venerdì 16 febbraio 2018

Il Carnevale di Ivrea



(foto da internet)

Anche il Carnevale se n'è andato e ci siamo ricordati, al di là degli sfarzi di quello di Venezia, dei carri allegorici di quello di Viareggio, di una celebrazione assai peculiare in Italia che, secondo il quotidiano The Guardian è una delle migliori mete per assaporare un Carnevale veramente alternativo: il Carnevale di Ivrea"Ivrea la bella che le rosse torri
specchia ... ", scrisse il Carducci della cittadina che  si trova in provincia di Torino.


Se in Spagna c'è la Tomatina -col lancio dei pomodori-, in Italia la più grande battaglia con il cibo si svolge proprio qui, ma a suon di arance. La festa si snoda, infatti, attorno a una sfida tra varie squadre e il lancio dell'agrume si effettua a piedi e dai carri trainati da cavalli. 



(foto da internet)

La battaglia delle arance -che si tiene nel periodo di carnevale- è una tradizione che affonda le radici nel  cosiddetto tuchinaggio (le rivolte contadine contro i nobili che portarono ad alcune forme di protocomunismo) e nella ribellione contro il feudatario di Ivrea che venne cacciato dalla ribellione popolare (rappresentata, durante la festa, dalla figlia del mugnaio che lo avrebbe giustiziato) e che permise alla città di essere un comune libero.  Alla tradizione napoleonica si devono invece la sistematizzazione della celebrazione attuale e l'introduzione della figura del Generale che sovrintende l'evento e del berretto frigio come simbolo di libertà.
Quello di Ivrea è il più antico Carnevale Storico d’Italia ed è un evento unico in cui storia e leggenda si intrecciano per dar vita a una grande festa civica popolare dal forte valore simbolico.




(foto da internet)

La spettacolare Battaglia delle arance si svolge per tre giorni nelle principali piazze cittadine. Il carnevale eporediese si caratterizza per un complesso cerimoniale che attinge a diverse epoche storiche fino a culminare nel Corteo Storico. Vera protagonista della festa è la Vezzosa Mugnaia, simbolo di libertà ed eroina della festa sin dalla sua apparizione nel 1858. Ad accompagnarla c'è il Generale, di origine napoleonica, che guida lo Stato Maggiore, e poi il Sostituto Gran Cancelliere, cerimoniere e rigido custode della tradizione, gli Abbà, bambini che rappresentano i cinque rioni del borgo e il Podestà, rappresentante del potere cittadino. A scandire il Corteo, le note della banda di Pifferi e Tamburi.



(foto da internet)


Lo spirito dello Storico Carnevale d’Ivrea si incentra nella rievocazione della sollevazione del popolo contro il Marchese di Monferrato che affamava la città. Nella leggenda fu il gesto eroico di Violetta, la figlia di un mugnaio, a liberare il popolo dalla tirannia. Ribellatasi allo ius primae noctis imposto dal barone, Violetta lo uccise con la sua stessa spada e la celebre battaglia delle arance rievoca questa rivolta. In segno di partecipazione alla festa tutti i cittadini e i visitatori, a partire dal giovedì grasso, su ordinanza del Generale, scendono in strada indossando il classico berretto frigio, un cappello rosso a forma di calza che rappresenta l’adesione ideale alla rivolta e quindi l’aspirazione alla libertà, come fu per i protagonisti della Rivoluzione Francese.





(foto da internet)

La Battaglia delle arance, l’elemento più spettacolare della festa, rappresenta la rivolta del popolo (aranceri a piedi) contro le armate del tiranno (aranceri sui carri), si svolge per tre pomeriggi (da domenica a martedì grasso) e le squadre a piedi, senza alcuna protezione, combattono contro gli aranceri sui carri, protetti da caschi di cuoio.
Alla battaglia prendono parte nove squadre: Asso di Picche, la Morte, gli Scacchi, gli Scorpioni d’Arduino, i Tuchini del Borghetto, la Pantera Nera, i Diavoli, i Mercenari e i Credendari, che tirano da posti fissi.
I carri, invece, sono divisi in pariglie (2 cavalli) e quadriglie (4 cavalli) che si alternano all’interno delle piazze per pochi minuti.





