venerdì 10 settembre 2010

La ballerina di Bagdad


(foto da internet)


La scrittrice valenzana Gemma Pasqual ci onora con la sua amicizia. Abbiamo ricevuto questo suo testo, che introduce la pubblicazione del libro Llàgrimes sobre Bagdad in italiano, col titolo La ballerina di Bagdad, edito da poco nel nostro paese, presso San Paolo. A Gemma vanno le nostre più vive congratulazioni.

Non so come e perché, un giorno lessi una notizia sul giornale La Presse di Montreal, del 13 gennaio 2003. Il titolo diceva: «Nel clima di guerra, le bambine iraniane iniziano a studiare danza. Come nella altre scuole di danza del mondo, le allieve della scuola di musica e arte di Bagdad preparano un saggio finale. La differenza sostanziale consiste nel fatto che le alunne non sanno se la rappresentazione si terrà sotto le bombe e i missili».
La notizia spiegava che c’erano circa venti bambine iscritte al corso di danza e che le lezioni continuavano, con una certa regolarità, grazie allo sforzo della loro maestra Zikra Minhaim.
Mi sembrò incredibile! Non avrei mai potuto immaginare che in quella città devastata dalle bombe, in quella città che entrava ogni giorno nel salotto di casa mia dalla finestra del telegiornale, ci fosse spazio per la danza.
Ci pensai su e volli conoscere altre cose su quel paese distrutto dalla guerra che, in un tempo lontano, era stato la culla della civiltà: lì venneinventata la scrittura, e lì nacque la bellissima Sharazad.
Mentre cercavo nei libri, nei giornali e su Internet, tutte le notizie sull’Iraq, ebbi modo di conoscere la vita quotidiana della gente: le casse lussuose dei ricchi, le villette a schiera del ceto medio e le periferie densamente popolate dei più poveri. Osservai come quella guerra crudele aveva fatto retrocedere di secoli un intero paese.
Come in tutte le guerre, sono le donne e i bambini a pagare l'altissimo prezzo del conflitto, però in questo caso concreto la realtà era inquietante: si era passati dalla dittatura di Saddam al caos dell’occupazione.
Le donne soffrivano ogni giorno una violenza indiscriminata; avevano perso i diritti basilari di ogni essere umano e la denutrizione e le malattie minacciavano i più piccini.Nel mio libro ho voluto riflettere proprio questo universo: come una famiglia, nella quale tutti noi ci possiamo riconoscere, perde, all'improvviso, tutto ciò che ha e realizza un viaggio nel tempo fino al Medioevo: senza luce, senz'acqua, senza cibo...
Vorrei che i nostri adolescenti riflettessero e pensassero ai vantaggi di vivere nel cosiddetto Primo Mondo e, che, allo stesso tempo, cercassero di riconoscersi nella protagonista del romanzo, e che potessero sentire, anche per un istante, la sua sofferenza.
Vorrei che quando si sentisse parlare dell'Iraq, della guerra, quando gli attentati irrompessero nelle nosttre case, quasi ogni giorno, dalla finestra del telegiornale, pensassimo a Erfan, alla piccola Mawj o a Murtada, e a tutti i bambini che, come loro, soffrirono la guerra ,crudele e sanguinaria, che ha distrutto il paese.

Gemma Pasqual i Escrivà

3 commenti:

Anonimo ha detto...

È una buona scrittrice. Sa anche italiano?
Lluís

Gurpreet Singh ha detto...

Boooooooooooooooooooooooooooooooooo😆😆😯😯

Gurpreet Singh ha detto...

Booooooooooooo