroppo, c’era un modesto quartiere,

dall’altra sponda del fiume,

con sì questa volta, triste e poverina lume.

Per sfortuna il vecchio ponte li separava,

ma questo ponte aveva molte buche,

buche mai riparate dalla regina avara.

Traversarlo solo a piedi si poteva,

ma faceva proprio paura e

la gente della parte ricca e carina

non l’aveva mai fatto prima.

-Come sarà la gente dell’altra parte?

Chiese una mattina una donna abbondante.

Forse una presenza ascoltò la sua richiesta,

giacché il giorno dopo ci fu una gran festa:

Tutti gli anni, il ventiquattro dicembre

gli abitanti ricchi felici aspettavano

l’arrivo di una camionetta grigia,

veniva essa da un paese lontano

portando veloce belle sorprese in valigia.

Sapevano da sempre che era piena di castagne

che per sé comprava la regina, non per darle.

Le castagne erano carissime

e mangiarle era un piacere in quel villino

le cui persone, gentilissime,

Le arrostivano in un fuochino.

Così fra tutti i ricchi

si faceva un gran falò con tronchi dritti

nella piazza principale della villa

guardando saltare una favilla.

Frattanto la gente triste e poverina

si scaldava le mani su fiamma piccola e tapina.

Un anno, nel buio della sera,

l’aspettato autista sbagliò strada

-Oh peccato! Sarò in ritardo quest’anno!

Pensò contrariato.

-Amici, disse disperato, dov’è la villa

Della cattiva e avara regina?

I poveri del quartiere triste della villa

che si scaldavano con la brace

della fiamma piccina risposero:

-Devi traversare il fiume, ma fa attenzione

alle buche profonde.

-Grazie, rispose con fretta l’autista

senza guardarle ben bene prima.

Quando l’autista iniziò la marcia,

le ruote, schiacciate dal troppo peso,

in una gran buca la carica persero.

L’autista sbatteva la testa contro il muro:

-Oddio! Le castagne sono ora fuoco puro!

Allora, le persone ricche del villino

odorarono delle castagne il profumino,

videro dall’altra parte nel cielo mille luci

e decisero di avvicinarsi pian pianino

cercando le luci e anche quell’odorino…

Tutti i ricchi del villino senza la regina

presero i tronchi dal gran falò,

aiutati dai poverini fecero la traversina

e vi confesso che nessuno si ammalò.

E fu così che grazie alla fortuna

e all’architettura traversarono il ponte

e le castagne mangiarono

tutti insieme in compagnia,

lasciando sola la cattiva e avara regina.

Da allora la gente della villa e quella poverina

diventarono amici del cuore per sempre

e condivisero con altruismo,

senza regina né egoismo,

la carne, la frutta ed ogni ben di Dio.


(Amparo Grafià)

venerdì 11 gennaio 2008

Il look per il 2008 (secondo il Times)

(foto da internet)


Cari chiodini vicini e lontani, il Times ha pubblicato sette consigli gratis per il look 2008. Eccoli:
  1. Fatevi accompagnare da qualcuno e chiedete sempre una seconda opinione. Chiedete alla persona che vi accompagna di essere franca, al limite della brutalità.
  2. Indossate colori nuovi: il contrasto cromatico è indispensabile, ma ovviamente non deve fare a pugni con i vostri colori base. Quindi, se siete di carnagione chiara, starete benissimo con le tonalità carbone e peltro, mentre sono decisamente out i classici nero e blu. Per l'abbigliamento casual, quest'anno vanno le magliette nei colori pastello e albicocca. Se, invece, avete un aspetto più mediterraneo va bene tutta la gamma delle tinte scure (nero, grigio, marrone e blu).
  3. Fate il repulisti del vostro armadio: per prima cosa, date un'occhiata ai vostri vestiti e prendete solo quelli che vi piacciono davvero, chiedendovene il motivo (è per via del colore o perché vi fanno più magri?). Quindi fate una lista di quelli che vanno bene e di quelli da sostituire. Dopo di che, passate in rassegna cappotti e scarpe, che sono la prima cosa che si vede di voi: se proprio sono messi male, vale la pena di investirci qualcosa. E non appena avete raccolto tutti gli scarti, sbarazzatevene il prima possibile, meglio entro le successive 24 ore.
  4. Comprate in un posto nuovo: scegliere un negozio diverso dai soliti giri vi aiuterà a variare e a scoprire look alternativi.
  5. Eliminate il vostro intimo: ovvero, se non avete fatto rifornimento in quel campo per Natale o negli ultimi sei mesi, fate un bel respiro e gettate via, ad esempio, tutte le vostre vecchie mutande. E fate lo stesso anche per le calze, perché per quanto eleganti o trendy possiate essere, nessun/a chiodino/a vi perdonerà mai un buco nel/nella calzino/calza. Dopo il raid o nei cassetti della biancheria, andate a comprarvi almeno sette paia di mutande e altrettante calze.
  6. Avvertenza per il punto 5.: sono proibiti i marchi in bella evidenza fuori dai pantaloni o dalle gonne.
  7. Comprate delle buone scarpe: è fuori di dubbio che non ci sia miglior biglietto da visita di un bel paio di scarpe e che il detto più si spende meno si spende sia vero. Adesso poi che ci sono i saldi, potete anche fare dei veri affaroni!
(foto da internet)