(foto da internet)

Degno di nota è anche il Corteo Storico del Carnevale di Ivrea, popolato da svariati personaggi di epoche differenti: la Vezzosa Mugnaia (Violetta) con la sua Scorta d’Onore, il Toniotto (suo marito), il Generale e lo Stato Maggiore, il Sostituto Gran Cancelliere, il Podestà garante della libertà cittadina, gli Alfieri con le bandiere dei cinque rioni rappresentati dagli Abbà, la banda di Pifferi e Tamburi. Durante le due domeniche che precedono il Carnevale il protagonismo è tutto dei piccoli Abbà, e cioè i bambini-rappresentanti che vengono presentati dai balconi dei rispettivi rioni. Il giovedì grasso è il giorno del passaggio dei poteri dal Sindaco al Generale, e il clou dei preparativi è sabato sera quando, dal balcone del Municipio, viene finalmente svelato il nome della Vezzosa Mugnaia, l'eroina del Carnevale.


(foto da internet)

La domenica mattina è il Podestà il protagonista di una delle cerimonie più simboliche, la Preda in Dora: e cioè il lancio di una pietra nel fiume che simboleggia la distruzione della sede del tiranno. 
Durante i giorni di festa si svolgono le tradizionali Fagiolate nei rioni della città. Le Fagiolate risalgono al Medioevo, quando i fagioli erano distribuiti ai poveri dalle Confraternite eporediesi. Ad Ivrea si servono i cosiddetti faseuj grass: fagioli cotti per più di sei ore all’interno di pentoloni di rame con cotenne, cotechini, ossa di maiale, lardo e cipolle. 
La festa si chiude con la Polenta e Merluzzo, il mercoledì delle Ceneri. In piazza Lamarmora si può gustare questo piatto della tradizione eporediese.
La celebrazione finisce definitivamente con il saluto tradizionale in dialetto canavesano Arvëdse a giòbia a 'n bòt (Arrivederci all'una di giovedì), formula con la quale ci si dà appuntamento al carnevale dell'anno seguente.

mercoledì 14 febbraio 2018

Perché Sanremo è Sanremo

Risultati immagini per sanremo 2018
(foto da internet)


In questi giorni di Carnevale, non possiamo non dedicare un post all'edizione del Festival di Sanremo appena conclusa. 

I vincitori  della 68esima edizione del Festival sono Ermal Meta e Fabrizio Moro con Non mi avete fatto niente
Al secondo posto Lo Stato Sociale con Una vita in vacanza, terza Annalisa con Il mondo prima di te

Ecco il podio con, al primo posto, i protagonisti dell'unico "caso" di questa edizione che ha tenuto banco per i primi giorni del festival, in quanto accusati di plagio. "Nessun senso di rivalsa, solo tanta felicità" dicono i vincitori. "Non abbiamo mai pensato ai pronostici, se ci avessimo pensato saremmo entrati in ansia da prestazione", dice Meta.

Risultati immagini per sanremo 2018
(foto da internet)


Però, a parte la gara canora, vogliamo condividere con voi l'esibizione del direttore artistico Claudio Baglioni con la cantante Fiorella Mannoia in "Mio fratello che guardi il mondo", canzone di Ivano Fossati contro la guerra, a seguito del monologo del conduttore del Festival, l'attore Pier Francesso Favino tratto dal monologo di "La notte prima delle foreste" di Bernard-Marie Koltès.

Dunque , tra tanta musica e lusso e polemiche, un momento intenso sul tema dell'immigrazione, della sofferenza, di chi è costretto a spostarsi per sperare in un futuro e cercare un posto nel mondo.



lunedì 12 febbraio 2018

Apuleio e il Tapulòn: qui casca l'asino...





