venerdì 8 maggio 2015

Pet therapy



(foto da internet)

Volare, oh oh, cantava il grande Domenico Modugno, ma, a volte, non è così facile. 
Secondo una recente statistica il 40% dei passeggeri che sale sull’aereo ha paura di volare. 
Dall'aereo, purtroppo, non si può scendere quando si vuole, non si possono aprire i finestrini per prendere una boccata d'aria e non si ha il controllo della situazione del mezzo. Secondo gli esperti molte delle situazioni che scatenano il panico nei passeggeri sono interpretazioni erronee di normali condizioni legate al volo. Ad esempio, mentre in fase di decollo la salita è legata a una forte accelerazione che il passeggero percepisce chiaramente, nella fase successiva l'aereo continua a salire a velocità costante. Questa mancanza di percezione dell'accelerazione viene spesso attribuita a una difficoltà dell'aereo. La stessa cosa succede nel caso delle turbolenze. Gli scossoni legati ai vuoti d'aria non sono altro che normale amministrazione. 



(foto da internet)


Comunque, gli esperti segnalano che i primi passi per allentare la paura sono due: conoscere e fidarsi.
Alcune compagnie aeree hanno pubblicato on line dei consigli utili per i passeggeri:
a) ascoltare musica. Può calmare le tensioni nervose. Le canzoni da scegliere per il volo dovranno avere un ritmo lento. 
b) Non siamo i soli ad avere paura. Può essere utile pensare che i passeggeri intorno a noi stiano provando la stessa sensazione.
c) Il posto. E' importante saper scegliere il posto giusto in aereo: in un MD-83, è bene tenersi alla larga dall'ultimo posto che è proprio sopra il frastuono dei motori. Su un Airbus A320, invece, le file in cui le manovre del pilota si sentono meno vanno dalla 6 alla 11. 
d) Prima di salire a bordo vanno evitate le bevande eccitanti, come, ad esempio, il caffè. 



(foto da internet)

e) Riposarsi. Prima di partire è consigliabile essere riposati per evitare che la stanchezza amplifichi il malessere. 
f) Google addio. Non guardare mai il meteo prima di partire in cerca di turbolenze in rotta e al bando anche la ricerca dei disastri aerei più recenti...
g) Imparare a respirare. E' molto utile saper respirare col diaframma per controllare la paura o a evitare condizioni di panico. 
h) Parlare (in caso di necessità) col passeggero vicino o con gli assistenti di volo.
i) Distrarsi. Un libro, un lettore mp3, il pc sono una buona compagnia durante il volo.



(foto da internet)

Per l'estate che si avvicina l'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova metterà a disposizione dei propri passeggeri una squadra speciale di meticci, Labrador, Golden Retriver per ridurre l’aerofobia e trascorrere i minuti che precedono al decollo esercitandosi con un cane e giocando con lui. L’iniziativa, già sperimentata con successo nel dicembre scorso, sarà ripetuta tra un mese nello scalo genovese. Si tratta della cosiddetta pet therapy,  utilizzata con successo negli USA, per ridurre la paura di volare. 
"L’iniziativa ha avuto grande successo - spiega Sonia Ricciu dell’Associazione Archipet che organizza l’evento insieme alla direzione dell’aeroporto - anche perché la gente effettivamente preferisce trascorre il tempo insieme agli animali piuttosto che isolarsi magari navigando sul tablet o leggendo una rivista". 
Al tempo stesso, però, il contatto con i cani permette di far scendere l’ansia da volo. Negli Stati Uniti ed in altri paesi la pet therapy è diventata una consuetudine. In Italia sta iniziando a diventare una importante realtà.
Bau!





mercoledì 6 maggio 2015

Pasta in 3D


(foto da internet)

Il futuro degli italiani a tavola? Inizia così: "Per mio figlio può stampare un paio di cubi giganti al pomodoro? Espressi, mi raccomando. E senza glutine". Non è una nuova serie di Star Trek, ma quello che stanno progettando a Parma, dove la Barilla ha messo a punto una nuova maniera per fare la pasta:stamparla in 3D. "L'idea  - spiega la vice presidente del settore ricerca e sviluppo - è nata in un meeting con dei ricercatori olandesi tre anni fa. Loro volevano esportare la tecnologia della stampa 3D al settore alimentare e la pasta è sembrata il prodotto ideale: è liquida, semplice, fatta solo di acqua e semola".
Prima la inventi poi la mangi. "La pasta del futuro è stampata in 3D"
(foto da www.repubblica.it)

