venerdì 9 gennaio 2009

Una cura virtuale

Questa foto vi fa paura? Se la risposta è sì, probabilmente soffriate di coulorfobia. Certamente si tratta di una fobia inusuale, ma non è l’unica! Ce ne sono diverse più conosciute come l’acrofobia, l’agorafobia, l’aviofobia, la sociofobia o l’aracnofobia ed altre poco note e stranissime, come la koumpounofobia, l’italofobia, la tautofobia, la calliginefobia (se volete saperne di più cliccate qui).

(foto da internet)

Ma cosa sono le fobie? Il termine fobia (dal greco φόβος "paura") è una paura irrazionale, sproporzionata e persistente di certe situazioni, oggetti, attività o persone, che non costituiscono alcuna minaccia per altre persone e che può, nei casi più gravi, limitare l'autonomia del soggetto.


acrofobia (foto da internet)

Nella psicologia tradizionale, il metodo utilizzato finora per curarle si è limitato a un' esposizione progressiva al contenuto fobico. Ad esempio, se la fobia riguarda i ragni, un possibile percorso potrebbe in un arco di tempo piu' o meno lungo e sotto la guida di un terapeuta iniziare con l'ascolto di presentazioni orali sulla vita e le abitudini dei ragni, passare poi alla visione di fotografie o filmati di ragni, successivamente di modellini di plastica di ragni (magari da toccare), per arrivare ad avvicinarsi a delle gabbie dove sono rinchiusi ragni vivi, fino ad avvicinarsi a ragni vivi liberi.

O almeno questa era la prassi fino a poco tempo fa. La nuova terapia si chiama realtà virtuale! Pare infatti che questa realtà simulata, finora scenario di storie fantastiche o di videogiochi da bar, inizi a trovare applicazioni sorprendenti come la creazione di ambientazioni virtuali che permettono di aiutare i pazienti affetti da queste patologie a vincere le proprie paure. Infatti la strategia migliore per superare queste paure irrazioneli è affrontarle. Ma questo il più delle volte è impossibile. In questi casi la l’ambiente virtuale offre la soluzione ideale: il paziente può confrontarsi con le proprie ansie fra le sicure pareti dello studio del suo psicoterapeuta.

In Italia queste tecniche sono in sperimentazione per curare disturbi alimentari: il progetto, chiamato Vrepar, è coordinato dall'Istituto auxologico italiano, sotto la direzione di Giuseppe Riva. Al paziente vengono mostrati cibi diversi ognuno col proprio apporto calorico. Una bilancia virtuale mostra i cambiamenti in peso a seconda del cibo scelto. Uno studio preliminare mostra un miglioramento significativo nell'apprezzamento del proprio aspetto fisico da parte dei soggetti esposti alla terapia. Ed è proprio grazie a quest'innovativa terapia che il professor Riva si è aggiudicato il prestigioso Laval Award come riconoscimento ai risultati scientifici ottenuti.

4 commenti:

trini ha detto...

E' incredibile come si può usare internet.

Anonimo ha detto...

Ciao !

Mai prima avevo sentito parlare dalla koumpounofobia; mi pare una fobia bizzarra.
saluti. Mercedes

Mila ha detto...

Interessante, sì, molto interessante; ma per le persone affette di fobie il solo fatto di avvicinarsi benché virtualmente a uno di questi, mettiamo vermi, lo fa impazzire, solo a pensarci mi è venuta una minicrisi. Se lo psichiatra è bravo e anche tenero e ... forse...
Comunque l'altro giorno alla rai c'è stata una donna con aviofobia e diceva che la ipnosi, terapia già vecchiotta l'aveva aiutata tantissimo a superare i suoi problemi perché oltre all'avvicinarsi all'oggetto della fobia è importante conoscerne l'origine (non dell'oggetto, ovviamente).
Baci, baci Cris

Mila

Amparo ha detto...

Non penso che sia così facile curare una fobia. La gente che la soffre lo passa veramente male.

Amparo Santaúrsula