venerdì 30 maggio 2014

Vota Antonio! (ma non solo...)


(foto da internet)

Gli onorevoli è un film comico italiano del 1963, diretto da Sergio Corbucci e interpretato da Totò, Gino Cervi, Franca Valeri, Peppino De Filippo, Aroldo Tieri e Walter Chiari. 
Il film racconta le vicende di cinque candidati al Parlamento nei giorni precedenti le elezioni politiche.
La pellicola è nota in Italia per lo slogan elettorale (tautologico) che il grande Totò (Antonio La Trippa) ripete in tutto il fim: "Votantonio, Votantonio, Votantonio, Votantonio!"
Il candidato La Trippa, di fede monarchica, tormenta i condomini suonando la carica e urlando i suoi slogan dal balcone usando un imbuto a mo' di megafono, ma quando si avvede dei loschi fini dei suoi dirigenti rivela alle persone che assistono al suo comizio le loro trame e manda a monte la sua stessa elezione. Un galantuomo, avremmo detto tempo fa.



(foto da internet)

Orbene, dopo la tornata elettorale del 25 maggio, e prima di chiudere il nostro blog per le vacanze estive, vorremmo raccontarvi altre curiosità sulla campagna elettorale che si è tenuta in Italia.
Iniziamo dalla lista L'altra Europa con Tsipras: un candidato ha avuto la felice (?) idea di invitare gli elettori al voto, risuscitando da dentro una bara (vedi) sulle note di La prima cosa bella di Nicola di Bari!!!
Sempre dalla suddetta lista, ecco a voi Franco Arminio, scrittore lucano, poeta, eccentrico il giusto, il quale, sul suo canale youtube, ha lanciato dei comizi particolari (vedi) a galline, pecore, cani, pozzanghere, alberi e perfino a una mucca!!! 



(foto da internet)

Poi abbiamo visto il forzista Pasquale Finocchio, candidato al consiglio comunale di Bari, giocare col suo cognome e ammaliare gli elettori (?) con un gadget: “Vota uno come te: Pasquale Finocchio”, diceva il suo manifesto elettorale. 
In dono, una piccola busta di semi di Foeniculum vulgare. Il finocchio, insomma.
Ignazio La Russa, invece, aveva promesso, prima delle elezioni, che si sarebbe tagliato la barba che l'accompagnava da oltre venti anni, qualora il suo partito, Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, non avesse avesse superato lo sbarramento del 4% previsto. Detto fatto: durante la trasmissione Porta a Porta, e davanti agli occhi di Bruno Vespa, l’ex ministro si è rasato in diretta.
E, per finire, il lessico (vecchio e nuovo) utilizzato in campagna e nel post campagna:
Asfaltato: participio passato del verbo asfaltare (vedi), usato anche come aggettivo, che, stricto sensu, significa coprire con uno strato di asfalto una strada, ma qui utilizzato nei confronti di chi è arrivato secondo (o terzo) con un gran distacco (vedi la voce doppiare). 



(foto da internet)

Doppiare: che è, nelle gare di corsa su pista o circuito, il sorpassare di uno o più giri un avversario, qui usato, però, quando i risultati elettorali offrono distacchi da gran premio di F1 (ce ne sono stati diversi...).
Forchetta: non quella con cui si mangia, ma, in statistica, l'ampiezza della possibile oscillazione tra un valore massimo e un valore minimo.  Gli istituti di statistica non ci hanno capito un tubo né qui né in Italia.  
La forchetta/le forchette, secondo loro, dovevano avere i rebbi strettissimi (niente di più falso...).
Pugnalata al cuore: quella mimata da Grillo all'uscita di casa sua dopo le elezioni. 