L'ultimo prototipo è arrivato la scorsa settimana e il progetto è ancora sperimentale, che nel campo della tecnologia alimentare significa un orizzonte di dieci anni per capire come andrà a finire, ma sta dando buoni risultati. "La prima volta ci abbiamo messo 20 minuti per stampare un singolo pezzo di pasta,  dopo due anni ci mettevamo due minuti a farne quattro, adesso siamo vicini a stampare un piatto di pasta in due minuti".


(foto da internet)

Basta caricare l'impasto nelle cartucce della macchina al posto dell'inchiostro e il gioco è fatto. Tutto dura pochi minuti: il tecnico disegna una forma sul computer e le informazioni vengono trasmesse alla stampante, che le materializza già pronte da cuocere, sotto forma di cubi, trivelle, lune, tronchi, rose. Qualsiasi forma, in qualsiasi dimensione, in qualsiasi impasto. Per inventare nuove forme è stato commissionato un concorso di design a una startup, la Thingarage di Roma. Hanno partecipato 530 candidati con 216 progetti e hanno vinto tre formati: le rose, i vortici e le lune. "La differenza rispetto ai metodi tradizionali è che nella stampa 3D gli estrusori dai quali esce la pasta si possono muovere in tutte le direzioni" spiega la Barilla. 

Prima la inventi poi la mangi. "La pasta del futuro è stampata in 3D"
(foto da www.repubblica.it)


I campi di applicazione sono diversi. Oltre all'uso domestico, si pensa a veri e propri ristoranti dove sarà possibile ordinare piatti di pasta su misura dall'Ipad, o negozi di pasta fresca dove ritirare l'ordine fatto online. "E poi immaginate di indossare il vostro braccialetto elettronico che vi dirà quante calorie vi servono e quante ne avete consumate e che questo si connetta con la stampante per produrre il piatto di pasta che fa per voi: un giorno con più fibre, un giorno con i grani antichi, un giorno con le verdure. Non è solo design, è anche un'idea diversa di alimentazione e di gastronomia".

(foto da internet)


E i cuochi che ne pensano? "Mi piacerebbe cucinare una costellazione a partire dalle lune", sorride lo chef di Barilla Roberto Bassi facendo saltare un piatto di "vortici" freschi di stampa con gamberi, zenzero e zucchine. A insegnargli il mestiere è stata la nonna, cuoca anche lei. "Non credo le piacerebbe usare la stampante 3D per fare la pasta. O forse sì: in fondo cambiano anche le nonne. Avete visto in quante usano l'iPad?"

lunedì 4 maggio 2015

Il Labirinto della Masone


(foto da internet)

Franco Maria Ricci è senz'altro una delle personalità più complete e complesse del panorama culturale italiano. La sua attività professionale si può dividere in quattro distinti settori: grafico-designer, collezionista, editore e ideatore di labirinti.
L'ultima genialità dell'editore è quella di aver ideato un parco culturale che aprirà le porte al pubblico tra pochi giorni. 
Il parco in questione si chiama Labirinto della Masone ed è stato costruito a Masone, una piccola località nei pressi di Fontanellato, in provincia di Parma. È stato progettato da Franco Maria Ricci insieme agli architetti Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto. Il progetto è stato realizzato tra il 2005 e il 2015. 



(foto da internet)

All'interno del parco sono presenti circa 5.000 metri quadrati di spazi destinati alla cultura che includono un museo, che ospita la collezione permanente, una grande biblioteca e spazi per eventi e mostre temporanei. Il labirinto si trova all'interno di una grande tenuta popolata da decine di migliaia di bambù, e specie diverse, e delimitata da filari di pioppi. Le varietà di bambù presenti a Masone sono state importate e coltivate a lungo fino a risultare perfettamente acclimatate ed integrate nel paesaggio locale. Il percorso del labirinto si estende per oltre tre chilometri. Ogni corridoio del labirinto è largo tre metri. Gli edifici del Labirinto sono costruiti attorno alla corte d'ingresso e alla corte centrale. La corte d'ingresso ospita l'ingresso al museo e al labirinto e i servizi per i visitatori, mentre al centro del labirinto, accessibile anche da un grande viale, è stata costruita la grande corte centrale che ospita spazi espositivi e dedicati agli eventi e una piramide. 



