venerdì 24 aprile 2015

Giornata mondiale del libro (Sant Jordi)


(foto da internet)

Per festeggiare, a modo nostro, la Giornata mondiale del libro (Sant Jordi), vi proponiamo due testi poetici interpretati dall'indimenticabile Vittorio Gasmann
Il primo è Non chiederci la parola, di Eugenio Montale.



Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Il secondo è Verrà la morte e avrà i tuoi occhi di Cesare Pavese.



Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.

Scenderemo nel gorgo muti.

mercoledì 22 aprile 2015

Mare Nostro

(foto da internet)

Lo scrittore napoletano Erri De Luca, ospite lunedì scorso a Piazza Pulita, in chiusura della trasmissione in onda su LA7, ha dedicato una "preghiera laica" alle centinaia di migranti vittime dell'ultimo naufragio nelle acque a Sud della Sicilia, che stanno trasformando una meravigliosa costa in un cimitero. 
Le coste siciliane sono argomento in prima pagina di tutti i giornali internazionali, perché prese d'assalto da flussi migratori di profughi che scappano dalla più totale e desolante disperazione. 

(foto da internet)

Non ci sono parole né leggi che riusciranno a fermare quest'esodo, però oggi vogliamo condividere con voi la preghiera, di cui vi proponiamo il testo completo: "Mare nostro che non sei nei cieli"

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell'isola e del mondo
sia benedetto il tuo sale
e sia benedetto il tuo fondale
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte
le loro reti tra le tue creature
che tornano al mattino
con la pesca dei naufraghi salvati

Mare nostro che non sei nei cieli
all'alba sei colore del frumento
al tramonto dell'uva di vendemmia,
Che abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste

Mare nostro che non sei nei cieli
tu sei più giusto della terra ferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le riabbassi a tappeto
custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale
fai da autunno per loro
da carezza, da abbraccio, da bacio in fronte
di padre e di madre prima di partire.

lunedì 20 aprile 2015

La pajata (riabilitata)


(foto da internet)


Dopo quattordici anni di bando deciso dall’Unione europea in seguito all’allarme mucca pazza, la pajata (in italiano pagliata) può tornare a tavola, e ridare smalto alla tradizione dei piatti romaneschi. L’Unione europea ha infatti approvato, la modifica del regolamento comunitario sulle misure di prevenzione e controllo della Bse che riammette in tavola la colonna vertebrale dei bovini e l’intero pacchetto intestinale. Un via libera che segue all’assenza ormai dal 2009 di casi di mucca pazza in Italia.
L’evento è stato festeggiato dalla Coldiretti e anche dai ristoratori della capitale, specialmente quelli legati alla tradizione romanesca.




(foto da internet)

Pajata è il termine con il quale si identifica l'intestino tenue del vitellino da latte o del bue, che viene utilizzato principalmente per la preparazione di un tipico piatto di pasta usando i rigatoni.
La pajata fa parte del cosiddetto quinto quarto, ovvero la parte della mucca che un tempo veniva considerata meno nobile, da qui le sue origini umili. La ricetta tradizionale prevede che l'intestino venga lavato, ma non privato del chimo in modo tale che, una volta cucinato, possa dar forma ad una salsa di sapore acre e forte, a cui si aggiunge il pomodoro.
Nelle Marche, si usa fare la pagliata arrostita alla brace detta spuntature.
Ecco a voi la ricetta dei rigatoni con la pajata
Buon appetito!



venerdì 17 aprile 2015

La Val d'Orcia (in treno)




(foto da internet)

La Val d'Orcia è in Toscana, a cavallo tra le province di Siena e Grosseto. E' stata inserita nella World Heritage List dall'Unesco nel 2004. E' un felice connubio di arte e paesaggio, spazio geografico ed ecosistema, ed è l'espressione di meravigliose caratteristiche naturali ma è anche il risultato e la testimonianza della gente che vi ha abitato.
Secondo l'Unesco questa valle è un eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel Rinascimento e rispecchia gli ideali del buon governo tipici della città-stato italiana, i cui splendidi luoghi sono stati celebrati dai pittori della Scuola Senese, fiorita tra il XIII ed il XV secolo.
Le immagini della Val d'Orcia, ed in particolar modo le riproduzioni dei suoi paesaggi, in cui si raffigura la gente vivere in armonia con la natura, sono così divenute icone dell'epoca rinascimentale.



(foto da internet)

Ne è un esempio perfetto il ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo (1338-1339), conservato nel Palazzo Pubblico di Siena.
Si tratta di opere d’arte capaci di andare al di là del valore artistico per trascendere in quello architettonico, ambientale e sociale.
Dolci colline ricoperte da una fitta vegetazione di vigneti, oliveti, cipressi, faggeti e castagneti, interrotta da antichi abitati di origine medievale, case rurali e rocche con torri impervie che si disperdono nell'isolata e tranquilla natura dei luoghi: è questo lo scenario che si presenta agli occhi del visitatore della Val d’Orcia, scenario suggestivo, proprio come ritratto dai maestri della Scuola Senese.
Cinque milioni di anni di storia geologica hanno lasciato il segno su questo territorio che oggi presenta una peculiare varietà di specie vegetali ed animali.


