mercoledì 1 ottobre 2014

Tempo di vendemmia


(foto da internet)

Pioggia d’estate e freddo in primavera, le stagioni che non sono più quelle di una volta. E il vino italiano si prepara ad affrontare una delle annate più difficili dell’ultima metà di secolo: la vendemmia 2014 rischia di essere la più scarsa dal 1950. E tra crollo della produzione e impennata dei costi per le aziende, anche i prezzi per i consumatori potrebbero aumentare nei prossimi mesi. A lanciare l’allarme è l’associazione Coldiretti, che prevede un calo del 15% su scala nazionale: dai 49,6 milioni di ettolitri del 2013, si dovrebbe scendere fino a 41 milioni. Se verranno confermati questi dati, l’Italia perderà anche il primato europeo, che passerà nelle mani dei rivali storici della Francia, per cui il ministero transalpino prevede una produzione di circa 47 milioni di ettolitri. Un brutto colpo anche a livello d’immagine per il made in Italy.  

(foto da internet)

A soffrire di più saranno le regioni del Sud, con un taglio addirittura del 30% in Sicilia. Ma anche al nord (in Piemonte, ad esempio), le prospettive non sono rosee. Solo il centro (Toscana, Umbria, Marche e parte del Lazio) dovrebber cavarsela. A determinare la crisi sono sempre le condizioni meteorologiche, anche se per ragioni differenti: la grande piovosità di agosto ha inciso soprattutto nelle regioni settentrionali, mentre nel Meridione a far danni è stata una primavera più rigida del previsto, dopo l’inverno mite che aveva anticipato la fioritura dei vigneti. In un caso e nell’altro la produzione è stata completamente scombussolata. “Il problema vero è stato l’aumento imprevisto dei costi di produzione”, spiega Antonio Romano, direttore dell’azienda Conti Zecca in Puglia, uno dei territori più colpiti dalla crisi. “L’umidità ha provocato ripetuti attacchi di funghi che hanno richiesto una quantità di interventi sanitari e agronomici maggiore del solito”.  

(foto da internet)

A questo si aggiungono i danni delle grandinate e delle inondazioni. Si è riscontrato un calo della produzione generale, e particolarmente importante per i vini da uva bianca”. Per i produttori, dunque, si annuncia una stagione difficile.  

La cattiva notizia per gli amanti del vino è che anche i prezzi potrebbero essere rivisti al rialzo. Secondo Coldiretti, un aumento delle tariffe sarà quasi fisiologico, anche se potrebbe essere assorbito nella filiera di produzione (tra imbottigliatori e distributori), senza ripercuotersi sulle tasche dei consumatori. La crisi riguarda tutti”. E il vino – un motore economico che in Italia genera nove miliardi di fatturato annuo e impiega più di un milione di persone – non fa eccezione. 
Ma quest'anno sembra ci sia una nuova moda di vendemmiare!!!

lunedì 29 settembre 2014

Gaber (m/f)






(foto da internet)

La canzone La libertà (ascolta>>), scritta da Giorgio Gaber nel 1972, è un testo potente con un ritornello che è un vero e proprio manifesto: 
"La libertà non è star sopra un albero / non è neanche il volo di un moscone / la libertà non è uno spazio libero / libertà è partecipazione" (vedi il testo completo>>). 
E se il cantautore milanese afferma, a mo' di incipit: "Vorrei essere libero, libero come un uomo"anni dopo, abbiamo sentito cantare, provocatoriamente, lo stesso testo al femminile: "Vorrei essere libera, libera come una donna" che non guasta affatto (ascolta>>). 





(foto da internet)

La sfida, la provocazione gaberiana, è, dunque, ancora viva. La figlia di Giorgio Gaber, Dalia, alma mater della Fondazione Gaber,  ha permesso che nascesse questa versione al femminile de La libertà appositamente per Il
tempo delle donne, un maxi spazio fatto di incontri, feste e dibattiti che si è tenuto alla Triennale di Milano, dedicato alle donne (e agli uomini), da venerdì 26 a domenica 28 settembre, e ideato dalla Fondazione Corriere, ValoreD e Women for Expo.
Dalia Gaber sostiene che, nella mitica canzone di suo padre, si è cambiato uomo con donna per poter offrire una versione ironica a questo brano (attualissimo) che ha più di quaranta anni. 
Il peso di portare il testo di Gaber al femminile è toccato ad Andrea Mirò, una raffinata cantautrice, compositrice, musicista e direttrice d’orchestra. 