(foto da internet)

Il museo ospita la collezione d'arte di Franco Maria Ricci con 500 opere che vanno dal XVI al XX secolo ed una biblioteca che custodisce l'opera completa degli editori e tipografi Giambattista Bodoni e Alberto Tallone, oltre all'opera della casa editrice fondata da Ricci.
Ma perché un labirinto?  "Da sempre i Labirinti mi affascinano -spiega Ricci-. Insieme ai Giardini, sono tra le fantasie più antiche dell’umanità. Il Giardino, o Eden - così bello che Adamo ed Eva, freschi di creazione, continuavano a stropicciarsi gli occhi - incarna l’innocenza e la felicità; il Labirinto è, invece, una creazione del Potere e una fonte di turbamenti. Riflette la perplessa esperienza che abbiamo della realtà. Sognai per la prima volta di costruire un Labirinto circa venti anni fa, nel periodo in cui, a più riprese, ebbi ospite, nella mia casa di campagna vicino a Parma, un amico, oltreché collaboratore importantissimo della casa editrice che avevo fondato: lo scrittore argentino Jorge Luis Borges. 




(foto da internet)

Il labirinto sarà aperto gradualmente tra maggio e giugno p. v.
Il biglietto d'ingresso costerà circa 15 euro. 
Il Labirinto è stato inserito nel circuito dei castelli del Ducato di Parma e Piacenza.
L'attività della struttura inizierà con una mostra temporanea di Ligabue. 
All'interno della tenuta ci saranno Bookshop, punti vendita di prodotti locali, bistrò, ristorante,  camere per il pernottamento, aree convegni, sala da ballo e una cappella in cui sarà possibile sposarsi.

venerdì 1 maggio 2015

Wwoof


(foto da internet)

Wwoof sta per World wide opportunities on organic farm,  ed è un circuito di aziende agricole, masserie e fattorie biologiche, che ospitano chi è disposto a condividere il proprio lavoro.  In Italia le strutture aderite al progetto sono circa 700 e chi volesse fare una vacanza diversa ha solo l'imbarazzo della scelta: in Val d'Aosta, a Cogne, un allevatore offre un posto in un bungalow per chi lo aiuterà ad addestrare i suoi cavalli andalusi; in Val Maira, in Piemonte, in provincia di Cuneo, una famiglia cerca volontari per pulire i sentieri e tagliare la legna; l'agriturismo Le Bine, in provincia di Mantova, accoglie ospiti per raccogliere la frutta e occuparsi delle smielatura.
Eccovi, quindi, la possibilità di trascorrere un'estate diversa, magari con le mani sporche di terra e scandendo le giornate al ritmo del sole. Dimenticate, però, i telefoni e i computer, non servono a mungere le mucche sulle Alpi o a curare un frutteto. 



(foto da internet)

Chi partecipa al Wwoof non deve spendere un soldo: posto letto e pasti sono garantiti. Le opportunità di questo tipo si trovano ormai in tutta Italia, basta aver voglia di stare all'aria aperta, e volere riscoprire la vita contadina.
Claudio Pozzi, presidente del Wwoof Italia afferma: "ll bello di fare wwoofing è riassunto nel nostro motto: condividere la quotidianità rurale alla ricerca di stili di vita in armonia con la natura".
Attenzione, però, a non confondere il Wwoof con una vacanza a basso costo o con un modo per avere lavoratori gratis. In queste esperienze, infatti, non c'entra il denaro. Fare wwoofing è uno scambio in termini umani, nell'ambito di un rapporto culturale ampio.  




