domenica 5 marzo 2017

Curial e Guelfa, tra Valencia, Milano e Napoli



(foto da internet)

Qualche giorno fa, lo storico Abel Soler ha presentato, all’Università degli Studi di Valencia, il risultato della sua tesi dottorale (relatore il professor Antoni Ferrando) in cui ha attribuito il romanzo cavalleresco del XV secolo Curial e Guelfa Enyego d’Àvalos, (in italiano noto col nome di Innico o Iñigo d’Àvalos) un nobile spagnolo, valenciano d’adozione, cresciuto presso la corte d’Alfonso V d'Aragona.  
Re Alfonso, detto Il Magnanimo (Medina del Campo, 1396 – Napoli, 1458), conquistò il Regno di Napoli nel 1442, nella cui capitale stabilì la propria corte che divenne poi il fulcro della Corona d'Aragona.
Dal 1443 risiedette permanentemente nella città partenopea e non fece più ritorno in Aragona. Circa due secoli dopo la sua morte, nel 1671, i suoi resti mortali furono traslati al monastero di Santa Maria di Poblet.


(foto da internet)

Il Magnanimo fu principe precursore del Rinascimento: favorì i letterati e manifestò il suo amore per gli autori classici. Alla sua corte si raccolsero i più dotti intellettuali dell’epoca -tra cui umanisti celebri come il Panormita e Lorenzo Valla-, provenienti da ogni luogo, e si rinnovò completamente il concetto di letteratura, che fu adeguata alle aspirazioni cesaree del nuovo sovrano. 
Diede a Napoli un'importanza primaria rispetto alle altre città del regno, trasformando la città partenopea in una vera e propria capitale mediterranea. Rifece Castel Nuovo (noto anche col nome di Maschio Angioino), aggiungendovi un arco di trionfo e decorandolo della stupenda sala del trono. Protesse le arti, le industrie, tra cui quelle della lana e della seta. 





(foto da internet)

Probabilmente partecipò al cosiddetto Canzoniere di Montecassino, un manoscritto di circa cento fogli che raccoglie 141 brani, conservato negli archivi dell'Abbazia benedettina di Montecassino
Il Canzoniere è una raccolta eterogenea che riflette le molteplici attività della Cappella reale di Napoli, sotto il dominio di Alfonso V, che raggruppava cantori ed organisti provenienti dalle più svariate regioni d'Europa, e che comprende opere per la maggior parte anonime e di diversi generi, forme e stili, composte fra il 1430 e il 1480, e mescola raffinate canzoni di corte d'ispirazione francese, melodie popolari e danze contadine (ascolta). 




(foto da internet)

In quest'ambiente visse, in Lombardia e a Napolial servizio del monarca, Iñigo d'Àvalos.
La sua opera, Curial e Guelfa, viene considerata come una delle manifestazioni più importanti della letteratura europea ed è una delle opere fondamentali della letteratura catalana.
Il manoscritto fu rilegato in Spagna, probabilmente a Toledo, in stile mudéjar, e molti secoli dopo passò a far parte dei fondi della  Biblioteca Nazionale Spagnola, in cui venne scoperto, nel XIX secolo, dal ricercatore Manuel Milà i Fontanals. Da allora il testo è stato attribuito a diversi autori. 
La tesi di Soler culmina una ricerca del professor Ferrando, il quale si era proposto di identificare l’autore del romanzo partendo dal profilo biografico, dall'utilizzo di molti termini prettamente valenciani (febra, bambollat, acurtar, mentira, rabosa, la fel, ecc.), dai molti calchi linguistici, e dalle fonti letterarie italiane, che diederono vita a un testo che solo può essere inquadrato nel contesto culturale della corte napoletana del Magnanimo.




(foto da internet)

Da tempo, i filologi si erano soffermati su alcune peculiarità linguistiche dell'opera: italianismi, termini del lombardo e del napoletano, e, grazie alla traiettoria biografica di d’Àvalos (visse a Toledo, Valencia, Milano, Napoli), e ai nomi dei personaggi che formarono parte della sua vita reale, si è potuto comprendere meglio il contenuto e gli ideali dell'opera. Oltretutto, la carta usata per il manoscritto presenta delle marche della cosiddetta Biscia Viscontea, il simbolo di Milano, era usata nel 1447 presso la corte milanese.




(foto da internet)


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Il romanzo si compone di tre libri.  Nel primo si narra come Curial, educato dal Marchese di Monferrato, si lancia all'avventura cavalleresca incoraggiato dalla sorella del Marchese, Guelfa -di soli 15 anni-, che gli assegna una donzella di nome Festa come accompagnante. Il secondo libro è ricco di avventure, di tornei, di feste e di amori. Il terzo descrive il viaggio di Curial in Oriente, la prigionia a Tunisi e il ritorno a Monferrato, dove ritroverà Guelfa. Curial dovrà ancora lottare contro i turchi e, alla fine, riuscirà a sposare Guelfa.
Il d'Àvalos, nato ai primi del XV secolo, probabilmente a Toledo, da Rodrigo López conte di Ribadeo, si trasferì a Valencia all'eta di 8-9 anni al seguito del padre.
Egli fu condotto in Italia, nel 1435, da Alfonso V. Partecipò alla battaglia navale di Ponza, nella quale la flotta aragonese venne disfatta da quella genovese. Fu fatto prigioniero insieme con altri dignitari e con lo stesso re Alfonso, e fu condotto a Milano, ove Filippo Maria Visconti lo trattò con ogni gentilezza e lo trattenne presso di sé. Sposò Antonella d'Aquino, donna colta e ammirata, e ricevette come riconoscimento dal sovrano la contea di Monteoderisio (attualmente in provincia di Chieti, in Abruzzo). 




(foto da internet)

Dal 1449 venne insignito dal re della carica di gran camerlengo, e alla di lui morte (1458) fu uno dei maggiori personaggi del Regno. Morì nel 1484 a Napoli.
Il d'Àvalos fu un uomo colto e fu uno dei maggiori protettori e diffusori della rinascita umanistica nell'Italia meridionale. 
Curial e Guelfa è stato tradotto in italiano da due grandi amici di questo blog: Cesáreo Calvo e Anna Giordano, professori dell'Università di Valencia. 
In un'epoca come la nostra, piena di muri, di filo spinato e di sgambetti pieni d'odio, forse vale la pena ricordare la figura di d'Àvalos, grande scrittore, migrante a modo suo, che convisse fra culture, genti e lingue diverse.


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