(foto da internet)

Maaloxfarmaco a base di idrossido di magnesio e idrossido di alluminio. Questi principi attivi reagiscono con l'acido cloridrico dello stomaco, riducendo cosi l'iperacidità gastrica; venne ingerito da Beppe Grillo in un video, dopo i risultati del M5S del 25 maggio. Comunque, Beppe, meglio il Maalox che un colpo inferto con un pugnale. Dai!! 
Rullo compressore: strumento che, almeno metaforicamente, asfaltò l’asfaltabile e allargò le forchette.
Tsunami: terremoto (elettorale), valanga, tonfo, frana...
Speranza. Da anni questo sostantivo non compariva a commento di un risultato elettorale in Italia (e qui). 
Speriamo bene!!!

p.s. il nostro blog chiuderà, come sempre, a fine maggio. 
Vi auguriamo delle magnifiche vacanze. 
Ci (ri)vedremo online il primo settembre!






lunedì 26 maggio 2014

Nella patria del Perugino


(Foto da internet)

Città della Pieve è una ridente cittadina rinascimentale costruita quasi completamente in mattoni a vista in provincia di Perugia. Ha occupato storicamente una posizione privilegiata nella Val di Chiana, un territorio per secoli conteso dalle città di Chiusi e di Perugia.
E' famosa per aver dato i natali a Pietro Vannucci, detto il Perugino, del quale conserva un preziosissimo capolavoro: l’Adorazione dei Magi, affresco del 1504, che si trova nell’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi, in Via Pietro Vannucci.
Nella Cattedrale dei Ss. Gervasio e Protasio si possono ammirare altre due opere del Perugino: il Battesimo di Gesù, del 1510, e una tavola Madonna in Gloria e Santi del 1514.
La storia della realizzazione del dipinto per l'Oratorio di S. Maria dei Bianchi è alquanto bizzarra. All'inizio del 1504, il Sindaco dei Disciplinati della Vergine, chiamati Bianchi per il colore delle vesti, consultò Pietro Vannucci per la decorazione dell'altare dell'Oratorio. La richiesta è andata perduta ma si è conservata la risposta autografa del pittore.





(Foto da internet)

Il 20 febbraio 1504, Pietro Vannucci scriveva da Perugia al Sindaco:

La penctura che vonno fa nello oratorio de
Desceprinate cie vorieno a meno ducencto florine.
Io me contentarò de cento, chome paisano et venticue sciubbeto,
glatre in tre anne, venticue l'ano, et si dicto contracto sta bene,
me mande la polisa et le cuadrine, et serà facto et lo saluto.

Io Pietro Penctore mano propria,
Peroscia vencte de febraio 1504
Allo Scineco de desceprinate de
Chastello de la Pieve

Il Perugino, pur presentando un preventivo di 200 ducati, si accontentava, "chome paisano", di metà della somma. Voleva un quarto del denaro subito, e il resto in tre rate annuali.
Evidentemente i confratri non disponevano nemmeno di tale somma e cercarono di trattare sul prezzo. Il primo marzo il Perugino inviò una seconda lettera da Perugia, nella quale accordava un ulteriore ribasso di 25 ducati (e siamo ad un totale di 75 ducati!), purché gli fosse inviata una mula per recarsi al paese natio e cominciare a dipingere.


Sabito me manne la mula et col pedone che
verrone a penctorà et fa la polisa pe strencue florene
et così calarò venticue florene et niente più.
Me salutare la chomare et lo saluto

Io Piectro Penctore mano propria,
Peroscia I de marzo 1504


(Foto da internet)

La mula fu inviata a Perugia e Pietro Vannucci dipinse l'affresco nello stesso anno, come risulta dalla data 1504 che si legge al centro del prato, ai piedi del gruppo divino.
Ciononostante i confratelli non poterono rispettare le scadenze del contratto. Tre anni più tardi, il 29 marzo 1507, il Perugino accettò, in cambio del saldo finale di 25 ducati, la proprietà di una casa del borgo, che era stata donata alla fraternita da Mariano di Giovanni Cenci, con la clausola che fosse utilizzata "in adornamento ac pitturas" da eseguirsi nelle case dei Disciplinati.
Insomma, in macchina, in treno, in bicicletta (o con la mula), Città della Pieve è una tappa d'obbligo se andate in Italia!

venerdì 23 maggio 2014

Il cimbro






(foto da internet)


Secondo un recente studio, circa la metà delle settemila lingue parlate sulla Terra è a rischio, e la gran parte potrebbe scomparire entro la fine del secolo. Il pericolo di estinzione di piante e animali è un'emergenza nota a tutti. Ma che anche i linguaggi del mondo stiano rapidamente scomparendo, e con una rapidità impressionante, è cosa di cui probabilmente solo pochi sono consapevoli. Secondo i linguisti, infatti, in media ogni due settimane si estingue una lingua in una qualche parte del pianeta, ed entro questo secolo la metà degli idiomi parlati nel mondo potrebbe finire nell'oblio, portando con sé un immenso bagaglio di cultura.
Oggi vorremmo parlarvi di una lingua minoritaria, in grave rischio d'estinzione, che si parla in Italia: il Cimbro.