(foto da internet)

Il progetto Wwoof nacque nel 1971 in Inghilterra e grazie a internet si è diffuso velocemente in tutto il mondo. 
Nel 2014, in Italia, hanno fatto wwoofing 5500 persone, la maggior parte giovani, tra cui 2200 italiani, 1000 americani e 300 inglesi. 
Wwoof Italia è parte della rete FoWO, la federazione che riunisce le associazioni Wwoof in circa 60 Paesi del mondo.

mercoledì 29 aprile 2015

Guida alla street art della capitale

(foto da internet)

Il progetto della mappa, fortemente voluto dall'assessore alla Cultura, Giovanna Marinelli, unisce centro e periferie, con l'obiettivo di invadere di turisti anche le aree più lontane. Oltre 330 opere, 150 strade e tredici municipi coinvolti. Sono i numeri della mappa della street art romana per raccontare l'arte urbana capitolina a turisti e romani, rendendo di facile fruizione il nuovo museo a cielo aperto nato spontaneamente negli anni tra le strade e i vicoli della città, con il lavoro di 120 artisti da tutto il mondo, di cui oltre la metà italiani e 25 romani. Dalle 18 facciate di Tor Marancia alle opere di Hitnes a San Basilio, passando per lo storyboard onirico di Alice Pasquini in via dei Sabelli, nel quartiere di San Lorenzo, fin fuori dal raccordo, con il murales realizzato da Diavù alla Collina della Pace di Finocchio. 



(foto da internet)

Nei prossimi mesi 50mila mappe della street art verranno distribuite in tutti i punti turistici della città, ma per il Giubileo il vicesindaco ha in mente "percorsi ad hoc per far conoscere a turisti e romani l'arte dell'intera città, dentro e fuori dai musei, con bus turistici a due piani che si vedranno anche a Tor Bella Monaca o a Ostia". Artribune, insieme a Campidoglio e municipi, ha realizzato l'app "Street art Roma", per smartphone Apple e Android, che permette di muoversi in città geolocalizzando le opere, arricchite da schede informative e dettagli.


(foto da internet)

"Mettendo a sistema il fiorire di urban art regaliamo a Roma un nuovo museo pubblico, volitivo e diffuso, in continua trasformazione", commenta l'assessore alla Cultura, che pensa già a bandi con cui colorare la città con nuovi murales. "Ora Roma può confrontarsi con città come Londra, Parigi e San Paolo, che da anni hanno la loro mappa della street art", commenta , che ha anche in programma di "trasformare il museo Macro nella Casa delle street art, come un centro di documentazione sull'arte urbana in sinergia con quel che avviene nelle strade". 


(foto da internet)

"Cambia prospettiva, la strada è il tuo nuovo museo" è lo slogan della campagna rivolta anche ai romani, che sul sito web turismoroma. it già sono attivi nel segnalare all'amministrazione le opere del proprio quartiere ancora non censite, creando un grande archivio digitale (nella sezione "scopri Roma") per muoversi tra i quartieri della street art. E anche il colosso informatico Google si è accorto del fiorire di street art della capitale. Così ha

contattato i romani di NUFactory per accogliere nella piattaforma del Google Cultural Istitute i muri dipinti della città, digitalizzandoli e archiviandoli, per farli resistere al degrado conservandoli nella memoria della rete. 


(foto da internet)

"Abbiamo già immesso oltre 100 opere ad altissima risoluzione - spiega il curatore Francesco Dobrovich - ma entro settembre puntiamo a superare le 300, posizionando Roma subito dietro Londra e Parigi, sul podio delle capitali della street art".

lunedì 27 aprile 2015

La chiameremo Andrea


(foto da internet)

Scegliere il nome per i figli è una decisione importante o è una lotteria?
Il compianto Massimo Troisi, nel film Ricomincio da tre, sosteneva che il nome Ugo era molto adatto per un figlio perché, data la brevità dello stesso, il fanciullo sarebbe stato richiamato facilmente dalla madre, mentre invece, il sofisticato Massimiliano era troppo lungo e quindi da evitare.


E ancora Nanni Moretti, nel film Aprile, organizza una sorta di Champions League  con la compagna per scegliere il nome del figlio.