Che ve ne pare? Ah, e se la Befana vi ha portato qualche capo che proprio non vi piace e che non potete cambiare, niente paura! C'è sempre eBay (fa molto trendy, almeno in Italia...).

giovedì 10 gennaio 2008

Un testamento italiano

(foto da internet)

Per moltissimi anni il nome Agnelli è stato in Italia sinonimo di potere: un potere forte, discusso, a volte amato altre odiato, ma è sempre stato un potere, inossidabile con il trascorrere del tempo. Tutto poteva cambiare, ma gli Agnelli e la loro Fiat erano sempre in vetta, simbolo del capitalismo italiano.
Gli Agnelli sono stati per moltissimo tempo la vera famiglia reale italiana, molto più dei Savoia (anche perché gli Agnelli sono sempre stati in Italia, mentre i Savoia sono stati mandati via).
Adesso si assiste al loro declino, come famiglia-simbolo: da un lato perché non c’è più l’Avvocato, personaggio carismatico, e dall'altro perché il peso dell'automobile sulla società e sull'economia non è più quello di una volta. Ma per tutto il secolo precedente hanno avuto sull'Italia un'influenza straordinaria.

Gli Agnelli non hanno mai espresso un presidente, o un personaggio politico di rilievo, ma di fatto sono la famiglia che più di ogni altra ha fatto l'Italia. Se L’Italia è diventato un paese industrialmente moderno, in gran parte si deve proprio alle decisioni e agli impulsi che sono arrivati da Torino. Grazie alla Fiat l'Italia divenne un Paese "occidentale", consumistico-automobilistico. La crescita dell'industria dell'auto si trascinò dietro il resto del Paese: centinaia di migliaia di contadini del Sud salirono sui treni per andare a lavorare nelle fabbriche del Nord. Fu il "miracolo economico" degli anni Cinquanta e Sessanta, e che nel giro di appena due decenni trasformò l'Italia da paese sostanzialmente agricolo in una potenza industriale.

(foto da internet)
Ma gli Agnelli non sono stati soltanto legati all'economia, sono stati soprattutto un emblema di successo e ricchezza. Per molti anni Gianni Agnelli, classe 1921, nipote del fondatore della dinastia, e fino al marzo del 1996 presidente della Fiat, è stato una specie di mito per tutti i giovani in carriera. Ogni suo comportamento, ogni suo gesto venivano copiati; le sue manie diventavano mode da imitare, come quella di portare l'orologio sopra il polsino della camicia o il vezzo di portare la cravatta sopra il maglione. Ma, soprattutto, Gianni Agnelli, sposato con una principessa napoletana Marella Caracciolo, ha sempre colpito gli italiani perché, in un paese che si era lasciato alle spalle secoli di miseria contadina, le rovine del fascismo e della guerra, viveva come e meglio di un re.
Sempre in viaggio, per gli spostamenti usava solo i suoi jet personali; dal tetto dei suoi uffici a Torino saliva in elicottero e scendeva direttamente sulle piste da sci delle Alpi. Grande appassionato di calcio, possedeva una delle migliori squadre italiane: la Juventus, ancora oggi chiamata "la signora del calcio", per la sua classe e il suo stile. Aveva fatto la guerra in Russia, in Africa e in Tunisia. È stato uno dei più famosi collezionisti d'arte del mondo. Aveva i suoi consulenti, ma alla fine era lui a decidere con colpi di testa.
Il peso di Gianni Agnelli in Italia è sempre stato tale che quando si pensò, negli anni Settanta, di dare vita a governi con dentro anche i comunisti, si disse che l'unico modo per tranquillizzare gli americani sarebbe stato quello di avere il presidente della Fiat come ministro degli Esteri, in qualità di garante della lealtà occidentale e atlantica del Paese.
Gli Agnelli, in teoria, non hanno mai governato direttamente l'Italia, ma, in pratica, sì che lo hanno fatto e, soprattutto a partire dagli anni Sessanta hanno avuto un'influenza fortissima su tutte le vicende economiche, sociali e politiche.

