mercoledì 29 marzo 2017

Una sana alimentazione

Resultado de imagen de piramide nutrizionale

(foto da internet)


Arriva la primavera e arrivano anche le varie diete di moda. La mania del low-carb va ancora forte, soprattutto in alcuni tipi di dieta. Quando però si decide di togliere dal piatto intere categorie di nutrienti (scelta sempre dannosa) si deve  sapere a cosa si va incontro e a che cosa servono ad esempio i carboidrati. Eliminarli «solo» per alcune settimane non giustifica l’azzardo, perché le conseguenze si possono far sentire anche a lungo termine, come spiega il professor, nutrizionista presidente emerito della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione (S.I.S.A.). Ecco alcune spiegazioni interessanti che faranno riflettere: 

Allora, cosa succede al tuo corpo se smetti di mangiare pane e pasta, e a cosa «servono»?


Resultado de imagen de carboidrati pane pasta
(foto da internet)

1. Quando si riduce l’apporto di carboidrati, la prima cosa che si nota è la rapidità quasi magica di perdita di peso. Ma non stiamo perdendo grasso, stiamo perdendo acqua. «I carboidrati sono immagazzinati nel corpo sotto forma di glicogeno – spiega il professor Migliaccio-, ogni grammo accumula da tre a quattro volte il suo peso in acqua. Quindi, non appena si tagliano i carboidrati e si inizia a utilizzare il glicogeno, ogni grammo di carboidrato in meno sono 3 grammi persi di acqua».

2. I carboidrati sono la principale fonte di energia per il cervello. Quando una persona li riduce (o elimina) il cervello “si annebbia”. «I grassi bruciano al fuoco dei carboidrati – specifica Migliaccio -, se non ci sono carboidrati il metabolismo dei grassi si blocca e si ferma a livello dei corpi chetonici, che entrano in circolo e si accumulano: sono tossici per l’organismo e riducono la massa magra perché bruciano i muscoli. Il cervello li utilizza con fatica ma li utilizza lo stesso. Il risultato: alito cattivo, stanchezza, debolezza, vertigini, insonnia, nausea». In sostanza, ci si sente come se avessimo l’influenza.

Resultado de imagen de carboidrati sport
(foto da internet)

3. «I carboidrati sono energia subito disponibile che brucia i grassi e le proteine. Altre vie metaboliche sono più lunghe e affaticano l’organismo, per questo le nostre prestazioni calano», dice Migliaccio. «I carboidrati sono la fonte di energia primaria del corpo. Aiutano e “spingono” tutti i tipi di esercizio, sia di resistenza che di potenza: se tagliate i carboidrati la vostra energia diminuirà».

4. «I carboidrati inducono la sintesi della serotonina, il neurotrasmettitore della serenità e della tranquillità, che fa pure passare la fame. Siano semplici o complessi, quando vengono tolti il nostro benessere mentale potrebbe peggiorare», dice il professore. 

5. I carboidrati raffinati sono famosi per innalzare i livelli di zucchero nel sangue. Una recente ricerca pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition suggerisce che questi sbalzi (di solito repentini) attivano anche i centri di dipendenza del cervello e fanno sì che torni quasi subito la voglia di rimangiare gli alimenti che hanno questo “potere”. «Anziché rinunciare ai carboidrati in toto, però, basterebbe optare per quelli integrali – propone Migliaccio -, che hanno un assorbimento più lento ed evitano che i livelli di zucchero nel sangue siano soggetti a questi picchi».

Resultado de imagen de carboidrati integrali
(foto da internet)

6. In merito a patologie cardiache e diabete la scelta di esclusione può fare la differenza: uno studio del 2014 pubblicato su PLoS ONE ha rilevato che i carboidrati raffinati fanno salire i livelli di un acido grasso che aumenta il rischio di malattie cardiache e diabete di tipo 2, però, secondo l’American Heart Association i cereali integrali migliorano i livelli di colesterolo nel sangue e riducono il rischio di malattie cardiache, ictus, obesità e diabete di tipo 2. 

7. L’assunzione di cereali integrali è importante per innalzare la quantità di fibra che si assume. La fibra (che naturalmente si trova anche in frutta e verdura) non solo aiuta a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue e a ridurre il rischio di obesità e malattie croniche, ma aiuta anche il transito intestinale.