Recentemente i tribunali italiani hanno dato il via libera anche ai nomi propri che arrivano da culture straniere che non prevedono riferimento al sesso.
La Cassazione ha infatti deciso che anche le bambine in Italia potranno chiamarsi Andrea, accogliendo il ricorso di due genitori che erano stati obbligati dal Tribunale di Pistoia a rettificare il nome della loro figlia in Giulia Andrea. 
Secondo i magistrati di Pistoia il nome "Andrea ha nella tradizione culturale italiana una valenza esclusivamente maschile, con la conseguenza che, nella situazione attuale e salvo modifiche future, l'imposizione di questo nome in via esclusiva viola la legge, in base alla quale il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso". 




(foto da internet)

La Cassazione, però, ha rigettato questa tesi rilevando che "il nome Andrea, anche per la sua peculiarità lessicale, non può definirsi né ridicolo, né vergognoso, se attribuito ad una persona di sesso femminile, né potenzialmente produttivo di un'ambiguità nel riconoscimento del genere della persona cui sia stato imposto, non essendo più riconducibile, in un contesto culturale ormai non più rigidamente nazionalistico, esclusivamente al genere maschile". 
In proposito la Cassazione ricorda che il nome Andrea ha "natura sessualmente neutra nella maggior parte dei Paesi europei, nonché in molti Paesi extraeuropei, tra i quali gli Stati Uniti, per limitarsi ad un ambiente culturale non privo di influenze nel nostro Paese, unita al riconoscimento del diritto di imporre un nome di provenienza straniera al proprio figlio minore nei limiti del rispetto della dignità personale".

venerdì 24 aprile 2015

Giornata mondiale del libro (Sant Jordi)


(foto da internet)

Per festeggiare, a modo nostro, la Giornata mondiale del libro (Sant Jordi), vi proponiamo due testi poetici interpretati dall'indimenticabile Vittorio Gasmann. 
Il primo è Non chiederci la parola, di Eugenio Montale.



Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Il secondo è Verrà la morte e avrà i tuoi occhi di Cesare Pavese.



Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.

Scenderemo nel gorgo muti.

mercoledì 22 aprile 2015

Mare Nostro

(foto da internet)

Lo scrittore napoletano Erri De Luca, ospite lunedì scorso a Piazza Pulita, in chiusura della trasmissione in onda su LA7, ha dedicato una "preghiera laica" alle centinaia di migranti vittime dell'ultimo naufragio nelle acque a Sud della Sicilia, che stanno trasformando una meravigliosa costa in un cimitero. 
Le coste siciliane sono argomento in prima pagina di tutti i giornali internazionali, perché prese d'assalto da flussi migratori di profughi che scappano dalla più totale e desolante disperazione. 

(foto da internet)

Non ci sono parole né leggi che riusciranno a fermare quest'esodo, però oggi vogliamo condividere con voi la preghiera, di cui vi proponiamo il testo completo: "Mare nostro che non sei nei cieli". 

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell'isola e del mondo
sia benedetto il tuo sale
e sia benedetto il tuo fondale
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte
le loro reti tra le tue creature
che tornano al mattino
con la pesca dei naufraghi salvati

Mare nostro che non sei nei cieli
all'alba sei colore del frumento
al tramonto dell'uva di vendemmia,
Che abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste

Mare nostro che non sei nei cieli
tu sei più giusto della terra ferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le riabbassi a tappeto
custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale
fai da autunno per loro
da carezza, da abbraccio, da bacio in fronte
di padre e di madre prima di partire.

lunedì 20 aprile 2015

La pajata (riabilitata)


(foto da internet)


Dopo quattordici anni di bando deciso dall’Unione europea in seguito all’allarme mucca pazza, la pajata (in italiano pagliata) può tornare a tavola, e ridare smalto alla tradizione dei piatti romaneschi. L’Unione europea ha infatti approvato, la modifica del regolamento comunitario sulle misure di prevenzione e controllo della Bse che riammette in tavola la colonna vertebrale dei bovini e l’intero pacchetto intestinale. Un via libera che segue all’assenza ormai dal 2009 di casi di mucca pazza in Italia.
L’evento è stato festeggiato dalla Coldiretti e anche dai ristoratori della capitale, specialmente quelli legati alla tradizione romanesca.