(foto da internet)

La Mirò, affascinata dall'idea, ha raccolto l'idea insolita cantando la canzone con la sua elegantissima voce. 
La cantautrice sostiene: "Viviamo in una società ambivalente: da una parte c’è una donna ultra liberata, qualche volta sopra le righe e dall’altra parte ci sono femminicidi, soprusi, luoghi dove le donne sembrano vivere ancora nel Medioevo. Ci sono concetti che vanno ancora ribaditi. È una cultura al femminile che deve essere sviluppata nelle menti e nei cuori degli uomini, ma anche delle donne". 
La cosa più bella di questa libertà gaberiana al femminile? Forse la sua forte provocazione. 
L'indimenticabile Gaber (Giorgio) ne andrebbe fiero.

venerdì 26 settembre 2014

Due meraviglie (restaurate) di Roma








(foto da internet)

Dopo alcuni anni di lavori, i turisti che visitano Roma potranno ammirare due gioielli dell'immenso patrimonio culturale della capitale.
Il primo di essi è la cosiddetta Natatio delle Terme di Diocleziano, le più grandi del mondo antico. 
Oltre alla Natatio,  e dopo circa sessant’anni di chiusura, è stato riaperto il cosiddetto chiostrino Ludovisi, attribuibile a Giacomo del Duca assistente di Michelangelo, testimonianza delle trasformazioni che nei secoli hanno coinvolto le terme imperiali. 

La Natatio era la più grande piscina scoperta dell'antichità. Si estendeva per oltre 4mila metri quadrati, fino all’attuale via Cenaia (oggi la sua parte centrale è occupata dal suddetto chiostrino Ludovisi). 



(foto da internet)

Profonda poco meno di un metro e mezzo, conteneva cinquemila metri cubi d'acqua. Spettacolare è la facciata di oltre venti metri concepita come una scenografia teatrale che tanto ha suggestionato gli artisti dal ’500 al ’700, dal Palladio a Piranesi. In tutto le terme, utilizzate fino al V secolo, ricoprivano 14 ettari di superficie, con tanto di Frigidarium, Tepidarium e Calidarium
Pur essendo un luogo a destinazione anche popolare (non vi era separazione tra schiavi e patrizi, né tra uomini e donne), erano ricoperte di preziosissimi marmi policromi e mosaici, statue e trabeazioni, tutte espoliate nei secoli. 
A testimoniarlo, la ricostruzione in 3d ispirata agli acquarelli ottocenteschi di Edmond Paulin


(foto da internet)

Per l'occasione, la Sovrintendenza capitolina, ha appena inaugurato ai Mercati di Traiano, la mostra Le chiavi di Roma. La città di Augusto, in gemellaggio contemporaneo con Alessandria d’Egitto, Sarajevo e Amsterdam
Il filo rosso conduttore dell'esposizione è il racconto della Roma trasformata in impero sotto la guida, l’estro e l’intelligenza di Augusto. Si possono visitare virtualmente tutti i monumenti legati all’imperatore, dall’Acquedotto Vergine al Teatro di Marcello. Si può ascoltare mentre parlano Agrippa, il braccio destro di Augusto, e Livia la moglie dell'imperatore. 