(foto da internet)

Anche i depositi di lava dei vulcani ormai spenti di Radicofani e del monte Amiata hanno contribuito a delineare le forme di quest’area; la lava, induritasi, ha dato vita alle pietre scure conosciute come trachiti. Le rocce laviche si susseguono accompagnando il corso del fiume Orcia che taglia la valle e ne esce attraverso una profonda spaccatura.
La Val d’Orcia ha legato i suoi destini alla via Cassia, la grande strada romana che metteva in comunicazione Roma col nord Italia e che attraversa per intero la valle.
Una strada che, per gran parte del suo percorso, ricalca la storica via Francigena, dove il senso del viaggio ha lo spirito del pellegrinaggio.
Il transito continuo di uomini e merci lungo tale fondamentale via di collegamento decretò l’importanza di alcuni centri abitati dell’area fino a suscitare l’interesse della Repubblica di Siena nel XV secolo.



(foto da internet)

Dopo la metà del '500, la Val d’Orcia entrò nell'orbita fiorentina insieme ai domini senesi, conservando il solo valore di area agricola.
Castiglione d'Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d'Orcia sono i cinque splendidi comuni che hanno scelto di dare vita al Parco della Val D’Orcia per tutelarne l’ambiente e il territorio e per promuoverne il marchio.
Contignano, Monticchiello, Bagno Vignoni, Rocca d'Orcia, Campiglia d'Orcia, Bagni San Filippo, Vivo d'Orcia, sono altre magnifiche località che in questa zona costituiscono anche un tuffo in un passato affascinante e ricco di suggestioni.
La ricchezza e la varietà del paesaggio non sono gli unici elementi che caratterizzano questo territorio incontaminato, anche la produzione enogastronomica è infatti uno dei punti di forza della Val d'Orcia: il cacio pecorino di Pienza, il miele della Val d'Orcia, l'olio extra-vergine di oliva di Castiglione d'Orcia, i salumi di Cinta Senese.



(foto da internet)

E ancora funghi e tartufi, e uno dei vini più famosi al mondo: il Brunello di Montalcino.
Ebbene, per chi volesse visitare la Val d'Orcia, le Ferrovie dello Stato mettono a disposizione dei turisti un treno d'epoca che percorre la tratta tra Asciano e Monte Antico per 51 km. 
L'itinerario fu inaugurato nel 1872 e venne chiuso al servizio regolare nel 1994. Il percorso si snoda tra le crete senesi e la Val d’Orcia ed è uno dei quattro prescelti dalle Fondazione FS per il progetto di riqualificazione delle linee storiche.  L’obiettivo è permettere lo sviluppo di una particolare forma turistica, che possa, valorizzare l’Italia come un museo diffuso. Il treno utilizzato per il percorso turistico è composto da alcune carrozze risalenti agli anni ‘20 e ‘30, con interni in legno e finiture d’epoca e da due locomotive degli anni ‘60 e ‘70.
Buon viaggio!

mercoledì 15 aprile 2015

Pizza o Happy meal?





(foto da internet)

Sono bastati venti secondi di spot a Mc Donald's per dire che i bimbi preferiscono l'happy meal alla pizza.  E in quei venti secondi sono saltati sulla sedia i maestri della tradizione e i cultori di quel cibo che da Napoli ha conquistato il mondo. La pubblicità della casa americana mostra una famiglia in pizzeria. "E tu che pizza vuoi?", chiede il cameriere al bambino seduto al tavolo con  i genitori. E senza esitare il piccolo risponde: "Un happy meal", lasciando l'uomo a  bocca aperta. Nelle immagini, cambia la location e la famiglia si ritrova felice nel fast food. "Tuo figlio non ha dubbi", dice la voce fuori campo. 

"È blasfemo suggerire che i bimbi preferiscano l'hamburger. Sono senza parole. La pizza non si tocca: è un cibo di qualità, il più conosciuto al mondo" commenta Eduardo Pagnani, uno dei titolari dell'antica pizzeria Brandi di Napoli, luogo in cui si racconta abbia visto al luce la prima Margherita della storia. Pagnani sta promuovendo da tempo una petizione per far riconosce la pizza patrimonio immateriale Unesco. "Non hanno cognizione di quel che dicono, si agganciano alla pizza perché forse sono in difficoltà - prosegue - I bambini sono bombardati da pubblicità di ogni tipo, ma di certo non rinuncerebbero mai a un prodotto genuino amato a livello mondiale. Un prodotto così potente da rendere la parola "pizza" intraducibile, universalmente comprensibile. Il fast food non può competere con la nostra tradizione".

mercoledì 1 aprile 2015

Una bella emozione!