Ma se hanno fatto l'Italia di ieri, tutto fa pensare che non faranno quella di domani.
Nel 1899, Giovanni Agnelli, nonno dell’Avvocato, è un ex ufficiale di cavalleria (figlio di un proprietario terriero di piccola nobiltà) con qualche soldo e molto fiuto capisce che ci può essere un grande futuro nelle automobili. Con altri ventinove soci fonda una società che poi si chiamerà "Fabbrica Italiana Automobili Torino", abbreviata in Fiat. Il periodo di splendore la dinastia Agnelli lo vive con l’Avvocato, ma le dolenti note cominceranno con i problemi per l'eredità. nipoti. La successione generazionale non è stata possibile, perché che l'Avvocato e Marella hanno avuto due figli: Edoardo, morto suicida (si gettò da un ponte dell'autostrada Torino-Savona), e Margherita, che ha avuto cinque figli. Proprio mentre la Fiat cominciava ad accusare qualche difficoltà, negli anni Novanta, Gianni Agnelli teme che senza un successore, si rischia di disperdere il controllo di tutto l'impero fra i circa 200 nipoti. La sua risposta a questi problemi è di tipo monarchico. Prima del suo ultimo intervento, il controllo dell'impero si basava sull'IFI, la finanziaria cui facevano capo i pacchetti azionari di tutte le varie società, Fiat compresa. E L'IFI aveva due tipi di azioni: le ordinarie, con diritto di voto, e le privilegiate, senza diritto di voto. Le azioni ordinarie potevano essere possedute solo da membri della famiglia. Il pubblico poteva comprare solo le azioni privilegiate, che però non davano diritto di voto. All'inizio degli anni Novanta, l'Avvocato decise di rendere questo controllo ancora più stretto. Fondò la "Giovanni Agnelli & C.", una società in accomandita: un tipo di società che è, nel diritto moderno, la cosa più simile alla monarchia assoluta. In pratica, gli azionisti di questa società nominano cinque amministratori, e poi non hanno più alcun diritto. In pratica, la "Giovanni Agnelli & C." è una società il cui vertice si autoriproduce e che non deve mai rendere conto ai propri azionisti di quello che fa.


(foto da http://www.repubblica.it/)

Sistemata questa questione, l'Avvocato passò alla scelta del successore. La scelta cadde su Giovanni Alberto (detto Giovannino) Agnelli, il primo figlio del fratello Umberto (nato dal suo matrimonio con Antonella Bechi Piaggio, della famiglia che inventò lo scooter Vespa). Giovannino era giovane, aveva studiato in America in un collegio militare, in Italia aveva fatto il servizio militare nei carabinieri e aveva anche fatto l'operaio (sotto falso nome) in una fabbrica Fiat. Giovannino, giovane, bello e simpatico a tutti, lavoratore, purtroppo si portava dietro un po' della sfortuna degli Agnelli. A soli 33 anni venne colpito da una rarissima forma di tumore e nel giro di pochi mesi morì (dicembre 1997). Per la famiglia di Torino ancora dolore e incertezza. Giovannino era morto: sembrava che non ci fosse più un erede e il futuro dell'auto appariva incerto. In questo clima, l'Avvocato Agnelli non perse tempo e a sorpresa nominò come rappresentante della famiglia nel consiglio di amministrazione della Fiat John Jacob, detto Jachi, il figlio maggiore di sua figlia Margherita. Oggi, a cinque anni di distanza dalla sua morte, ancora si discute il suo testamento, la querelle non dà pace e trascina gli eredi in tribunale.