(foto da internet)

L'asino (Equus asinus), chiamato anche somaro o ciuco, è una specie di mammifero perissodattilo del genere degli equini, sottogenere AsinusNe esistono numerose razze diffuse in tutto il mondo. È utilizzato dall'uomo principalmente come animale da lavoro e come mezzo di trasporto per cibo e merci, in particolare per carichi pesanti o traini. L'asino è considerato anche un simbolo di ottusità e ignoranza: è infatti famigerato per la sua ostinazione e testardaggine, e l'appellativo di somaro viene dato allo studente svogliato o poco intelligente. L'asino è più piccolo e mansueto del cavallo ed ha le orecchie più lunghe. Il suo manto è generalmente di colore grigio salvo il ventre; il muso e il contorno degli occhi sono bianchi. Un asino maschio può incrociarsi con una giumenta per generare un mulo e un cavallo maschio può incrociarsi con un'asina per generare un bardotto







(foto da internet)


L'asino ebbe un ruolo importante nella cultura classica: basti pensare all'asino in cui si trasforma il protagonista de le Metamorfosi dell'africano Apuleio di Madaura, un romanzo che ebbe straordinaria fortuna di lettori e di critica.
Il testo racconta in prima persona le avventure di Lucio, un giovane inquieto, che in un suo viaggio in Tessaglia, terra di maghi e di streghe, è, dopo varie avventure, ospite di Milone, la cui moglie è potente maga Panfila. Per inseguire la maga, trasformatasi in gufo, Lucio supplica la schiava Fotide di consentirgli la stessa metamorfosi della strega cospargendogli il corpo con un unguento magico che Panfila aveva rivelato alla ragazza.
Ma Fotide sbaglia vasetto e il giovane è trasformato in asino!
Lucio potrà riacquistare le sembianze umane solo mangiando delle rose, pianta sacra a Iside. Da questo momento in poi tutto andrà storto e Lucio, ormai asino, solo nell'XI libro, potrà riprendere le sembianze umane grazie all'intervento salvifico della dea Iside.







(foto da internet)


Il consumo di carne d’asino era presente anche ad Atene, dove esistevano mercati dedicati alla vendita di questo prodotto. Erodoto descrisse la presenza di asini preparati al forno nei banchetti dei cittadini più abbienti. Il latte d’asina ebbe anche un ruolo molto importante: era, infatti, consigliato come purgante, ed era, secondo Plinio, un rimedio antirughe. Giovenale riporta che Poppea, moglie dell’imperatore Nerone, faceva il bagno nel latte d’asina...
In italiano ci sono numerosi modi di dire con il termine asinoessere, parere un a., essere un a. calzato e vestito, dicesi di persona rozza e ignorante; come apostrofe o titolo ingiurioso: asino!, pezzo d’a.!; duro, cocciuto come un a.; dicesi di persona testarda; a. bardato, a. risalito, dicesi di chi da povero è diventato ricco e potente, senza reali meriti e conservando sempre evidenti tracce della sua origine; bellezza dell’a., bellezza esclusivamente fisica esteriore; fare l’a.,  comportarsi in modo grossolano, o anche fare il cascamorto; qui casca l’a., qui è l’ostacolo, la difficoltà; credere, far credere che un a. voli, credere, far credere cose impossibili; lavare la testa all’a., fare cosa inutile; e ancora il proverbio meglio un a. vivo che un dottore morto (che è un'esortazione a non ammazzarsi con lo studio eccessivo).