(foto da internet)

Pajata è il termine con il quale si identifica l'intestino tenue del vitellino da latte o del bue, che viene utilizzato principalmente per la preparazione di un tipico piatto di pasta usando i rigatoni.
La pajata fa parte del cosiddetto quinto quarto, ovvero la parte della mucca che un tempo veniva considerata meno nobile, da qui le sue origini umili. La ricetta tradizionale prevede che l'intestino venga lavato, ma non privato del chimo in modo tale che, una volta cucinato, possa dar forma ad una salsa di sapore acre e forte, a cui si aggiunge il pomodoro.
Nelle Marche, si usa fare la pagliata arrostita alla brace detta spuntature.
Ecco a voi la ricetta dei rigatoni con la pajata. 
Buon appetito!



venerdì 17 aprile 2015

La Val d'Orcia (in treno)




(foto da internet)

La Val d'Orcia è in Toscana, a cavallo tra le province di Siena e Grosseto. E' stata inserita nella World Heritage List dall'Unesco nel 2004. E' un felice connubio di arte e paesaggio, spazio geografico ed ecosistema, ed è l'espressione di meravigliose caratteristiche naturali ma è anche il risultato e la testimonianza della gente che vi ha abitato.
Secondo l'Unesco questa valle è un eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel Rinascimento e rispecchia gli ideali del buon governo tipici della città-stato italiana, i cui splendidi luoghi sono stati celebrati dai pittori della Scuola Senese, fiorita tra il XIII ed il XV secolo.
Le immagini della Val d'Orcia, ed in particolar modo le riproduzioni dei suoi paesaggi, in cui si raffigura la gente vivere in armonia con la natura, sono così divenute icone dell'epoca rinascimentale.



(foto da internet)

Ne è un esempio perfetto il ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo (1338-1339), conservato nel Palazzo Pubblico di Siena.
Si tratta di opere d’arte capaci di andare al di là del valore artistico per trascendere in quello architettonico, ambientale e sociale.
Dolci colline ricoperte da una fitta vegetazione di vigneti, oliveti, cipressi, faggeti e castagneti, interrotta da antichi abitati di origine medievale, case rurali e rocche con torri impervie che si disperdono nell'isolata e tranquilla natura dei luoghi: è questo lo scenario che si presenta agli occhi del visitatore della Val d’Orcia, scenario suggestivo, proprio come ritratto dai maestri della Scuola Senese.
Cinque milioni di anni di storia geologica hanno lasciato il segno su questo territorio che oggi presenta una peculiare varietà di specie vegetali ed animali.


(foto da internet)

Anche i depositi di lava dei vulcani ormai spenti di Radicofani e del monte Amiata hanno contribuito a delineare le forme di quest’area; la lava, induritasi, ha dato vita alle pietre scure conosciute come trachiti. Le rocce laviche si susseguono accompagnando il corso del fiume Orcia che taglia la valle e ne esce attraverso una profonda spaccatura.
La Val d’Orcia ha legato i suoi destini alla via Cassia, la grande strada romana che metteva in comunicazione Roma col nord Italia e che attraversa per intero la valle.
Una strada che, per gran parte del suo percorso, ricalca la storica via Francigena, dove il senso del viaggio ha lo spirito del pellegrinaggio.
Il transito continuo di uomini e merci lungo tale fondamentale via di collegamento decretò l’importanza di alcuni centri abitati dell’area fino a suscitare l’interesse della Repubblica di Siena nel XV secolo.



(foto da internet)

Dopo la metà del '500, la Val d’Orcia entrò nell'orbita fiorentina insieme ai domini senesi, conservando il solo valore di area agricola.
Castiglione d'Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d'Orcia sono i cinque splendidi comuni che hanno scelto di dare vita al Parco della Val D’Orcia per tutelarne l’ambiente e il territorio e per promuoverne il marchio.
Contignano, Monticchiello, Bagno Vignoni, Rocca d'Orcia, Campiglia d'Orcia, Bagni San Filippo, Vivo d'Orcia, sono altre magnifiche località che in questa zona costituiscono anche un tuffo in un passato affascinante e ricco di suggestioni.
La ricchezza e la varietà del paesaggio non sono gli unici elementi che caratterizzano questo territorio incontaminato, anche la produzione enogastronomica è infatti uno dei punti di forza della Val d'Orcia: il cacio pecorino di Pienza, il miele della Val d'Orcia, l'olio extra-vergine di oliva di Castiglione d'Orcia, i salumi di Cinta Senese.