(foto da internet)

Nel nord Italia, tra VeronaVicenza e Trento, vive il gruppo linguistico dei Cimbri. Nell'Europa centrale essi sono i germanofoni situati più a sud. Le loro regioni di provenienza sono la Baviera ed il Tirolo, da cui emigrarono attorno all'anno 1000 per colonizzare le allora disabitate regioni montane del Vicentino e del Veronese. Umanisti e letterati italiani diedero a questo piccolo popolo la denominazione di Cimbri (de Tzimbar), collegandoli ai Cimbri sconfitti dal comandante romano Gaio Mario nel 101 a. C.
In realtà le testimonianze storiche rimandano chiaramente ad una emigrazione medioevale dalla zona in cui si parla il dialetto bavarese. 
Parole cimbre come Ertag e Pfinztag per Dienstag (martedì) e Donnerstag (giovedì) testimoniano un dialetto bavarese antico, che sotto molti aspetti ha mantenuto fino ad oggi lo stadio linguistico medioevale. La posizione insulare dei cimbri ha determinato, da un lato, uno sviluppo linguistico peculiare (arcaismi lessicali e fonetici germanici, prestiti dall'italiano) e, dall'altro lato, una progressiva erosione delle dimensioni delle rispettive comunità.




(foto da internet)


Un tempo i Cimbri godevano di una forma di autogoverno; chiamavano i loro territori Sette Comuni (attorno ad Asiago -Sleghe in Cimbro- in Provincia di Vicenza) e Tredici Comuni (a nord di Verona). 
Con l'arrivo di Napoleone gli furono loro tolti gli ultimi resti della precedente autonomia; i susseguenti conflitti tra Austria ed Italia colpirono i Cimbri molto duramente, dato che, durante la Prima Guerra Mondiale, il fronte si trovava proprio all'interno del loro territorio. 
Non c'è, perciò, da meravigliarsi, se l'imminente estinzione della lingua cimbra sia stata temuta da tempo. Già alla metà del XIX venne pronosticata l'estinzione del Cimbro. E invece, contro tutte le previsioni, il cimbro si è mantenuto sino ad oggi. 


(foto da internet)

La lingua cimbra è sopravvissuta anche all'evacuamento di gran parte della popolazione durante la Prima Guerra Mondiale. Attualmente, soprattutto a Giazza, nei Tredici Comuni, e a Roana, nei Sette Comuni, vivono persone parlanti il cimbro.
La lingua cimbra odierna si divide in tre dialetti ed è molto influenzata dai circostanti dialetti veneti. Moltissimi termini veneti sono entrati in esso, e anche la sintassi ha risentito della costruzione veneta. Numerose iniziative di ricerca storica e linguistica sul cimbro, nonché di divulgazione linguistica vengono portate avanti soprattutto dall'Istituto di cultura cimbra di Roana
Salvare il cimbro -sostengono i linguisti- è come salvare un fiore delle Alpi in via di estinzione dalle pressioni mortificanti di una cultura di massa che tutto mercifica e tutto appiattisce.

mercoledì 21 maggio 2014

I Cinquant'anni della Nutella


(foto da internet)

Si celebra l'anniversario della Nutella, di un simbolo tutto made in Italy e le poste italiane emettono un francobollo. 
Lo scorso 18 maggio uno dei prodotti più amati in Italia e all’estero ha compiuto mezzo secolo. 
Si ricorda quel primo barattolo che vide la luce in una fabbrica di Alba, di un’idea nata dalla povertà, dalla voglia di fornire un sostituto economico alla cioccolata e di come si è arrivati a vendere 365 mila tonnellate l’anno in tutto il mondo. Se si mettessero in fila i vasetti di Nutella prodotti in un anno si arriverebbe ad una lunghezza pari ad 1,7 volte la circonferenza terrestre. Ora il gruppo Ferrero è il quarto al mondo nel settore dolciario e ha registrato nell’ultimo bilancio un fatturato di 8,1 miliardi di euro. 