(foto da internet)


L'Italia è uno dei pochi paesi al mondo in cui si consuma tuttora la carne dell'asino. In particolare essa serve da base per la preparazione di salami e di vari piatti tradizionali quali, ad esempio, il Tapulòn (o Tapulone) di cui vi parleremo in questo post. 
Anche se l'idea può far storcere il naso a qualcuno, in Piemonte, nella provincia di Novara, c'è  un piatto che la tradizione popolare ricollega alla leggendaria vicenda di 13 pellegrini che tornavano dall'isola di San Giulio sul Lago d'Orta, dove si erano recati a venerare le spoglie del Santo Protettore dell'Alto Novarese; giunti là dove ora sorge il paese di Borgomanero, ebbero una gran fame e decisero di sacrificare l'asino che conduceva il loro carretto. Per attenuarne la durezza, la carne fu tagliuzzata finemente con un coltello e cotta a lungo nel vino.




(foto da internet)

Nacque così il Tapulòn, uno spezzatino finemente sminuzzato, tradizionalmente a base di carne di asino, tipico dell’alto Novarese e della Valsesiache, accompagnato a polenta e patate, era, un tempo, il pranzo dei contadini impegnati nella vendemmia. 
Per prepararlo occorrono i seguenti ingredienti (per 4 persone):
1 kg di polpa d'asino macinata grossa
una testa d'aglio
un cucchiaio d'olio
sale, pepe, chiodi di garofano e qualche foglia di lauro 
vino rosso (si consiglia il Nebbiolo)
preparazione:
si schiaccia la testa d'aglio in una casseruola con l'olio a fuoco vivo, fino a farla friggere. Vi si aggiunge la carne con il sale, il pepe, il lauro ed i chiodi di garofano proseguendo la cottura a fuoco vivo per qualche minuto. Si bagna con il Nebbiolo, abbassando la fiamma, e, dopo circa un’ora di cottura, il Tapulòn sarà pronto. Il piatto si accompagna con polenta gialla o patate al forno ed un buon vino rosso.
Fuori dal Piemonte, il consumo di carne d'asino è assai limitato: nel Ragusano, Chiaramonte Gulfi, ha sede, ad esempio, il salumificio Il Chiaramontano di Massimiliano Castro che produce salumi con l’asino ragusano.



(foto da internet)

Secondo il titolare del salumificio la carne d'asino è delicata, leggera, sana e digeribile, ricca di sali quali il potassio, il fosforo, il calcio e il magnesio e soprattutto è molto magra, con una componente lipidica fondamentalmente composta di grassi insaturi, che contribuiscono a mantenere bassi i livelli di colesterolo. Castro ha iniziato a vendere anche degli hamburger d’asino (detti Shek Burger) con una produzione di circa 800mila hamburger l’anno. 

Nel Padovano e nel Vicentino si mantiene la tradizione del salame d'asino. Nel Veronese si trova anche la pastissada, una specie di spezzatino fatto con la carne d’asino, macerata nel vino Amarone.
Numerose sono anche le sagre dedicate all’asino: dalla festa dell’Uva di Borgomanero, alla Sagra da l’Asan di Coldrerio, nel Canton Ticino

p.s. anni fa, i bambini delle elementari che erano alle prese con le tabelline, cercavano di memorizzare la sequenza dei risultati con delle filastrocche, giocando con i numeri e la rima:
6x6=36... che bell'asino che sei
6x8=48... asino cotto/l'asino col cappotto 


















venerdì 9 febbraio 2018

Osho (de Roma)




(foto da internet)

Osho fu un mistico e maestro spirituale indiano che ebbe un grande seguito internazionale. Professore di filosofia, abbandonò ben presto la docenza per girare il mondo come maestro spirituale. Le sue posizioni suscitarono scalpore e reazioni controverse. Affermò di aver vissuto, da giovane, l'esperienza mistica dell'illuminazione. Negli anni settanta creò un ashram, a Pune, che arrivò a ricevere 30.000 visitatori l'anno.