Oggi chiudiamo il nostro blog per vacanze pasquali. Vi auguriamo Buona Pasqua con la speranza di strapparvi un sorriso con il post di oggi. 

(foto da internet)

Qualche giorno fa sui quotidiani di tutt'Italia si leggeva una strana e curiosa notizia: 
Una vecchina di 98 anni non rispondeva alle insistenti chiamate di sua nipote, né al telefono né al campanello, e così la donna, preoccupatissima, si è messa in contatto con i vigili del fuoco. I pompieri si sono recati nel domicilio dell'anziana signora, a Firenze, e, dopo vari tentativi, hanno dovuto sfondare la porta. In realtà le operazioni d'ingresso si sono rivelate alquanto complesse, perché la porta d'ingresso era chiusa con due lucchetti supplementari, ovviamente per ragioni di sicurezza. 
(foto da internet)

Tutti si aspettavano il peggio. Però la vecchietta godeva di ottima salute: era soltanto sdraiata sul letto con delle grosse cuffie alle orecchie, da cui ascoltava a tutto volume le canzoni di Eros Ramazzotti. Certo, i vigili l'hanno dovuta rassicurare, giacché la signora si è presa un bello spavento!!!

Insomma è proprio vero che la musica non ha età, come ha detto il cantante, lusingato! 




Ci rivediamo online mercoledì 15 aprile! 
Auguri dai chiodini!


lunedì 30 marzo 2015

I dolci sapori della Pasqua



(foto da internet)

La parola Pasqua deriva dal latino Pascha e corrisponde all’ebraico Pesach che significa Passaggio. Per il Cristianesimo è la prima e fondamentale festa dell’anno liturgico.
Dal punto di vista dei festeggiamenti, senza considerare la celebrazione religiosa, la Pasqua si festeggia più o meno come il Natale, ma in questa festività esistono diversi simboli:



(foto da internet)

1. l'agnello: è entrato nella simbologia in rapporto con Dio per la sua debolezza e sottomissione, nonché per la sua dipendenza dal suo pastore.


(foto da internet)

2. la colomba: richiama all'episodio del diluvio universale descritto nella Genesi, allorché ritornò da Noè tenendo nel becco un ramoscello di ulivo, un messaggio di pace: il castigo divino è concluso, le acque del diluvio si stanno ritirando, inizia così un'epoca nuova per l'umanità intera.


(foto da internet)

3. l’uovo: apparentemente la tradizione dell’uovo pasquale sembra non avere niente a che fare con la tradizione cristiana della Pasqua, ma questa è una convinzione errata. Fin dagli albori della storia umana l'uovo è considerato la rappresentazione della vita e della rigenerazione. Questo lo possiamo vedere dall’uso simbolo che molte culture antiche facevano di esso. I primi ad usare l’uovo come oggetto benaugurante sono stati i Persiani che festeggiavano l'arrivo della primavera con lo scambio di uova di gallina. 
Anche nella antica Roma esistevano tradizioni legate al simbolo delle uova. I Romani erano soliti sotterrare nei campi un uovo dipinto di rosso, simbolo di fecondità e quindi propizio per il raccolto. Ed è proprio con il significato di vita che l'uovo entrò a far parte della tradizione cristiana, richiamando alla vita eterna.



(foto da internet)

3. il coniglio: richiama alla lepre che sin dai primi tempi del cristianesimo era presa a simbolo di Cristo. Inoltre, la lepre, con la caratteristica del suo manto che cambia colore secondo la stagione, venne indicata da sant'Ambrogio come simbolo della risurrezione. Il coniglio è un simbolo pasquale molto diffuso negli Stati Uniti e nei paesi dell'Europa settentrionale. In occasione della Pasqua, in Germania e in Gran Bretagna le vetrine delle pasticcerie si riempiono letteralmente di coniglietti di cioccolata di tutte le dimensioni! 
Il coniglietto pasquale o "easter bunny", come si dice in inglese, trae origine dai riti pagani pre-cristiani sulla fertilità. Poiché per tradizione il coniglio e la lepre sono gli animali più fertili in assoluto, essi divennero fin dall'antichità il simbolo del rinnovamento della vita e della primavera. Il coniglio come simbolo della Pasqua sembra avere origine in Germania nel XV secolo, come testimoniano le cronache dell'epoca.
Questi simboli sono presenti sulle tavole italiane e su quelle del resto del mondo durante il periodo pasquale. In Italia in questo periodo si prepara una vasta gamma di dolci, anche se non sempre rimandano alla simbologia pasquale, con caratteristiche ed ingredienti variabili secondo le diverse cucine regionali:





Fiadone (Abruzzo)


Pastiera (Campania)

Casatiello dolce (Campania)



U pupu cu l'ovu (Sicilia)


Pizza dolce (Terni, Umbria)



Buona Pasqua e buon appetito!