Tratto da L'Avvocato di Giuseppe Turani, Edizioni Sperling&Kupfer

mercoledì 9 gennaio 2008

Tra sacro e profano

(foto da internet)

È uno dei simboli della comunicazione Pirelli. Oggetto di culto per gli appassionati, da oltre quarant'anni “The Cal” è un fenomeno culturale, le cui immagini testimoniano l’evoluzione del gusto, della moda e del costume. Il calendario Pirelli celebra non solo la bellezza femminile ma anche la complessità di un'arte in continua evoluzione che, attraverso stili e autori diversi, propone una raccolta di immagini che esprime un diverso concetto di bellezza. Non a caso, Pirelli è riuscito a creare un calendario femminile più appropriato alle pareti di un museo che a quelle di un garage. Per questa ragione, Mondadori ha deciso di pubblicare Calendario Pirelli 1964-2007, in cui ripropone integralmente tutti i calendari, anche il primo della serie, datato 1963, finora inedito.

(foto da internet)

La proposta di quest’anno è nettamente diversa da quelle precedenti: niente nudo e tanto cool. Eppure non si tratta di una scelta, ma di una barriera imposta dai limiti ben precisi sulle immagini femminili, dettati dal Dipartimento pubblicità del partito comunista e anche dalla cultura cinese.


(foto da internet)

Proprio così, perché questa volta “Il Calendario” si è arreso al fascino dell’Oriente e ha scelto Pechino come set, Patrick Demarchelier come autore degli scatti, John Galliano come stilista e l’attrice Maggie Cheung, resa famosa da «In The Mood for Love" (guarda e ascolta)», come star assoluta di questa edizione.


(foto da internet)

Agli antipodi del calendario più "glamorous" un calendario decisamente più modesto: Ora et labora. Trentadue monache di clausura ritratte mentre pregano, cucinano, stirano, sono a bordo di un trattore nei campi e rammendano. Le suore del monastero Cistercense di Vittorio Veneto hanno aperto per un giorno le porte del loro convento in occasione del centenario del suo acquisto da parte delle religiose. "Le foto - spiega il fotografo Francesco De Bastiani - le ho scattate in una occasione particolare, quando le religiose hanno concesso l'ingresso a me e alle telecamere della trasmissione televisiva Geo&Geo di Raitre, per intervenire in difesa del convento e del suo territorio contro alcune speculazioni edilizie".

A differenza del calendario Pirelli che costa circa 90€, il calendario delle religiose è distribuito a tutti i visitatori del convento. Non c'è prezzo di copertina, l'offerta è libera.

E voi che ne dite? Preferite il calendario sacro o quello profano?

martedì 8 gennaio 2008

Solo spazzatura?


(foto da internet)

Pianura è un quartiere periferico di Napoli. Da giorni è teatro di un braccio di ferro tra istituzioni, forze dell´ordine e abitanti del quartiere. In gioco c'è la riapertura della discarica di contrada Pisani, chiusa da anni, l'unica via -secondo il governo italiano- per uscire, in tempi brevi, dall´emergenza rifiuti che affligge tutto il Napoletano. I cittadini di Pianura non vogliono che la discarica rientri in funzionamento.
Tutte le strade di accesso al quartiere sono chiuse. Bloccata anche la ferrovia circumflegrea che collega la città di Napoli con il litorale Domizio.

Chiuse le scuole per ordine dei sindaci locali. Molti negozi sono chiusi, soprattutto quelli di generi alimentari. L'immondizia invade le strade. In alcuni quartieri occorre fare lo slalom con le auto tra i sacchetti distribuiti disordinatamente su marciapiedi e carreggiate. In altre zone della città si cammina a passo d'uomo ad un unico senso. Si teme che la situazione possa degenerare anche con incendi e roghi dolosi. L'esercito sta liberando le strade intorno alle scuole dai rifiuti. Si è avviata una raccolta straordinaria per garantire un minimo di pulizia nelle zone limitrofe agli istituti scolastici di ogni ordine e grado.