 

Ogni giorno, in ogni angolo del mondo, c’è chi festeggia il proprio compleanno con un barattolo di Nutella. Adesso è la Nutella a festeggiare e a compiere 50 anni. Nel 1964, infatti, usciva dalla fabbrica di Alba il primo vasetto di Nutella, figlia dell’intuito di Michele Ferrero. Oggi un brand mondiale, apprezzato da intere generazioni per il suo gusto inimitabile. Nessuna ricetta ’magica’ né segreta, dicono dalla Ferrero nella conferenza stampa di presentazione dei festeggiamenti.Tutto è scritto sull’etichetta. Ciò che invece resta coperto dal segreto è il processo industriale. Per questo, nessun accesso alle telecamere è consentito. Il presidente di Ferrero Spa, l’ambasciatore Francesco Paolo Fulci:”Ogni prodotto ha una parabola, alla sua ascesa copmincia il declino. La fine dell’ascesa non è assolutamente in vista perchè su ogni mercato in cui ci affacciamo riscuotiamo un successo anche per noi stessi incredibile”.

Nutella è il prodotto alimentare confezionato italiano più popolare e più consumato nel mondo. Ma c’è una sorpresa. I primi consumatori non sono gli italiani, battuti - seppur di poco - dai tedeschi. Il 17 maggio festeggiamenti in piazza nella ’patria’ di Nutella, Ad Alba mentre il 18 maggio, in piazza del Plebiscito a Napoli, è stato organizzato un evento di piaza con concerti e degustazioni. Ma il compleanno si festeggia in tutto il mondo: dalla Germania alla Francia, dalla Russia fino agli Emirati Arabi.


(foto da internet)

Una storia di successo che ha una singolarità. La Ferrero non ha alcuna intenzione di quotarsi in Borsa. Il gruppo di Alba - spiega - «ha sempre rifuggito operazioni finanziarie che privilegiano gli utili in breve tempo» e perché si vuole restare liberi dalle pressioni degli azionisti. 

lunedì 19 maggio 2014

Sud e magia




(foto da internet)

L'antropologo Ernesto De Martino, ha studiato, in testi memorabili, i momenti magici che la cultura popolare meridionale ha prodotto attraverso gli incantesimi d'amore, le fatture, la jettatura e il tarantismo.
Secondo la credenza popolare il tarantismo era una malattia provocata dal morso della tarantola, un ragno che si manifestava soprattutto nei mesi estivi (specialmente nel periodo della mietitura) e che provocava uno stato di malessere generale – dolori addominali, stato di catalessi, sudorazioni, palpitazioni – in cui la musica, la danza e i colori rappresentavano gli elementi fondamentali della terapia.
Il morso del ragno probabilmente era solo un pretesto per risolvere traumi, frustrazioni, conflitti familiari e vicende personali.



(foto da internet)

La Pizzica tarantata è una danza terapeutica che ha origine nell’antichissimo rito di guarigione delle tarantate, cioè le persone morse dalla tarantola, durante la messa-esorcismo del 29 giugno che si svolgeva, presso la cappella di San Paolo a Galatina, nel Salento, in onore a S. Paolo, il protettore di coloro i quali vengono morsi da animali velenosi.
L’esorcismo poteva in ogni caso svolgersi anche in privato, tra le mura domestiche, con l’ausilio di tamburelli, violini, armoniche a bocca e altri strumenti musicali. La paziente (la tarantata, appunto) ballava per ore in preda all’epilessia causata dal veleno, fino a quando stremata, stramazzava al suolo priva di sensi, potendo così riposare temporaneamente; il tormento del veleno non era infatti finito e puntualmente si faceva sentire al sopraggiungere dell’estate successiva. Per decenni, specialmente dal dopoguerra in poi, non si è più parlato di questi riti ancestrali, che, considerati come sinonimo di arretratezza, sono state rimossi e dimenticati.