Nel 1981 si trasferì nell'Oregon dove fondò una comune. Nel 1986 fu duramente osteggiato dal governo statunitense, e decise quindi di tornare in India dove le sue condizioni di salute subirono un drastico peggioramento, da lui attribuito a un avvelenamento subito nelle carceri americane. Morì a Pune a 58 anni.


(foto da internet)

I discorsi di Osho sono stati trascritti e raccolti in circa 650 libri, di cui oltre 200 tradotti in italiano. I suoi insegnamenti si basano sul  risveglio spirituale dell'individuo sull'importanza della libertà, dell'amore, della meditazione, dell'umorismo e sulla gioiosa celebrazione dell'esistenza.
Osho manifestò sempre una forte avversione per le religioni organizzate e il mondo politico. Le sue idee ebbero un notevole impatto sulla controcultura ereditata dagli anni '60. 
Orbene, il santone indiano dalla faccia simpatica, più un enorme archivio fotografico, più delle espressioni in romanesco, hanno dato vita a Le più belle frasi di Osh, una pagina di Facebook che ha totalizzato quasi 680.000 follower -110.000 anche su Twitter- diventando una delle pagine satiriche più seguite. 


(foto da internet)

Il merito di tutto ciò spetta a Federico Palmaroli, un impiegato romano con uno spiccato gusto della battuta. Le massime ritoccate del santone nacquero per caso per ironizzare sulla tendenza dei social network alla saggezza spiccia. Le perle di saggezza di Palmaroli, tutte in rigoroso romanesco, hanno diverse origini: alcune sono frutto dei ricordi legati alla sua infanzia e altre nascono in maniera spontanea,  ascoltate di solito nei tragitti in autobus nella capitale.
La felice idea di Palmaroli ha anche avuto delle repliche in altri dialetti italiani, anche se l'efficacia del romanesco, uno slang comprensibile a tutti, è davvero ineguagliabile. 



(foto da internet)


Dalla rete, Palamaroli è passato al mondo editoriale: ha già pubblicato tre libri, presso MagicPress, il primo dei quali, con la prefazione del comico Neri Marcorè, s'intitola #LepiùbellefrasidiOsho – Ma fa ‘n po’ come cazzo te pareun libro che si legge in modo davvero peculiare: ogni pagina di destra, infatti, contiene una frase vera di Osho
Marcorè, nella sua prefazione-guida, consiglia di leggerla attentamente e di attraversarla in profondità. Il comico segnala in calce, con una freccia, quando è arrivato il momento in cui bisogna passare dalla pagina di destra a quella di sinistra in cui i lettori troveranno le invenzioni di Palmaroli, in una sorta di connubio tra l’anima spirituale del santone indiano e quella scanzonata dell'impiegato romano.
Ecco a voi una raccolta delle frasi più celebri di Osho  romano de Roma (vedi>>).





mercoledì 7 febbraio 2018

Ristoranti solidali


Risultati immagini per spreco alimentare
(foto da internet)

145 chili di cibo all'anno per persona: è l'incredibile dato dello spreco in Italia. In media ogni italiano butta nella spazzatura quasi un quintale e mezzo di alimenti.
Le verdure sono i prodotti più sprecati. Ma finiscono nei cassonetti anche latticini , frutta e prodotti da forno. 


Le cause principali: la data di scadenza oppure che il cibo che non era piaciuto.
Lo rivelano i "Diari di Famiglia dello spreco", cioè i risultati dei test sullo spreco reale condotti su 400 famiglie a campione di tutta Italia.
Da una parte lo spreco, dall'altra il troppo consumo: "il 20% dei bambini dai 6 ai 10 anni è sovrappeso e il 10% è obeso: i cibi che più si sprecano sono quelli fondamentali contro l'obesità, come frutta e verdura", secondo i dati Enpam, l'ente di previdenza dei medici.