(foto da internet)

Un'altra gioia che riapre i battenti, o meglio, le cannelle, è la 
fontana della Barcaccia del Bernini. 
Nel 1627, il papa Urbano VIII incaricò Pietro Bernini, che già lavorava all’ampliamento dell’acquedotto romano, di realizzare una fontana nella piazza sottostante la chiesa della Trinità dei Monti che allora, in mancanza della scalinata, sorgeva sul bordo di una scarpata. L'opera fu completata nel 1629, e il Bernini fu aiutato anche dal figlio Gian Lorenzo, che probabilmente la completò alla morte del padre.
La sua realizzazione comportò il superamento di alcune difficoltà tecniche, dovute alla bassa pressione dell'acquedotto dell'Acqua Vergine in quel luogo, che non permetteva la creazione di zampilli o cascatelle. 
Il Bernini  risolse l'inconveniente ideando la fontana a forma di barca semisommersa in una vasca ovale posta leggermente al di sotto del piano stradale, con prua e poppa, di forma identica, molto rialzate rispetto ai bordi laterali più bassi, appena sopra il livello del bacino. 
Era la prima volta che una fontana veniva concepita interamente come un’opera scultorea, allontanandosi dai canoni della classica vasca dalle forme geometriche.



Secondo una versione popolare molto accreditata, la sua particolare forma potrebbe essere stata ispirata dalla presenza sulla piazza di una barca in secca, portata fin lì dalla piena del Tevere del 1598.
La Barcaccia torna a essere il centro di gravità permanente di piazza di Spagna, punto di riferimento per romani e turisti. Il restauro del monumento in travertino, iniziò a fine ottobre 2013 e venne finanziato con la concessione di spazi pubblicitari.
Il lavoro ha previsto la disinfestazione, la pulitura delle superfici, il consolidamento, la rimozione delle stuccature inidonee e non più funzionali, la stuccatura delle mancanze e delle fessurazioni, l'applicazione di un protettivo finale e l'impermeabilizzazione delle vasche, oltre alla risistemazione dei sampietrini nello spazio circostante la fontana. 
Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha annunciato che nei primi mesi del 2015 inizierà il restauro della celeberrima scalinata di Trinità dei Monti
Insomma, buone nuove...




mercoledì 24 settembre 2014

OK Venice!


(foto da internet)

OK Venice! è una nuova guida interattiva per la visita della città di Venezia: un’app per Google Glass che permette di vivere un’esperienza unica dove conoscenza e gioco si intrecciano in una sorta di caccia al tesoro lungo un itinerario di luoghi e monumenti insoliti e secondo tre tematiche principali - storia, arte e artigianato - che hanno reso Venezia unica al mondo. 
Con Ok Venice! il visitatore si troverà immerso in una nuova dimensione che lo guiderà, tramite una mappa interattiva e georeferenziata a tappe, attraverso le calli di Venezia. A ogni luogo è associata un’esperienza di esplorazione e approfondimento - grazie a una speciale user interface - che trasforma ogni tappa in un’occasione di meraviglia. 
Il progetto ha visto coinvolti partner di diversi ambiti e competenze che hanno messo in comune le proprie esperienze di creazione contenuti, tecnologie e user experience, ed è un esempio innovativo di utilizzo della tecnologia a supporto della cultura e del turismo. L’esperienza potrà in futuro essere riprodotta non solo in diverse città ma anche all’interno di musei e luoghi chiusi, replicando le dinamiche di engagement e di apprendimento con modalità ludiche. 


(foto da internet)

“Dopo più di un anno di attività di ricerca e sviluppo sui Google Glass – spiega Giulio Caperdoni, Head of Innovation di Vidiemme Consulting , che con Muvo e Rokivo ha dato vita all’app –questo progetto è per noi motivo di orgoglio e di stimolo allo stesso tempo. Poter mettere a frutto le competenze già acquisite con l’esperienza al Museo Egizio di Torino, aprendole a una città preziosa come Venezia, ci ha permesso non solo di sperimentare nuovi approcci di geolocalizzazione, ma anche di utilizzare i Glass per quello che sanno fare meglio: aggiungere informazioni alla realtà, senza invadere in campo visivo e distogliere lo sguardo da ciò che veramente conta”

La mappa interattiva visualizzabile sui Google Glass a volo d’uccello vive attorno a un sistema personalizzato di navigazione che utilizza il GPS. Grazie all’integrazione con la bussola, è anche in grado di ruotare all’istante in modo da allinearsi all’orientamento dell’utente nello spazio. L’esperienza è simile a quella di un normale navigatore, ma la resa è ottimizzata per il dispositivo wearable e pienamente integrata con le altre funzionalità dell’app. 