(foto da internet)

Questa è la cronaca. Ma cosa c'è dietro al problema dello smaltimento dei rifiuti di questa zona? Facile: un giro di affari da capogiro, molto più sicuro della droga, ad esempio. La camorra, le collusioni politiche, l'incapacità degli amministratori e l'inesistenza dello stato in alcune zone d'Italia hanno creato una gravissima situazione. I cittadini sono stati abbandonati alla loro sorte. La protesta della popolazione è sacrosanta: le discariche già esistenti hanno inquinato gravemente la terra.
"In questa zona - ha scritto Saviano- si muore di una peste silenziosa". "Gli ultimi dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità -continua Saviano- mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%". Altissime sono anche le malformazioni fetali, molto al di sopra della media nazionale.
Qual è la soluzione? Vi giriamo un'interessante proposta di Beppe Grillo e il video girato in occasione della visita alla zona dei corrispondenti in Italia della stampa internazionale.






lunedì 7 gennaio 2008

Il circo

(foto da internet)

Un altro anno e tanti buoni propositi: il primo quello di smaltire i chili superflui che abbiamo messo su in queste vacanze gastronomiche natalizie. Rieccoci il giorno dopo l’Epifania che tutte le feste porta via, e con la sensazione, tipica della gente del circo, di sbaraccare il carrozzone e cominciare una nuova avventura.

In Italia se si parla del circo non si può non menzionare la famiglia Orfei, leader da quasi 200 anni, sia sul piano artistico che organizzativo. Infatti il circo è un'arte, un mestiere che non si inventa ma si tramanda di generazione in generazione, con sacrifici e con passione, in un continuo vagabondare in posti diversi.

(foto da internet)
Nel mondo circense italiano spicca fra tutte la personalità di Moira Orfei, la più conosciuta e, praticamente, l’unica in grado di reggere il confronto con personaggi di altre e più frequentate forme di spettacolo. Il suo look così stravagante, così kitsch: quel toupè e quel trucco così pesante sono un’immagine ricorrente delle nostre vacanze natalizie. Sin dall’infanzia il suo volto ha riempito i manifesti delle città italiane in questo periodo dell’anno.

(foto da internet)
Una diva creata da Dino De’ Laurentiis tanti anni fa, che è sempre la stessa (ce la mette tutta per combattere i segni del tempo...). La forza di Moira è la sua immagine, e il suo circo, una grande famiglia dove tutti lavorano affinché il mito possa continuare.
A metà strada tra magia, favola e sogno, chi, da bambino, non andava al circo? Sotto quel tendone incantato, a volte malodorante, che, però, affascinava e catapultava in un altro mondo: bastava la smorfia di un clown, la scioltezza di un giocoliere, l'audacia di un trapezista o quello "zoo viaggiante" fatto di tigri, leoni, elefanti, zebre o cavalli.
Il circo per Federico Fellini è il bacino della spontaneità che muove i fili della giostra della vita, e il regista ne ha saputo raccontare le mille sfaccettature, per calcare la mano sul flusso delirante dell’arte circense.


(foto da internet)
Nel film I Clowns (1973) il montaggio di un tendone da circo viene osservato con curiosità da un bambino e la vista dei clown gli ricorda alcuni personaggi della vita reale. Poi l'azione si sposta nell’attualità: Fellini, all'interno di un'inchiesta televisiva, si mette alla ricerca di vecchi clown per ascoltare i loro ricordi. Dopo aver visitato il circo di Liana Orfei, Fellini e la sua troupe vanno a Parigi, dove intervistano Tristan Rémy, uno scrittore che si occupa in particolare della storia dei clown. Assieme allo scrittore, Fellini rintraccia vecchi pagliacci, i pochi sopravvissuti a un mondo che non c'è più. Il regista filma i loro volti ormai invecchiati e tristi: verso di essi Fellini si sente debitore per la gioia che un tempo riuscivano a trasmettere.
Gli irriverenti pagliacci diventano “aberranti, grotteschi, ciabattoni e straccioni... ambasciatori ubriachi e deliranti di una vocazione senza scampo”.