Risultati immagini per spreco alimentare
(foto da internet)

Un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano va sprecato mentre 795 milioni di persone soffrono la fame e 1,9 miliardi di adulti sono in sovrappeso (tra cui 600 milioni di obesi).  Altro paradosso: mentre si butta oltre un terzo del cibo prodotto, di cui l'80% ancora consumabile, dall'altro c'è la necessità di incrementare la produzione alimentare per nutrire una popolazione che raggiungerà i 9 miliardi entro il 2050.
La sfida è dunque quella di assicurare una maggiore quantità di cibo senza intaccare le risorse del pianeta.
L'appello per sensibilizzare in chiave antispreco era già arrivato anche da Papa Francesco: «Il cibo che si spreca è come se lo si rubasse dalla mensa del povero, di colui che ha fame».



Risultati immagini per ristoranti solidali
(foto da www.repubblica.it)


Mentre governi e Istituzioni pensano a campagne su larga scala, c'è chi si organizza in proprio, dando il proprio contributo. Cuochi, ristoratori, fornai e pasticcieri, associazioni di volontariato, da soli o in modo corale costellano l' Italia e l' Europa con iniziative esemplari. Il più famoso è sicuramente il caso dello chef modenese Massimo Bottura che con la moglie Lara Gilmore ha fondato Food For Soul e, a partire dal Refettorio Ambrosiano nato nei giorni di Expo Milano, ha dato moto a una serie di aperture importanti, unendo due obiettivi: recuperare il cibo che andrebbe sprecato (da ristoranti limitrofi) e fornire pasti di qualità a chi ne ha bisogno. In questo ha coinvolto colleghi di fama internazionale che di volta in volta si avvicendano nelle cucine. Da questa necessità è nato anche il libro (ricavati in beneficenza) "Bread is Gold" il pane è oro, ricette di grandi cuochi per non sprecare l'alimento più umile.



Ristoranti solidali, tutti i modi per distribuire il cibo che finirebbe ingiustamente nei rifiuti
(foto da www.repubblica.it)


E poi sui social diventano virali i casi di ristoratori che preparano scatole con pasti per chi ne ha bisogno.
A Manchester il personale del Bosu Body Bar ha iniziato a mettere i pasti avanzati in confezioni da asporto alle porte del locale, dopo aver notato un forte aumento di persone che dormivano all'aperto nei dintorni.
Il ristorante Rochí a Santander lleva ha allestito all'ingresso della cucina un banco su cui pone lunch box (pasta al ragù, polo e patate a seconda del menu del locale) con la scritta: "Si lo necesitas coge". "Non carità, ma condivisione" ha spiegato il titolare. Sul banco non mancano tovaglioli e posate di plastica, pane per accompagnare le vivande.

Immagine correlata

(foto da internet)


Ci sono tanti ristoranti che aderiscono a questa iniziativa anche in Italia: p.es. a Genova la onlus SoleLuna nella piccola stazione di Cornigliano serve piatti caldi a costo zero grazie alle rimanenze delle mense della Ansaldo.
A Roma il progetto delle Acli "Il pane a chi serve" è riuscito a bloccare il flusso che finiva nei rifiuti recuperando 40mila chili di pane grazie a una rete di fornai aderenti. Quel pane accompagna i circa 380mila pasti donati dalle associazioni.
A Napoli Antonio Ferrieri, patron del laboratorio artigianale "Cuori di Sfogliatella" ogni sera regala l'invenduto a chi ha bisogno: circa mille pezzi al mese di rosticceria e 1.200 di pasticceria.
A Bari l'associazione "Incontra" distribuisce ogni sera 100-150 pasti caldi davanti alla stazione, grazie ai prodotti vicini alla scadenza donati dalla catena di supermercati Megamark, alla  frutta e verdura invenduta al mercato, al cibo avanzato nei grandi alberghi della città e al pane, le focacce e i dolcetti di Eataly e dei panifici del centro.


