mercoledì 16 aprile 2014

Pasqua 2014

(foto da internet)

Non è Pasqua senza uova di cioccolato, allora perché non concedersi creazioni di alta pasticceria. I migliori pasticceri a livello internazionale e le star dell’alta gastronomia italiana firmano anche quest’anno uova di Pasqua d’eccezione, frutto di una ricerca costante delle migliori materie prime e di una lavorazione artigianale in grado di esaltarle. Non mancano esempi molto glamour come le uova firmate dalle grandi griffe di moda e veri e proprio capolavori d’arte al cioccolato. Insoma, ci si può concedere un dolce peccato di gola persino griffato.


(foto da internet)

Tornano a Pasqua le uova delle firme di moda. Roberto Cavalli conferma lo stile che da sempre lo caratterizza con creazioni dolciarie che uniscono le stampe animalier al cioccolato migliore. Armani Dolci, dopo le creazioni natalizie, presenta tutta la collezione per Pasqua 2014: uova di cioccolato di diversi gusti e confezioni ad hoc, compresa la colomba pasquale, le iconiche praline di cioccolato e la Tin Box, ovetti assortiti fondente e nibs, latto, cioccolato bianco, cioccolato bianco e menta. A caratterizzare la collezione le scatole, decorate da delicate stampe di piante acquatiche e fiori, e avvolte da un nastro di satin rosa impreziosito da un piccolo pendente a forma di rana stilizzata in metallo argentato.

(foto da internet)

Arte e pasticceria si fondono in Uovo, l’Utopia della Forma, mostra allestita fino al 13 aprile presso la rinomata pasticceria romana Bompiani. Waler Musco, pasticcere e cioccolatiere, con un passato di gallerista, ha realizzato 30 uova di cioccolato decorate in omaggio ai grandi dell’arte del XX secolo, come Kandinsky, Klee, Malevic, Boccioni, Pollock, Burri, Fontana, Mertz, Basquiat.  

(foto da internet)
Cioccolato Valrhona di alta qualità, al latte o fondente, le uova della mostra sono veri capolavori che aprono alla riflessione sul rapporto tra arte e vita, anche in quei settori dove meno ci si aspetta: non mancano le classiche uova, frutto di una lavorazione interamente artigianale e a base di materie prime di alta qualità.



 (foto da internet)

Ladurèe celebra la Pasqua a suo modo, senza rinunciare agli iconici macarons, che hanno reso ancora più dolce San Valentino, lanciando una speciale confezione pasquale che ricopre i dolcetti al cioccolato e bergamotto creati in occasione delle festività: non mancano le uova più classiche declinate secondo lo stile della maison. 
Per una Pasqua dolcissima e glamour c’è solo l’imbarazzo della scelta, e se le uova sono artigianali ancora meglio. Comunque, se siete indecisi potete sare uno sguardo anche alle uova equo-solidali!

Buona Pasqua e ci rivediamo online il 30 aprile!

lunedì 14 aprile 2014

Dal portavivande alla schiscetta


(foto da internet)

Alla voce portavivande, o portapranzi, il dizionario Treccani afferma: composto di portare e vivande, il nome è dato specialmente ai tipi più perfezionati, con recipienti spesso contenuti a loro volta in un involucro esterno, a chiusura ermetica, che consente l’isolamento termico.

L'oggetto in questione, dicesi, con voce milanese bellissima, anche schiscetta. Il termine deriva dal verbo schiscià, che significa schiacciare, premere
Nel 2014, e sembra che la cosa duri, la schiscetta è tornata di moda, simbolo del risparmio economico (e noi crediamo che sia proprio questo il motivo della nuova tendenza), ma anche rito, espressione dell'appartenenza di classe, filosofia di vita, insomma una (quasi) svolta generazionale
E' nato così anche il termine schiscettaro/a, e cioè colui/colei che, nella pausa pranzo, invece di recarsi al bar o al ristorante, mangia i cibi preparati a casa e conservati nella schiscettaDicono le statistiche che la schiscetta è, però, più femminile che maschile: il 61% delle donne sono schiscettare e giovani (tra i 25 e i 40 anni).  




(foto da internet)

Forse i maschi sono meno organizzati: all'ora di pranzo tirano fuori, quasi sempre, un triste panino oppure ingoiano il classico pezzo di pizza... Sulla scia della nuova tendenza è anche sorta una ditta Diet To Go che, su ordinazione, consegna alle 7.30 a casa, o alle 9 in ufficio, la schiscetta bell'e pronta. 
E chiaramente non potevano mancare libri, consigli, blog e ricette dedicati alla schiscetta
Tra i consigli offerti dalla rete, cerchiamo di riassumerne alcuni:
a) vietato usare il pesce, ma anche i cavoli e altre pietanze che mandano cattivo odore.
b) apparecchiare sempre un piccolo spazio, con tovaglietta e tovagliolo di carta. Non lasciare briciole.
c) chi schiscia deve spegnere pc, tablet e cellulari: quando si mangia, si mangia e basta. 
d) se preparate delle insalate, ricordate che sono da condire solo quando è il momento di mangiarle.
e) la classica, e immancabile, frittata è la regina della schiscetta. Si prepara la sera prima e si può mangiare anche fredda.
f) la pasta va bene d'estate, quando si porta da casa la pasta fredda che non ha bisogno di essere riscaldata. In inverno è meglio una zuppa veloce.
g) il dolce. Per chiudere il pranzo o anche per uno spuntino di metà pomeriggio. Niente barrette di cioccolato. I muffin, ad esempio, vanno benissimo.