Resultado de imagen de pasta
(foto da internet)

8. Ma allora qual è la giusta regola per l’assunzione dei carboidrati? «Lo dicono i LARN, i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana. Nel 2014 hanno stabilito che i carboidrati dovrebbero costituire tra il 45 e il 60% delle calorie totali della giornata. Se possiamo, meglio mangiarli integrali ma non solo, perché la fibra in alcuni casi impedisce l’assorbimento dei sali minerali», conclude Migliaccio.

Insomma, come dicevano i romani: In medio stat virtus

lunedì 27 marzo 2017

Lenticchie e fregula


(foto da internet)

La fregula, detta anche fregola o freula, è un tipo di pasta prodotto in Sardegna. Ha origini antichissime: il primo documento a farne menzione è lo Statuto dei Mugnai di Tempio Pausania (Sassari), del XIV secolo, in cui ne viene regolamentata la preparazione. Secondo il manoscritto,  si doveva preparare dal lunedì al venerdì, dato che si doveva destinare ai campi l’acqua (preziosa) del sabato e della domenica.


(foto da internet)

La fregula è abbastanza simile al cuscus; è, infatti, una pasta di semola disponibile in varie dimensioni, ottenuta mediante rotolamento in un grosso catino di coccio e, posteriormente, tostata in forno. Si presenta sotto forma di palline irregolari di diametro variabile fra i 2 ed i 6 millimetri. 
Deve il suo nome al termine latino ferculum (briciola).
Simile alla fregula sarda, è, come abbiamo detto poc'anzi, il cuscus: i granelli di semola arabi che si diffusero nel corso dei secoli in tutto il Mediterraneo, che potrebbero aver influenzato questo prodotto tipicamente sardo.


(foto da internet)

La fregula si prepara disponendola su un piatto largo e fondo; viene poi impastata e lavorata con dell’acqua tiepida e salata. Mediante un abile movimento circolare delle mani, si ottengono i granelli tipici.
Una volta lavorata, viene lasciata asciugare su un telo e, dopo un processo di tostatura al forno di circa un quarto d'ora, essa assumerà il caratteristico colore dorato e il particolare sapore che rendono unico questo tipo di pasta.
Nella gastronomia sarda la fregula viene utilizzata in combinazione con le arselle, per primi a base di pesce e crostacei, o per la preparazione di minestre.
Noi vi proponiamo una ricetta semplice semplice: le lenticchie con la fregula.


(foto da internet)

Gli ingredienti per quattro persone sono i seguenti: 
250 gr. di lenticchie 
320 gr. di fregula
400 gr. di passata di pomodoro
100 gr. di porri
sedano
maggiorana
olio extra vergine di oliva 
sale e pepe q.b.
1 litro di brodo vegetale

Preparazione:
Sciacquate le lenticchie.
Tagliate il porro e il sedano a pezzettini.
In una pentola di coccio, aggiungete un paio di cucchiai di olio extra vergine di oliva e fate rosolare leggermente le verdure, aiutandovi con un cucchiaio di legnoAggiungete la passata di pomodoro, mescolate e versate le lenticchie. Salate e pepate, e versate circa mezzo litro di brodo vegetale. Fate cuocere, a fuoco dolce, per circa 45 minuti. Se il composto si addensasse troppo, aggiungete dell'altro brodo. A questo punto si versa la fregula che cuoce come il risotto, aggiungendo il brodo, un po' alla volta, con un mestolo. Di solito il tempo di cottura della pasta è di circa 30 minuti. Continuate a mescolare per impedire che il composto si attacchi sul fondo. Tritate la maggiorana e spolverizzatela sul composto. 
Servite il piatto ben caldo, condito, alla fine, con un filo d'olio extra vergine di oliva a crudo.
Buon appetito!







-->

-->

giovedì 23 marzo 2017

Vota Arturo!?




(foto da internet)

Il mitico Totò, nel film Gli onorevoli, interpretava il candidato Antonio La Trippa, monarchico doc, che ripeteva, in maniera ossessiva, lo slogan "Vot'Antonio, Vot'Antonio, Vot'Antonio, Vot'Antonio", che potrebbe essere considerato un meme ante litteram (vedi).
Molti anni dopo, Michele Apicella, alter ego del regista Nanni Moretti, nel film Palombella Rossa, si pronunciava sulla crisi della sinistra italiana e sulla fine del Partito Comunista Italiano, e alla domanda di un giornalista su quale strada avrebbe dovuto imboccare il partito rispetto all'integrazione dei giovani, delle donne, dei lavoratori e dei nuovi movimenti, affermò: "Noi dobbiamo dire: Venite nel partito. Prendetelo. Vediamo insieme cosa possiamo fare” (vedi).