(foto da internet)

Una volta che l’utente raggiunge un punto di interesse (POI o point of interest) i contenuti sono attivati automaticamente: grazie al giroscopio, è sufficiente che l’utente focalizzi il proprio sguardo sul punto reale di cui vuole avere le informazioni, affinché i Glass “riconoscano” in automatico il POI e facciano partire l’esperienza di realtà aumentata. In ogni tappa si possono scoprire uno o più contenuti multimediali e interattivi, in modalità slideshow o interrogabili secondo un approccio guidato di domande-risposte. 
Il progetto OK Venice! nasce e si appoggia su due pilastri principali, la metafora esplorativa e lo storytelling. 
(foto da internet)

La prima si incentra sulla costruzione di un percorso guidato in una porzione del Sestriere Cannaregio di Venezia: tramite meccanismi simili a quelli di una caccia al tesoro, l’utente verrà invitato a intraprendere un percorso a tappe per le calli. A ciascuna tappa sono associati contenuti aggiuntivi e multimediali da scoprire attraverso lo schermo dei Google Glass. 

(foto da internet)

Lo storytelling invece racconta delle sei tappe sulla base di ciò che ha reso famosa la città nel mondo. L’arte: Venezia non solo è stata dimora di alcuni tra gli artisti più importanti del Rinascimento, ma è stata essa stessa oggetto di moltissime opere; la sua storia come luogo di accoglienza che ha trasformato la città in un melting pot di genti in cerca di fortuna e contemporaneamente ha reso ricca e famosa Venezia nel mondo grazie al fiorire degli scambi commerciali promossi dagli stranieri; l’artigianato d’eccellenza, dal vetro di Murano agli squeri dove si fabbricano le gondole.  
Tutto questo viene vissuto e raccontato attraverso luoghi e scorci non battuti dal turismo di massa.  

tratto da la www.lastampa.it

lunedì 22 settembre 2014

Gilberto Govi




(foto da internet)


Cari chiodini, vorremmo presentarvi un grande attore teatrale genovese: Gilberto Govi. A quasi cinquanta anni dalla sua scomparsa, il pubblico e la critica stanno giustamente rivalutando la maschera comica di Govi
L'irresistibile attore ligure diffuse i tic, i difetti, i modi espressivi più tipicamente legati alla sua terra di origine, e li dotò di un carattere di universalità senza limiti di spazio e di tempo.
Sono genovesi fino all'osso, i suoi avari, i suoi furbi maldestri, i bugiardi (vedi>>), che possiedono soprattutto la sua maschera straordinaria di interprete-autore, i suoi movimenti, le pause stralunate, il linguaggio incerto e le battute fulminanti.
Nei suoi personaggi, l'attore si immedesimava completamente anche dal punto di vista fisico realizzando egli stesso le proprie truccature. Per ogni ruolo inventava una maschera, spesso grottesca. E in quella maschera il suo volto ogni sera, prima di andare in scena, si trasformava. 
Govi ci ha lasciato tipi irresistibili: la sua mimica originalissima, ricca di strizzatine di occhio e di sguardi di sbieco, ci regala un'inconfondibile recitazione, costruita anche utilizzando il genovese diritto al mugugno (vedi>>) e le risatine di gola che nascondono, sotto un'apparente spontaneità, un calcolatissimo lavoro espressivo.





(foto da internet)


Nel 1961 Govi apparve, per la prima volta, sugli schermi televisivi in diversi Caroselli, per una famosa marca di tè, dove interpretava il simpatico personaggio di Baccere Baciccia (vedi>>), un portiere di un caseggiato genovese, conosciuto da tutti per l'estrema avarizia ma adorato dai bambini. 
È rimasta famosa la frase che ripeteva nello spot: "Da quell'orecchio, non ci sento; da quell'altro, così così...". La macchietta che interpretava era ripresa direttamente da un'antica maschera genovese: quella, appunto, del Baciccia.
Govi tentò anche la strada del cinema in quattro film dall'esito piuttosto insoddisfacente. Negli anni '70 conobbe una grande popolarità televisiva anche se essa giunse nella parte finale della sua carriera. Il piccolo schermo gli consentì, però, di avvicinarsi al grande pubblico.
Vi proponiamo un brano significativo del suo repertorio tratto dall'opera Maneggi per maritare una figlia (vedi>>) (vi ricordiamo che in dialetto genovese la gassetta è l'occhiello e il pomello il bottone!), magnifica commedia dell'equivoco con personaggi quasi-goldoniani, che ci offre uno splendido esempio della sua arte.