(foto da internet)


Al Maxxi di Roma è stata anche inaugurata una mostra in tema del vignettista Altan, "Primo non sprecare".
In occasione della Giornata di prevenzione dello spreco alimentare, il 5 febbraio, sono state diffuse due ricerche approfondite sull'argomento: il Food Sustainability Index, indice creato da Fondazione Barilla e The Economist Intelligence Unit, che analizza 34 Paesi in base alla sostenibilità del loro sistema alimentare, e i "Diari di Famiglia dello spreco", uno studio condotto da diverse università e dalla campagna "Zero Spreco", per conto del Ministero dell'Ambiente, su 400 famiglie di tutta Italia e un campione di scuole e supermercati italiani.
Dove Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market e della campagna Spreco Zero (che hanno collaborato alla ricerca), dice che "è il momento di rilanciare su due proposte chiave: l'inserimento dell'educazione alimentare nelle scuole primarie, e la richiesta di una normativa comune europea, da promuovere anche attraverso l'Anno europeo per la prevenzione dello spreco alimentare".

Risultati immagini per coop spreco alimentare
(foto da internet)



Il Food Sustainability Index rende noto che c'è per l'Italia una buona notizia, anche se migliorabile: l'Italia è 4/a nella classifica mondiale della sostenibilità del sistema alimentare.
Prima è la Francia, seguita da Germania e Spagna. Confrontando l'indice del 2016 con quello del 2017, nel nostro paese si è passati dal 3,58% del cibo gettato rispetto a quello prodotto, al 2,3%. Merito soprattutto della recente legge Gadda, che ha semplificato le procedure per le donazioni degli alimenti invenduti. La Coop ad esempio ha fatto sapere che, grazie alla nuova norma, nel 2017 ha aumentato le donazioni di alimentari del 15%, arrivando a 6.000 tonnellate.
Per combattere gli sprechi, la Fondazione Barilla consiglia di fare una spesa ragionata con una lista ben precisa, cucinare solo ciò che puoi consumare, fare attenzione alla scadenza dei prodotti, non buttare via avanzi e scarti alimentari. La Coldiretti ricorda che nelle rivendite dei contadini lo spreco è del 15-25%, nella grande distribuzione sale al 40-60%. Un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12 mila chilometri, con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l'emissione di 21,6 chili di anidride carbonica.

Risultati immagini per ''In cucina io non spreco: ricette e consigli, dal campo alla tavola'

(foto da internet)

Syngenta ha realizzato in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare e La Cucina Italiana, ''In cucina io non spreco: ricette e consigli, dal campo alla tavola'', che promuove comportamenti virtuosi a tavola come nei campi, grazie a suggerimenti di chef e agricoltori sulle buone pratiche. 


lunedì 5 febbraio 2018

Una cascata in casa




(foto da internet)

Isola del Liri (Lisëra in dialetto frusinate) è un comune della provincia di Frosinone nel Lazio. Il borgo si sviluppa su un'isola formata dal fiume Liri, dove questo si biforca in due bracci che in prossimità del centro cittadino, all'altezza del castello Boncompagni-Viscogliosi, formano ciascuno un salto, la Cascata Grande (vedi>>) e la cascata del Valcatoio (vedi>>) (o del Gualcatojo).
Isola del Liri, abitata anticamente dai Volsci fu conquistata dai Romani nel 305 a.C., insieme alla vicina Arpinum (Arpino) a causa della sua posizione strategica. Nel Medioevo nacque il centro storico ai piedi della cascata maggiore, simbolo della cittadina.
ll nome di Isola del Liri deriva dal sito in cui si è sviluppato il centro abitato. Il primo nome registrato della città fu Insula Filiorum Petri, cioè Isola dei figli di Pietro, gastaldo di Sora. Nell'uso comune e nella cartografia fu sempre Isola. A seguito dell'unificazione nazionale, Isola divenne Isola presso Sora e, qualche anno dopo, ottenne il nome attuale.