(foto da internet)

A metà strada tra un meme gigantesco e il pensiero di Apicella, è nato il Movimento Arturo, la novità politica dell'ultimo mese in Italia. 
Di Arturo si parla in questi giorni sui social network e sui più importanti giornali d’Italia. Partorito da Makkox, al secolo Marco Dambrosio, fumettista e blogger, ospite fisso della trasmissione Gazebo, in onda su Rai Tre, che lanciò la seguente provocazione: "visto che le sigle per i nuovi partiti della sinistra sono ormai tutte (quasi) terminate, tanto vale battere nuove strade". Nacque così l’idea del Movimento Arturo, un vero e proprio movimento fake, chiamato, almeno all'inizio, e solo per gioco, a superare, in poco tempo, i follower su Twitter di tutti gli account dei partiti(ni) nati dalle scissioni della sinistra italiana.


(foto da internet)

Il primo obiettivo fu il bizzaro partito (almeno nel nome) Articolo 1 – MoDemPro. I conduttori di Gazebo si chiesero, giustamente, com'era possibile chiamare una formazione politica in questo modo... La proposta alternativa di Gazebo fu quella di chiamare un partito con un nome semplice semplice... Ecco, allora, Arturo: una nuova formazione (fake) della politica italiana. Il suddetto Articolo 1 – MoDemPro, e un altro partitino denominato  Campo progressista, progetto dell'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, furono battuti su Twitter, nel giro di un'ora dal lancio del movimento, e subito dopo venne addirittura superato un movimento nazionale ben saldo, come quello della Lega Nord! 


(foto da internet)

La sfida fu subito raccolta con entusiasmo dagli utenti e il movimento assunse forme del tutto inaspettate: nacquero i profili della sezione giovanile di Arturo, il gruppo femminista (denominato Artura), e poi ancora una gran quantità di profili di circoli territoriali in tutta Italia, l'ala a difesa dei diritti Lgbt, le sezioni all'estero (anche nei posti più sperduti); sorsero anche le prime consultazioni fra per la scelta degli organi dirigenti che segnalarono i conduttori del suddetto programma Gazebo, e cioè Diego Bianchi (in arte Zoro), Marco Dambrosio (in arte Makkox) e Andrea Salerno, come capi del movimento! 



(foto da internet)


Di pari passo sorse anche il foglio informativo L'Arturità -organo ufficioso del Movimento-, un giornale (?) da stampare e da twittare nei circoli e che dovrebbe servire, secondo gli ideatori, "a raggiungere tecnoanalfabeti, luddisti, feticisti cartacei e gente che ha finito i giga sullo smartphone". Il nuovo organo di stampa raccoglierà i contributi di tutte le aggregazioni arturiane, e avrà l'obiettivo di superare i lettori dell'Unità e seguirà la linea indicata dai Padri Fondatori di Gazebo!
Chi si è occupato di analizzare il Movimento Arturo, ha segnalato che esso rappresenta la valvola di sfogo di un elettorato a cui non mancano di certo le doti dell'inventiva e dell'iniziativa. Si tratta di un gruppo eterogeneo, senza una precisa collocazione politica, che fa fatica a riconoscersi nei partiti.
Il Movimento Arturo, sarebbe, quindi, secondo i sociologi, il divertimento di un popolo disorientato, incapace di trovare risposte in una seria formazione politica, e per tutto ciò è disposto a credere e dedicare le proprie energie ad un progetto fake. 


(foto da internet)

Il Movimento Arturo, irriverente e scanzonato il giusto, vuole prendere in giro e prendersi in giro, ed è testimonianza di un fenomeno sociale che lascia, però, qualcosa di amaro in bocca. 
Il Movimento non vuol puntare al Parlamento, ma la sua genesi sfida, di fatto, la politica tradizionale.  Il Movimento Arturo celebrerà ad aprile le primarie -un giorno prima di quelle del PD- per scegliere il gruppo dirigente (?). Nel frattempo, i circoli Arturo creano gemellaggi, scambiano idee, stilano programmi e slogan... 
Orbene, tanto per citare di nuovo Nanni Moretti, chissà se il futuro segretario del Movimento dirà, davvero, qualcosa di sinistra... (vedi)













mercoledì 22 marzo 2017

la mensa più verde d'Italia

Immagine correlata
(foto da internet)