(foto da internet)

La musica, però, l'elemento più importante dell'antica terapia, è ancora saldamente ancorata alla cultura salentina. Nel passato, la tarantata, che giaceva sul suolo o sul letto, ascoltandola cominciava a muovere la testa e le gambe, strisciava sul dorso, sembrava impossibilitata a stare in piedi e quindi si manteneva aderente al suolo, identificandosi con la propria tarantola.
Successivamente cominciava a battere i piedi a tempo di musica come per schiacciare il ragno, compiva svariati giri e movimenti acrobatici, finché stremata dagli sforzi, crollava a terra.
Quella dei tarantati era una possessione terapeutica: in primo luogo ci si identificava con la tarantola. e poi se ne produceva l'allontanamento.


(foto da internet)

Dopo aver ballato per giorni e giorni, dopo aver sudato, i tarantati guarivano, fino a che l'anno successivo, intorno al 29 giugno, si preparavano a rivivere i ciclici (ri)morsi.
Dagli anni '70 in poi, c'è stato un importante fenomeno di riscoperta di queste danze terapeutiche che hanno riportato alla luce testi, musiche, strumenti musicali e coreografie, legati al fenomeno del tarantismo, che sono stati apprezzati in tutta la loro bellezza.
Vi proponiamo alcuni video, nei quali potrete trovare i primi passi del ballo della Pizzica (da praticare in casa), una dimostrazione della danza e la tecnica delle terzine battenti sul tamburello (solo per i più esperti!).

Buon divertimento!

venerdì 16 maggio 2014

Il maggio


(foto da internet)


Il Calendimaggio in origine era kalendae, dal latino kalare (annuncio). Per i romani indicava l'annuncio delle festività che il Pontefice Massimo dava ogni primo del mese; queste feste consistevano in lunghe processioni nei campi e riti propiziatori alle divinità agresti.
In era cristiana, e ancora tutt'oggi, tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio avvengono le rogazioni, e cioè le processioni religiose lungo le strade di campagna, un auspicio del mondo contadino per i raccolti della nuova stagione.
La festa del calendimaggio è, quindi, l'annuncio della rinascita della natura dopo i rigori dell'inverno, l'auspicio ad un buon raccolto, e in un certo senso anche il segno della rinascita dell'uomo, la vittoria della luce sul buio, della magia buona sulle malefiche stregonerie. 


(foto da internet)

Il primo maggio rappresentava il passaggio dalla paura delle forze del male alla luce della primavera e del nuovo raccolto: una nottata bene augurante per la nuova stagione.
In Italia si tengono due manifestazioni molto interessanti in questo periodo: Il Calendimaggio di Assisi e il cosiddetto cantar maggio.
Il Calendimaggio di Assisi è una rievocazione storica della Città di Assisi che si svolge il giovedì, venerdì e sabato della prima settimana di maggio. Con costumi medievali, dame e cavalieri si cantano serenate, si passeggia per le vie della Città riccamente decorate di fiori, bandiere e, durante la notte, illuminate di torce. In questa particolare cornice, spettacoli teatrali, canti, cori, concerti, danze, esibizioni di arcieri, balestrieri e sbandieratori, vedono gareggiare in una imponente sfida le due antiche fazioni medioevali di "Parte de Sopra" e "Parte de Sotto". 


(foto da internet)

L'origine della festa risale al 1927, quando cantori delle diverse cappelle cittadine si riunivano per cantare serenate, ispirandosi a consuetudini dei tempi andati.
Sospesa durante la seconda guerra mondiale è stata ripresa nel 1947 assumendo la struttura che tuttora conserva. La Città si divide in Parte de Sopra e Parte de Sotto, ed entrambe gareggiano per la conquista del Palio. La divisione riecheggia le lotte che videro le due fazioni contendersi il potere sulla città tra il XIV e il XVI secolo.
La disfida cortese di oggi è basata invece su un confronto in cui conta, per l'esito della gara, la bravura dei cori, la riuscita dei cortei in costume e la perizia nel rappresentare scene di ambientazione medievale. La preparazione dell'evento comincia diversi mesi prima, con l'ideazione, la ricerca e la documentazione in archivio e in biblioteca per la ricostruzione del Medioevo Assisano


(foto da internet)

E' il Medioevo infatti il contenitore temporale del gioco che coinvolge per tre giorni gli abitanti di Assisi; ecco quindi un garage divenire bottega d'artigiano, una via trasformarsi in mercato, fondi e piazzette diventare cucina o taverna. La musica accompagna ogni tappa del Calendimaggio, e la sfida dei cori polifonici in Piazza del Comune è il momento culminante dell'inno che le parti rivolgono alla primavera. Il Cantar maggio, invece, è un rito folklorico molto diffuso nelle campagne umbre e toscane. Esso si ripete da secoli nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, quando gruppi di ragazzi e ragazze vanno di casa in casa a cantar maggio, annunciando l’arrivo della bella stagione.


