lunedì 20 maggio 2013

Polpette (di saggezza linguistica XXXIII)




(foto da internet)

Una polpetta dedicata -per ovvi motivi- alle magistrae Mariló Limo e Ana Ovando: la locuzione alle calende greche, proveniente dal latino ad kalendas graecas, frase attribuita da Svetonio all'imperatore Augusto, il quale, a quanto sembra, ne avrebbe fatto uso di frequente per indicare persone che non intendevano pagare un debito. 
Il significato  deriva dal fatto che le kalendae esistevano solo nel calendario romano ma non in quello greco: protrarre, dunque, un pagamento fino alle calende greche, voleva dire riportarlo ad una scadenza inesistente.  
Infatti il calendario greco, a differenza di quello romano, non prevedeva le calende; data importante - il primo giorno del mese-,  per i Romani poiché era il momento in cui i creditori potevano sollecitare il pagamento dei debiti...

venerdì 17 maggio 2013

Cinema (nostrano)





(foto da internet)

Cari chiodini vicini e lontani, dopo l'esperienza cinematografica di due anni fa col cortometraggio intitolato L'uomo che chiamava Teresa, liberamente tratto da un racconto di Italo Calvino, quest'anno abbiamo voluto cimentarci di nuovo con l'affascinante mondo del cinema e abbiamo girato, in occasione della Giornata internazionale del libro, tenutasi nella nostra scuola, il 23 aprile u.s., un altro cortometraggio intitolato La poubelle agréée, anch'esso tratto da un racconto di Calvino.
Abbiamo voluto complicare un po' le cose e abbiamo sovrapposto alla storia dello scrittore italiano una seconda storia sorta (un po' alla Bergman) con un gioco di carte inventato da un insegnante di letteratura della Sorbona, con cui abbiamo costruito un romanzo giallo.
Facendo confluire i due lavori, abbiamo scritto un copione che, grazie alla collaborazione dei nostri ex allievi registi Christian Feijóo e Mariola Ponce abbiamo potuto materializzare nel nostro secondo cortometraggio (vedi>>), che oggi, con piacere, vi presentiamo.
Ci auguriamo che sia di vostro gradimento!






mercoledì 15 maggio 2013

La moda dello stare in forma

 (foto da internet)
 
Si è appena conclusa l'ottava edizione del Rimini Wellness. Dopo il NIA, il Zumba adesso c'è il Piloxing, il Bokwa, il Rolfing e altro ancora.
Insomma il fitness non è più soltanto un allenamento per tenersi in forma, ma uno strumento che si arricchisce di varie, nuove discipline olistiche grazie alla presentazione di presenter russi, giapponesi, israeliani, americani e brasiliani.
 
 
 
(foto da internet)
 
Secondo e primi dati forniti dalla manifestazione, il mercato del benessere ha un giro d'affari annuo da oltre 21 miliardi, e coinvolge più di 30mila imprese tra centri benessere, trattamenti estetici e palestre. Numeri "importanti", che non sono stati scalfiti dalla crisi economica.
Tra le varie tipologie di centri benessere, al primo posto ci sono gli istituti di bellezza, che rappresentano circa il 70% delle imprese del settore; seguono gli hotel e gli agriturismo: centri idrotermali e stabilimenti per il benessere fisico, con piscine, palestre e stabilimenti balneari attrezzati.

 (foto da internet)

In Italia, la Lombardia è la regione con il più elevato numero di imprese che si dedicano alla cura del corpo, ed in particolare si concentrano nella città di Milano. Gli italiani che praticano con frequenza un'attività sportiva sono circa 40 milioni. Per quanto riguarda il più specifico settore del wellness, il 23% della popolazione frequenta regolarmente un centro fitness e l'8,7% le strutture per la cura del corpo, mentre quasi 11 milioni di italiani si dichiarano disposti a spendere fino a 1.200 euro all'anno per prodotti e servizi per il proprio benessere fisico.

 
(foto da internet)
 
E il culto del corpo e della estetica non coinvolge soltanto alle donne. Infatti i capelli che cadono o che ingrigiscono sono spesso un dramma per molti uomini. Sembra che per 7 italiani su 10 la perdita dei capelli fa più paura della pancetta o delle rughe sul viso. Un buon motivo che ha fatto diventare gli uomini over 30 i principali consumatori di prodotti cosmetici e di bellezza. È emerso che, dopo i timori legati alla salute, che toccano 8 italiani su 10, ciò che più preoccupa rispetto agli anni che passano è il dover mettere in discussione le abitudini consolidate, dal mangiare al lavorare in un certo modo fino ai cambiamenti che impediscono di divertirsi come una volta, così come tutti quei segni e quelle tracce fisiche che non si possono nascondere e che, inevitabilmente, indicano l’età che avanza.
 