Corrono per sedersi a tavola come se ad aspettarli ci fossero patatine fritte e merendine industriali, invece le cuoche della scuola dell'infanzia di Samassi, piccolo centro del sud ovest della Sardegna, scodellano piatti della tradizione e distribuiscono pane con ricotta e miele. Sulla parete dell'asilo fa bella mostra, insieme ai disegni dei bambini, il premio "MensaVerde" assegnato a ristorazioni per le comunità, pubbliche o private, che hanno mostrato una particolare attenzione alla qualità del cibo e alla riduzione degli impatti ambientali e sociali legati alla gestione. Nel 2016 la scuola dell'infanzia di Samassi aveva ricevuto una menzione speciale, quest'anno si è aggiudicata il primo premio con il progetto iniziato nel 2011 grazie alla collaborazione tra Comune, Azienda sanitaria di Sanluri e l'agenzia Laore, che si occupa dell'attuazione dei programmi regionali in campo agricolo e per lo sviluppo rurale.

Risultati immagini per mensa verde sardegna
(foot da internet)

La mensa dell'asilo di Samassi non è la prima a puntare sulla qualità alimentare, ma l'idea che le sta a monte è unica per l'efficacia con cui ha coinvolto tutta la comunità. "Il primo obiettivo è la salute dei bambini - spiegano - ma questo progetto ha fatto crescere tutti noi". I bambini imparano a conoscere quel che trovano nel piatto, e grazie alla collaborazione con una fattoria didattica della zona, hanno avviato una loro piccola coltivazione di ortaggi. Si visitano le aziende fornitrici, e vengono guidati nell'ottimizzare il ciclo di produzione per ridurre gli sprechi e l'impatto ambientale. E fanno da portavoce con i genitori.


Risultati immagini per mensa verde sardegna
(foto da internet)


Il coinvolgimento delle famiglie è parte fondamentale del progetto - conferma la vice sindaca e assessora all'istruzione del comune di Samassi - Le famiglie partecipano ai corsi e frequentano laboratori. Dall'avvio del progetto non ci sono mai state lamentele, nonostante il menù sia molto cambiato e ci siano alimenti, come le lenticchie e i legumi in generale, che di solito è difficile far accettare". 

Tutto grazie alla partecipazione attiva e a tre punti base: nutrizione di qualità, sostenibilità ambientale e informazioni alle famiglie.  "C'è stata un po' di resitenza - aggiunge - quando abbiamo spiegato perché volevamo usare sempre l'acqua del rubinetto. Siamo riusciti a provare che non serviva soltanto a ridurre i rifiuti e i costi, ma stavano puntando sulla qualità, perché l'acqua delle condotte è, se non uguale, più sana e migliore di quella imbottigliata".

Risultati immagini per acqua rubinetto
(foto da internet)

L'aspetto economico non è secondario, perché "fare una mensa di qualità non significa spendere di più. Certo il Comune ha dovuto lavorare e impegnarsi in un lavoro di ricerca per l'organizzazione. Il risultato però è stato di grande soddisfazione per tutti". L'esperienza di Samassi potrebbe ora fare da apripista per altre scuole. Il comune campidanese non è l'unico ad aver aderito al progetto della provincia del Medio Campidano, ma è il primo ad aver trovato tutte le soluzioni tecniche, a partire dalla redazione del capitolato per rendere possibile l'adesione a tutte le norme, compresa quella che richiede il ribasso dei costi. Di certo, l'essere una piccola comunità (poco più di 5mila abitanti) e la specificità del territorio sono stati d'aiuto, ma a fare la differenza sono state le persone, la loro voglia di immaginare un servizio migliore per i cittadini.

lunedì 20 marzo 2017

L'acchiappino (moderno)


(foto da internet)


Il dizionario Treccani, alla voce acchiappare, dice: "Afferrare, rapidamente e con una certa forza, una persona, un animale, una cosa (...)". Poi c'è il lemma acchiappino che viene definito così: "Nome toscano del chiapparello (gioco)", e cioè del gioco infantile che consiste nel rincorrersi per acchiapparsi; gioco che, è noto, in altre regioni,  col nome di acchiapparello, acchiapperello,  acchiapparèlla.