Buon divertimento!

venerdì 19 settembre 2014

Chicche da Youtube (I)


(foto da internet)

Iniziamo, con questo post, una rubrica settimanale dedicata ad alcune chicche che abbiamo trovato su Youtube. 
La prima che vi proponiamo è Alla mia nazione, di Pier Paolo Pasolini
Forma parte della raccolta poetica La religione del mio tempo (1961), ed è qui recitata da Vittorio Gasmann.
Il tema centrale di tutta la raccolta è costituito dal rapporto tra ideologia e poesia
Pasolini racconta la crisi dei primi anni '60, il vuoto esistenziale provocato dal neocapitalismo e la mancanza di una spinta rivoluzionaria.




Ecco Il testo: 

Non popolo arabo, non popolo balcanico, 
non popolo antico 
ma nazione vivente, ma nazione europea: 
e cosa sei? 
Terra di infanti, affamati, corrotti, 
governanti impiegati di agrari, 
prefetti codini, avvocatucci unti di brillantina 
e i piedi sporchi, 
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti, 
una caserma, un seminario, 
una spiaggia libera, un casino! 
Milioni di piccoli borghesi
come milioni di porci pascolano 
sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese. 
Proprio perché tu sei esistita, 
ora non esisti, 
proprio perché fosti cosciente, 
sei incosciente. 
E solo perché sei cattolica, 
non puoi pensare che il tuo male è tutto il male: 
colpa di ogni male. 
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

Buon ascolto (e buona lettura!)

mercoledì 17 settembre 2014

Ferrari Perlé campione del mondo


(foto da internet)
Champagne a parte, sono firmate Ferrari le migliori bollicine al mondo .  
Il Trentodoc Ferrari Perlé 2007 è stato infatti incoronato “World Champion Sparkling Wine Outside of Champagne” nella prima edizione del “Champagne & Sparkling Wine World Championships”, concorso internazionale dedicato esclusivamente alle bollicine.  

Lanciata dall’inglese Tom Stevenson, un’autorità mondiale del settore, la competizione ha visto la partecipazione di 650 etichette di 16 paesi. Oltre a questo alloro, che lo consacra tra le migliori etichette del mondo, il Ferrari Perlé 2007 s’è imposto anche come prima bollicina italiana e primo Trentodoc. 

(foto da internet)
Il Ferrari Perlé, la cui prima annata risale al 1971, è stato il primo millesimato della casa e rappresenta, con la sua eleganza e armonia, la perfetta icona dello stile Ferrari. Chardonnay in purezza, nasce soltanto da uve coltivate, secondo principi di sostenibilità, nei vigneti di proprietà alle pendici dei monti del Trentino.  


(foto da internet)

“Questo risultato – commenta Matteo Lunelli, presidente delle Cantine Ferrarici riempie di orgoglio e testimonia una volta di più come il Trentino, grazie alla sua viticoltura di montagna, sia un territorio con una vocazione unica e straordinaria per creare bollicine di eccellenza.” 



Solo qualche settimana fa la casa vinicola ha lanciato il nuovo marchio Tenute Lunelli,  a cui si riconduce la produzione di tre aziende in Trentino Alto Adige, Toscana e Umbria che fanno capo alla famiglia proprietaria del brand leader degli spumanti. Un’operazione nata nell’ottica di diversificare la produzione dalle bollicine ai vini bianchi e rossi di territorio. «Con la decisione di “metterci la faccia” e quindi di varare un marchio con il nome della nostra famiglia – ha spiegato Matteo Lunelli – giunge a compimento un progetto complesso e nato con l’acquisizione della tenuta in Trentino nel lontano 1987. Nel 2000 abbiamo rilevato l’azienda toscana e l’anno dopo quella in Umbria.