(foto da internet)

La Cascata Grande è alta circa 27 metri: ed è una delle poche cascate a trovarsi nel centro storico di una città. Essa sgorga da una roccia naturale e, a seconda delle stagioni, le sue acque sono ricche e cariche o meno abbondanti. 
La cascata del Valcatoio, è meno spettacolare della prima. Le sue acque sono irregimentate per alimentare un impianto di produzione elettrica e il suo salto, non perfettamente verticale, segue un piano inclinato di circa 160 metri lungo un dislivello di circa 27 metri con una pendenza del 17% circa.
Il fiume Liri nasce in Abruzzo, alle falde del monte Camiciola. Attraversa diversi paesini e oltrepassa il confine fino al Lazio. Il culmine della bellezza lo raggiunge proprio nelle Cascata grande, unico esempio in Europa di cascata al centro della città. 
A nord della cittadina, sul colle San Sebastiano, si conservano i ruderi di una torre (XI secolo), dedicata alla ninfa Marica, genio tutelare del fiume. Da qui si può ammirare un magnifico panorama del paese e dell'intera vallata. 



giovedì 1 febbraio 2018

I giorni della merla


(foto da internet)

Cari chiodini, abbiamo lasciato alle spalle i tre giorni più freddi dell’anno: il 29, il 30 e il 31 gennaio. Questi sono, infatti, i cosiddetti giorni della Merla, un modo di dire nato nella Bassa Padana, dalle parti di Lodi e Cremona, e poi diventato celebre in tutta Italia. 
Merla, dal latino mĕrŭla, femm., è chiaramente la femmina del merlo, e anticamente (conformemente all’etimologia) indicava anche il maschio. 
La leggenda vuole che una merla e i suoi piccoli, che nel passato erano di color bianco, stessero in un comignolo di una casa, al calduccio, per sfuggire al freddo. 
Quando uscirono dal camino, il primo di febbraio, erano tutti neri dalla fuliggine. Da quel giorno tutti i merli, maschi e femmine, misteriosamente, nacquero scuri. 
Un’altra antica tradizione narra che una merla, dalle splendide piume bianche, era vittima del cattivo Gennaio, un mese dispettoso che ogni volta che l’uccello usciva dal nido per cercare il cibo per i suoi piccoli, faceva ghiacciare il terreno su cui l'animale metteva le zampine.



(foto da internet)

La merla era stanca di questo comportamento e un bel giorno decise di fare una bella scorta di provviste, da bastare per un mese. All’epoca, però, Gennaio durava solo 28 giorni e quando la merla uscì dal nido, contenta di aver beffato il perfido mese, Gennaio si arrabbiò e chiese in prestito all'amico Febbraio altri tre giorni per scatenare neve, ghiaccio e freddo. La povera merla dovette ripararsi in un camino e il suo piumaggio si scurì per sempre. 
Questa antica leggenda ha le sue origini nel calendario romano che prevedeva per gennaio solo 29 giorni: probabilmente l’aggiunta di altri giorni, e il freddo di quel periodo, diedero origine al successo della fiaba della merla bianca divenuta nera. 



(foto da internet)

Un'altra leggenda lega il nome de i giorni della Merla a un cannone molto grande, denominato, appunto, Merla, che doveva essere portato oltre il fiume Po. Si aspettò la fine di gennaio per trasportarlo, approfittando del gelo del fiume.
E ancora si narra che sia esistita, nel Seicento, una tal nobildonna de Meli, nativa di Caravaggio, vicino a Bergamo, che doveva andare a sposarsi nella Bassa Padana ma non riusciva a traghettare oltre il Po. Venne in suo aiuto una bella ghiacciata e, a fine gennaio, la carrozza passò sul letto del fiume.
Tutte le leggende concordano però su un punto: i giorni della Merla annunciano l'arrivo della primavera.
Attenzione: se sono freddi, sarà tiepida, ma se gli ultimi giorni di gennaio sono soleggiati, allora la primavera si farà attendere...