(foto da internet)

Orbene, il termine acchiappino viene usato, come neologismo, per designare il procacciatore, il buttadentro, l'acchiappaturisti, l'imbonitore, il cameriere che invita ad entrare (?), e chi più ne ha, più ne metta: e cioè quella nuova figura, di solito maschile (ma ci sono anche delle ragazze che fanno questo lavoro, usate come esca per i clienti), di colui che, piazzato davanti alla porta di un locale, ti invita ad entrare insistentemente, sventolando sotto il naso menù, flyer, bevande (qualche volta divorando un piatto di pasta davanti ai nostri occhi...), mentre ti afferra per un braccio.
A volte, è un trauma sentirsi quasi trascinati in un bar o in un ristorante in malo modo. La nuova figura dell'acchiappino, mestiere che si sta imponendo sempre più nelle città italiane (ma non solo), è fatto di pura esuberanza che spesso, però, sconfina nella molestia.



(foto da internet)

Crediamo, infatti, che un conto sia mettersi sulla soglia del locale e aiutare il turista, che magari si ferma a leggere il menù, e un altro paio di maniche è rincorrere il potenziale cliente, fino ad importunarlo.
Purtroppo, la caccia al turista presenta anche il rischio di emulazione. Chi non usa questi sistemi per accaparrarsi un cliente è quasi costretto ad adattarsi a questi metodi poco nobili. 
Il metodo per difendersi dall'acchiappino, di solito riconoscibile a distanza, perché abbigliato come un cameriere o un oste (ma non sempre), che, con fare sorridente e petulante, abborda l’incauto turista, o addirittura il passante, è rispondere nella lingua del paese: vado a pranzo a casa mia.
Ma è ancor meglio rispondere usando il dialetto locale. Dalle nostre parti si direbbe: "Vo' a pranzo là a casa mia!".
Se venite a Valencia, e se siete proprio stufi degli acchiappini locali, imparate a memoria questa semplice frase anti-procacciatore: "me'n vaig a dinar a ma casa". 
È infallibile! 

-->



-->

--> -->

lunedì 13 marzo 2017

La bora


(foto da internet)

Cari chiodini vicini e lontani, prima di chiudere il blog per qualche giorno per le Falles, vorremmo parlarvi di un vento peculiare: la bora
La bora è un vento di Nord Est, secco e freddo, che soffia violentissimo, con raffiche che raggiungono la velocità di circa 180-200 km/h, particolarmente lungo le coste dell’Istria, della Dalmazia e nel Quarnaro. È frequente nei mesi invernali, ed è il fenomeno meteorologico più rappresentativo della provincia di Trieste
La leggenda vuole che Bora fosse una ninfa che abitava i boschi del Carso. Le sue fresche folate davano sollievo ai contadini che lavoravano la terra durante le estati torride. Un giorno giunsero da lontano degli uomini cattivi che cacciarono gli agricoltori e posero di prepotenza le proprie case sul suolo carsico. Uno dei coloni uccise l'amato di Bora: la ninfa, da allora, in preda al dolore, si vendicò soffiando con gelida violenza. Fu così che divenne nemica implacabile degli uomini e, da allora, fa sentire la propria terribile e fredda rabbia. 


(foto da internet)

La bora nasce dall'’incontro tra un mare relativamente caldo, un retroterra elevato e freddo, e un valico che si apre sul golfo della splendida città di Trieste. Il vento gelido scende dalla Vallata della Sava di Lubiana e di Zagabria e, nella sua corsa verso il mare, viene diviso, dal Monte Nevoso, in provincia di Bolzano, dilaga sull'Altopiano carsico per poi precipitare sul golfo di Trieste.
La bora presenta, a volte, dei picchi di intensità e frequenza che possono assumere connotati simili a quelli dei venti generati dagli uragani. Le raffiche raggiungono l'intensità massima lungo le Rive di Trieste, in prossimità del centro cittadino. Le case della città hanno pareti portanti più spesse della norma nella direzione di provenienza del vento e alcune finestre, in zone con vegetazione, hanno protezioni in acciaio. 


(foto da internet)

Tra il 10 e l'11 febbraio 2012, sulla zona di Trieste, sono state registrate raffiche di bora di intensità straordinaria che raggiunsero i 182.88 km orari
Un detto triestino dice: "la Bora nassi in Dalmazia, la se scadena a Trieste e la mori a Venezia" (la bora nasce in Dalmazia, si scatena a Trieste e muore a Venezia). 
Il vento, viene chiamato Burja in Slovenia e Bura in Croazia
Uomo avvisato...

p.s. torneremo on line il 20 marzo. Bones Falles!