(foto da internet)


I maggiaioli, o maggerini, gente allegra e colorata,  indossano cappelli e fiori di carta, portano la chitarra a tracolla e la fisarmonica in mano. La squadra è capitanata dal poeta, al quale spetta il compito di improvvisare la richiesta di permesso ai padroni di casa, rigorosamente in ottava rima, così come il ringraziamento al momento del saluto. Altre due figure si distinguono dal coro: l’alberaio – che porta l’albero, simbolo della natura che si risveglia, solitamente rappresentato da una pianta di alloro decorata con i fiori – e il corbellaio, colui che porta il cesto (un corbello) nel quale si raccolgono le eventuali offerte.
Proprio in base a come vengono accolti, i maggiaioli intonano il loro canto, di buon auspicio o di mala sorte. Eccone uno:

"se al panier l'ovo portate
pregherem per le galline
che da volpi e da faine

non vi siano molestate"

ma se il contadino non ha offerto nulla,
gli si canterà:
"v'entrasse la volpe nel pollaio
e vi mangiasse tutte le galline
v'entrassero i topi nel granaio
e vi muffisse il vin nelle cantine
v'entrassero i topi nel granaio
e vi morissero le bestie vaccine
un accidente al padre e uno alla figlia
e un accidente a tutta la famiglia.

Vi auguriamo un buon mese di maggio!

mercoledì 14 maggio 2014

Biblioteca a due ruote


(foto da internet)

A Roma, al Parco dell’Appia Antica è stato inaugurato un progetto innovativo dedicato a chi ama leggere e approfondire la conoscenza del fantastico mondo a pedali



L’arrivo della primavera è un grande stimolo per tutti i romani che, nei ritagli del tempo libero, amano vivere la città all’aria aperta, ma non nel traffico e nel caos quotidiano, bensì prendendo di mira i polmoni verdi come il Parco Regionale dell’Appia Antica. E proprio qui, nell'ex Cartiera Latina, è stato inaugurato lo scorso 6 aprile il nuovo spazio la "Biblioteca della bicicletta", intitolato all'illustre archeologo italiano, nonché grande amante delle due ruote, Lucos Cozza, scomparso nel 2001.



(foto da internet)

Si tratta di un luogo di lettura sui generis in quanto tutto, ma proprio tutto, è incentrato sul fantastico mondo della bici: dalla meccanica alla tecnica, dal ciclismo al cicloescursionismo e via discorrendo. Il progetto è nato da un'idea di Fernanda Pessolano, responsabile dell'iniziativa specializzata in libri-a-pedali che, insieme all’associazione Ti con Zero, ha messo a disposizione di tutti i curiosi e interessati un vasto repertorio di 1.500 pezzi che spazia dalle biografie ai romanzi, dalle cronache alle poesie passando per manuali, enciclopedie, dvd e cd, antologie, riviste, audiovisivi, annuari, libri fotografici e diari che trattano tematiche come favole di letteratura ciclistica, testi di educazione ambientale, storia dello sport, educazione stradale o ancora turismo sostenibile.




(foto da internet)

Chi desiderasse unire l’utile al dilettevole, a disposizione due biciclette Colnago attrezzate proprio per portare in giro i libri. Inoltre, se la mattinata o il pomeriggio non fossero abbastanza e la semplice consultazione dei testi fosse un limite alla propria passione, è possibile proseguire la lettura a casa, grazie alla possibilità di prendere in prestito circa un terzo dei volumi presenti e, viceversa, chi avesse un libro o del materiale attinente al tema che non usa e vuole donare a sostegno dell’iniziativa, può inviarlo direttamente alla "Biblioteca della bicicletta", via Appia Antica 42, 00179 Roma.

E, a proposito di biciclette, vogliamo ricordare il grande ciclista italiano Marco Pantani