(foto da internet)

E ancora funghi e tartufi, e uno dei vini più famosi al mondo: il Brunello di Montalcino.
Ebbene, per chi volesse visitare la Val d'Orcia, le Ferrovie dello Stato mettono a disposizione dei turisti un treno d'epoca che percorre la tratta tra Asciano e Monte Antico per 51 km. 
L'itinerario fu inaugurato nel 1872 e venne chiuso al servizio regolare nel 1994. Il percorso si snoda tra le crete senesi e la Val d’Orcia ed è uno dei quattro prescelti dalle Fondazione FS per il progetto di riqualificazione delle linee storiche.  L’obiettivo è permettere lo sviluppo di una particolare forma turistica, che possa, valorizzare l’Italia come un museo diffuso. Il treno utilizzato per il percorso turistico è composto da alcune carrozze risalenti agli anni ‘20 e ‘30, con interni in legno e finiture d’epoca e da due locomotive degli anni ‘60 e ‘70.
Buon viaggio!

mercoledì 15 aprile 2015

Pizza o Happy meal?





(foto da internet)

Sono bastati venti secondi di spot a Mc Donald's per dire che i bimbi preferiscono l'happy meal alla pizza.  E in quei venti secondi sono saltati sulla sedia i maestri della tradizione e i cultori di quel cibo che da Napoli ha conquistato il mondo. La pubblicità della casa americana mostra una famiglia in pizzeria. "E tu che pizza vuoi?", chiede il cameriere al bambino seduto al tavolo con  i genitori. E senza esitare il piccolo risponde: "Un happy meal", lasciando l'uomo a  bocca aperta. Nelle immagini, cambia la location e la famiglia si ritrova felice nel fast food. "Tuo figlio non ha dubbi", dice la voce fuori campo. 

"È blasfemo suggerire che i bimbi preferiscano l'hamburger. Sono senza parole. La pizza non si tocca: è un cibo di qualità, il più conosciuto al mondo" commenta Eduardo Pagnani, uno dei titolari dell'antica pizzeria Brandi di Napoli, luogo in cui si racconta abbia visto al luce la prima Margherita della storia. Pagnani sta promuovendo da tempo una petizione per far riconosce la pizza patrimonio immateriale Unesco. "Non hanno cognizione di quel che dicono, si agganciano alla pizza perché forse sono in difficoltà - prosegue - I bambini sono bombardati da pubblicità di ogni tipo, ma di certo non rinuncerebbero mai a un prodotto genuino amato a livello mondiale. Un prodotto così potente da rendere la parola "pizza" intraducibile, universalmente comprensibile. Il fast food non può competere con la nostra tradizione".

mercoledì 1 aprile 2015

Una bella emozione!

Oggi chiudiamo il nostro blog per vacanze pasquali. Vi auguriamo Buona Pasqua con la speranza di strapparvi un sorriso con il post di oggi. 

(foto da internet)

Qualche giorno fa sui quotidiani di tutt'Italia si leggeva una strana e curiosa notizia: 
Una vecchina di 98 anni non rispondeva alle insistenti chiamate di sua nipote, né al telefono né al campanello, e così la donna, preoccupatissima, si è messa in contatto con i vigili del fuoco. I pompieri si sono recati nel domicilio dell'anziana signora, a Firenze, e, dopo vari tentativi, hanno dovuto sfondare la porta. In realtà le operazioni d'ingresso si sono rivelate alquanto complesse, perché la porta d'ingresso era chiusa con due lucchetti supplementari, ovviamente per ragioni di sicurezza. 
(foto da internet)

Tutti si aspettavano il peggio. Però la vecchietta godeva di ottima salute: era soltanto sdraiata sul letto con delle grosse cuffie alle orecchie, da cui ascoltava a tutto volume le canzoni di Eros Ramazzotti. Certo, i vigili l'hanno dovuta rassicurare, giacché la signora si è presa un bello spavento!!!

Insomma è proprio vero che la musica non ha età, come ha detto il cantante, lusingato! 




Ci rivediamo online mercoledì 15 aprile! 
Auguri dai chiodini!