--> --> -->

venerdì 10 marzo 2017

Il Pantheon (a pagamento?)


-->


(foto da internet)

Il Pantheon è il tempio di tutti gli dei, il monumento più visitato d'Italia con circa 7 milioni di visitatori l'anno.  Si trova a Roma e fu costruito come tempio dedicato alle divinità di tutte le religioni, in una piazza centralissima che i romani chiamano della Rotonna (piazza della Rotonda)
Venne costruito tra il 118 e il 128 d.c., sotto l'imperatore Adriano, in sostituzione di un tempio innalzato da Agrippa nel 25 a.C., come attesta l'iscrizione sul fregio del pronao riferita all'edificio originario.  Ha esercitato da sempre una grande influenza su tutta l'architettura occidentale.
È un immenso tempio ad aula circolare interamente coperta da una cupola emisferica, preceduto da un porticato che si apre sul fronte con un pronao di derivazione greca con otto colonne corinzie che sostengono il timpano. 





(foto da internet)


La struttura è costituita da un tamburo cilindrico che sostiene una calotta emisferica il cui diametro interno è di m 43,20. Poiché il diametro interno della cupola corrisponde esattamente all'altezza da terra della sommità, prolungando idealmente la curvatura della volta si ottiene una sfera perfetta, tangente al pavimento, che simboleggia la sfera del cielo con evidente riferimento alle divinità cui il tempio è dedicato.
Nello spessore della muratura del tamburo si apre una serie di nicchie di forma alternativamente rettangolare e semicircolare: in questo modo il tamburo si trasforma in un insieme di grossi pilastri di sostegno, riducendo così il peso della struttura senza diminuirne la funzione resistente. 





(foto da internet)

L'effetto di chiusura della volta viene diminuito dai profondi cassettoni gradualmente sempre più piccoli verso la grande apertura centrale, dal diametro di m 9,10. Poiché l'occhio/apertura è un foro a cielo aperto, il pavimento è di forma leggermente concava con un'apertura di drenaggio al centro.  È l'unico edificio romano che conserva ancor oggi il rivestimento marmoreo, i mosaici e gli stucchi; le enormi porte bronzee (alte 7 m) sono le più grandi fra le porte romane. L'edificio fu trasformato in chiesa cristiana nel VII secolo col nome di Santa Maria Rotonda.




(foto da internet)


Il Pantheon è intimamente legato alla nostra identità: simboleggia, infatti, la continuità tra il mondo classico e la cultura moderna, mostra il ruolo di spicco che l’arte ha avuto nel nostro Paese (ospita le tombe di Raffaello e Annibale Carracci), racconta l'epopea nazionale (accoglie i sepolcri dei re d’Italia). Infine, rappresenta la comunione formale e sostanziale tra un monumento e la piazza, tipica dell'architettura italiana.
Orbene, il ministro Franceschini ha annunciato che, prossimamente, si pagherà il biglietto d'ingresso per poter visitare il monumento. 
Le critiche alla decisione del ministro sono fioccate da più parti: secondo alcuni il pedaggio è un vero e proprio peccato mortale sul piano civile e politico, mediante il quale un pezzo fondamentale di Roma verrà trasformato in attrazione turistica, disincentivando così i romani, e i cittadini italiani, dall’ingresso e dalla conoscenza di se stessi. 




(foto da internet)

Altri hanno invocato la simonia, e cioè la vendita di cose sante, visto che il Pantheon è anche una chiesa consacrata (in Italia, secondo la Conferenza episcopale non si dovrebbe pagare per accedere alle chiese). Altri ancora hanno ricordato che il Pantheon è anche una scuola di memoria, di futuro e di cittadinanza. E i cittadini mantengono le loro scuole attraverso la fiscalità generale.
Anche le guide turistiche sono contrarie al provvedimento dato che, a loro avviso, il monumento è parte integrante del tessuto urbanistico e della storia di Roma
Il ministro Franceschini ha spiegato che gli introiti del Pantheon serviranno agli interventi sulla struttura e il ricavato potrà contribuire al Fondo di solidarietà, come già succede con il Colosseo e tutti gli altri musei, versando il 20% degli incassi totali.
Ma il botteghino lo faranno in plexigas colorato e lo metteranno all'interno del tempio? 


--> -->