 
(foto da internet)


Ma che cosa, a detta delle donne, gli uomini devono assolutamente evitare per contrastare o nascondere la pelata? Proibizione assoluta per il parrucchino. Bocciati anche i capelli lunghi sulle spalle quando si incomincia a essere calvi o anche solo stempiati. No ai capelli tinti, ai quali si preferisce sempre e comunque la capigliatura sale e pepe o addirittura grigia ma naturale, e ovviamente bandito anche il riporto, sopportato soltanto dalle over 50.
Però, non disperate e leggete un po' qua! 


lunedì 13 maggio 2013

Polpette (di saggezza linguistca XXXII)



(foto da internet)

Cari lettori, la polpetta di questo lunedì di maggio è l'espressione, con valore scherzoso, rompere gli zebedei. 
Il termine zebedei è equivalente a testicoli, specialmente nell'espressione sopraccitata.
L'etimo sembra provenire dal nome di Zebedeo, padre degli apostoli Giacomo e Giovanni, spesso citati nei Vangeli come filii Zebedaei. 
Però perché si dice, in italiano, ad una persona che ci secca e/o ci infastidisce: non rompermi gli zebedei?
Probabilmente perché i due apostoli appaiono (quasi) sempre nel Vangelo in un ordine ben definito: prima Giacomo e poi Giovanni.
Coppia inseparabile, quindi, un po' come le gonadi maschili che accompagnano da sempre, secondo il volere di madre natura, la vita di chi scrive queste ciance. 

venerdì 10 maggio 2013

Laboratorio di ceramica

 
 
Martedì scorso gli alunni e professori della EOI di Sagunt hanno avuto davvero un'esperienza molto divertente. Siamo andati in un laboratorio di ceramica a lavorare. Ovviamente utilizzando il lessico specifico in italiano.  

 
Un po' di storia:
La parola ceramica deriva dal greco keramos (significa vaso di creta) e indica tutti i manufatti utili o ornamentali che sono stati fatti con argilla e poi cotti. Terracotta: è il nome che si dà, in quasi tutte le lingue, alla ceramica non dipinta. La terracotta è soprattutto espressione di attività manuale volta alla costruzione di oggetti d'uso. La ceramica come espressione d'arte fa parte della storia dell'uomo da oltre 35.000 anni. 


 Quasi tutte le società, ed in ogni epoca storica, hanno prodotto opere che oggi sono considerate dei capolavori. Alcune di queste società hanno raggiunto livelli di espressioni artistiche molto alti. Non tutte le civiltà dal punto di vista artistico sono però emerse. La fabbricazione delle porcellane in Europa ebbe inizio per opera di J.F.Bottger nel 1709 a Meissen. Augusto il Forte aveva imprigionato un giovane alchimista ordinandogli di trovare la pietra filosofale, capace di trasformare in oro i metalli. Sperimentando e cuocendo varie terre e minerali, Bottger realizzò inizialmente un gres duro di colore rosso. Poi, nel 1708, usando un'argilla bianca che si trova nei pressi di Meissen, al posto dell'argilla rossa, creò una porcellana fine a pasta dura. In un primo tempo Bottger copiava forme e decori cinesi e giapponesi, in seguito viluppò una porcellana di stile europeo che imitava l'oreficeria e veniva spesso montata in metalli preziosi.

 
Il suo segreto venne divulgato ed altre città diedero inizio alla produzione di porcellane come la Ginori a Firenze, quella di Capodimonte a Napoli e di Sevres in Francia, tuttora ben conosciute. Oggi la porcellana è diffusa in tutto il mondo e trova largo impiego in varie applicazioni, come candele dei motori, i sanitari, i chips del computer e tante altre.
 
 
 
 
 

 
Nel nostro laboratorio, ognuno di noi ha fatto, sotto la guida della ceramista, (alunna del dipartimento d'italiano) una piastrella. Abbiamo prima lavorato l'argilla, l'abbiamo ritagliata, decorata e infine abbiamo scritto una parola in italiano.
Quando la piastrella sarà asciutta, verrà messa nel forno, e poi decideremo se applicare degli smalti o esporle in cotto, per decorare con un murales collettivo uno spazio della EOI di Sagunt.  
Grazie per questa nuova avventura linguistica e culturale! 

mercoledì 8 maggio 2013

Il farro (della Garfagnana)



(foto da internet)

Il farro è graminacea coltivata da migliaia di anni nel bacino del Mediterraneo. Il farro (Triticum dicoccum) è, infatti, il capostipite di tutti i frumenti oggi conosciuti, compresi il grano tenero (Triticum vulgare) e il grano duro (Triticum durum), e la sua coltivazione documentata risale al 7000 a.C. in Siria e Mesopotamia, dove veniva utilizzato per la preparazione di polenta e focacce.
E' stato l’alimento base degli Assiri, degli Egizi e di tutti i popoli antichi del Medio Oriente e del Nord Africa: con la farina di farro i Romani preparavano la puls, una polenta morbida di cui si cibavano i soldati e le plebi. Il farro fu, infatti, il cibo preferito di Etruschi e Romani, che per lungo tempo ne fecero il loro pasto quotidiano. Seconde le leggi delle XII Tavole, la costituzione repubblicana di Roma del V sec. a.C., anche i prigionieri o gli schiavi avevano diritto a una libbra (circa trecento gr.) di farro al giorno, e persino i legionari di Cesare partivano con una manciata di farro nella bisaccia, per poi trasformarlo nella suddetta puls nelle lande più sperdute dei domini romani. Con questo grano, dal quale deriva il termine farina, si celebrava il rito matrimoniale (confarreatio) nel mondo classico romano. Una cerimonia molto aristocratica che, dopo il sacrificio a Giove, vedeva donata agli sposi una focaccia di farro (farrum) da spezzare e consumare assieme. 
Con la comparsa del grano, il farro ha subito una crisi  importante, ma non in Garfagnana dove è stato sempre coltivato e ancora viene lavorato negli antichi mulini a pietra.  Il farro della Garfagnana, che ha ottenuto dall’Unione Europea il riconoscimento dell’indicazione geografica protetta ( IGP) nel 1996, deve essere coltivato su terreni idonei, poveri di elementi nutritivi, in una fascia altimetrica fra i 300 e i 1.000 m s.l.m. 




(foto da internet)

La semina avviene in autunno, su terreno precedentemente preparato, utilizzando seme vestito derivante dalla popolazione locale di Triticum dicoccum. La produzione di farro della Garfagnana avviene, secondo la normale consuetudine della zona, senza l'impiego di concimi chimici, fitofarmaci e diserbanti: data l'elevata rusticità della pianta, il farro coltivato con la tecnica tradizionale risulta di fatto un prodotto biologico. 
La raccolta del farro avviene in estate. La produzione massima consentita per ettaro è di 25 quintali di farro. Prima dell'utilizzazione la granella di farro deve essere privata dei rivestimenti glumeali; questa operazione (detta brillatura) veniva tradizionalmente effettuata con particolari molini a macine; attualmente vengono utilizzate anche semplici macchine di cui può dotarsi ogni azienda produttrice. La resa del prodotto finale risulta pari a circa il 60-70% del prodotto iniziale, a seconda del metodo impiegato. Il farro viene tradizionalmente impiegato intero per preparare zuppe, minestre con legumi, torte salate; può anche essere macinato per altri impieghi (paste, pane, biscotti, ecc.). 
Il legame geografico del farro con la Garfagnana deriva principalmente dal fatto che la popolazione locale di Triticum dicoccum, essendo stata riprodotta nella zona, ininterottamente, da tempo immemorabile, oltre ad essere geneticamente adattata all'ambiente locale (terreni, clima, tecniche di coltivazione, ecc), forma con esso un binomio inscindibile e presenta requisiti peculiari tali da renderlo perfettamente distinguibile rispetto al farro prodotto in altre zone. 
Il Farro della Garfagnana è stato riscoperto oggi per le sue eccellenti proprietà dietetiche e perché le sue fibre svolgono un'azione benefica per l'apparato digerente. Questo cereale è ricco di amido, quindi particolarmente adatto per preparare torte salate, ma in cucina è utilizzato soprattutto come ingrediente di zuppe e minestre: unito a fagioli e verdure si presenta come piatto semplice ma con gusti e profumi del tutto particolari. Ottimo per insalate fredde, farrotti (risotti) con funghi porcini. Si abbina in maniera eccellente ai vini rossi. Il farro può anche essere macinato per altri impieghi (paste, pane, biscotti ecc.).

lunedì 6 maggio 2013

Polpette (di saggezza linguistica XXXI)


(foto da internet)

Cari lettori, la polpetta di quest'oggi è l'espressione essere alla canna del gasespressione colloquiale che designa  il tubo di erogazione (canna) del gas da cucina o da riscaldamento. Oggi è costituito da metano, ma una volta si impiegava il cosiddetto "gas di città", derivato dalla distillazione del carbon fossile, che conteneva anche notevoli quantità di monossido di carbonio, assai più velenoso del metano.

Attaccarsi alla canna del gas (con la bocca) e inalarlo significava aver deciso di suicidarsi e di avere ottime probabilità di riuscirci.
Quindi, essere "alla canna del gas" del gas significa dunque essere disperati, agli estremi della sopportazione, agli sgoccioli, alla frutta, non avere più alternative, meditare il suicidio.

Beppe Grillo, recentemente, ha usato questa espressione, per designare l'attuale situazione del nostro paese.