(foto da internet)

E se in ufficio manca il microonde? Niente paura. Lunchbox di Yanco Design produce un contenitore con una porta usb nella base. Basta collegarla al computer, impostare la temperatura e il tempo, e il pranzo (caldo) è servito! 




(foto da internet)

Com'è lontano il vecchio portavivande! L'inseparabile compagno, negli anni '50 e '60, di operai, muratori e manovali, gente che lavorava sodo che, non potendo permettersi il ristorante, si portava da casa un po' di tutto: uova sode, spaghetti freddi, gli avanzi della sera prima, panini con la frittata o imbottiti di salame e mortadella. 
L'unica porta esistente era, allora, come avrebbe detto l'indimenticabile Jannacci, solo quella di casa (o della fabbrica) o quella che difendeva il portiere della squadra del cuore.



venerdì 11 aprile 2014

La ferrovia del Bernina


(foto da internet)

Per chi andrà nel nord Italia la prossima estate, consigliamo un giro turistico mozzafiato: la cosiddetta ferrovia del Bernina (Berninabahn). Si tratta di una linea ferroviaria di montagna, a scartamento metrico, che congiunge la città di Tirano, in Italia, con la svizzera Sankt Moritz.
Costruita fra il 1906 e il 1910 a scopo turistico, la linea raggiunge, con incredibili opere di ingegneria ferroviaria, un'altitudine massima di 2.253 m. E' la più alta ferrovia ad aderenza naturale delle Alpi e una delle più ripide al mondo, con una pendenza massima del 7%.
La ferrovia del Bernina è stata inserita nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, come esempio tecnicamente avanzato di gestione del paesaggio di alta montagna e come una delle ferrovie a scartamento ridotto più spettacolari del mondo.


(foto da internet)

La linea è percorsa da treni regionali a cadenza oraria, che effettuano servizio da Tirano a Sankt Moritz, e dal prestigioso BerninaExpress, un treno espresso turistico in servizio da Tirano a Coira.
Sul diretto più lento del mondo i viaggiatori attraversano molti passi alpini, ghiacciai, tunnel e incredibili viadotti in un viaggio affascinante.
Il Bernina Express, non è solo un collegamento tra l'Italia e la Svizzera, è un’avventura magica tra montagne stupende con caratteristiche uniche.
Con moderne e confortevoli carrozze panoramiche che consentono una vista a 360°, sia in inverno che in estate, il treno supera i 2253 m. del Passo Bernina e discende poi verso St. Moritz, la perla dell’Engadina.


(foto da internet)

Pochi chilometri dopo aver lasciato la stazione di Tirano, in Italia, il treno supera già una meraviglia: il viadotto elicoidale di Brusio. 
Oltrepassata Poschiavo, capoluogo dell’omonima valle, con le sue belle dimore patrizie, raggiunge Alp Grüm (2091 m.), eccezionale punto panoramico. 
Superato il valico del Bernina i viaggiatori possono ammirare l’imponente ghiacciaio del Morteratsch e il gruppo montuoso del Bernina, con le sue montagne scintillanti di nevi eterne. Da non perdere.
Buon viaggio!


mercoledì 9 aprile 2014

Piante al telefono




(foto da internet)

Il green conquista anche le metropoli. E dopo i terrazzi-giardino e le scuole-natura che spuntano qua e là, in Italia arriva il momento delle mini-serre da marciapiede. E la sede che si presta ai piccoli angoli bucolici è la cabina telefonica.
Piante al Telefono è il progetto che mira a far spuntare mini oasi urbane in città riqualificando oltre le cabine e il marciapiede in cui si trovano, la partecipazione della collettività. E così, chiunque voglia dare un tocco di natura a quelle che sono state il simbolo della comunicazione anni ’70 – ’80, può contribuire con acqua, innaffiatoi, porta vasi o concimi particolari.


(foto da internet)

In Italia sono ben novantamila i telefoni pubblici in disuso e in attesa di essere rimossi, di cui 3.650 solo nel comune di Roma. Da qui l'idea della giovane designer Silvia Minenti di dar vita a un movimento virale che, partendo dalla Capitale si possa diffondere in tutto il paese con l'obiettivo di creare e mappare una vera e propria rete di "serre urbane", in grado di stimolare e riattivare quel senso di comunità ormai perduto. Partecipare al progetto è semplice: si può adottare una delle vecchie cabine telefoniche su cui è affisso dal 2011 il cartello "Questa cabina sarà rimossa" e renderlo da piccolo spazio polveroso e inquietante, un simbolo di comunità green al servizio di tutti i cittadini. Mini-orti urbani di piante aromatiche di cui prendersi cura ma di cui poter anche usufruire.
La retata inaugurale di "Piante al Telefono" è avvenuta a Roma nel quartiere Prati dove un gruppo di volontari ha messo in atto il primo intervento di "riqualificazione green" della cabina che si trova in viale Mazzini. Al suo interno salvia, basilico, rosmarino e lavanda.




(foto da internet)

Chiunque può usufruire delle piante o aggiungerne altre, purché se ne abbia cura in maniera collettiva, diffondendo e moltiplicando il numero di queste nuove serre. L'obiettivo principale del progetto è ricreare quella rete collaborativa che legava gli abitanti di uno stesso quartiere e che la logica consumistica ha ormai cancellato. 
Al momento il progetto riguarda solo Roma, ma gli organizzatori auspicano a una mappatura che arrivi alle città italiane in poco tempo. 

domenica 6 aprile 2014

Gli gnocchi di zucca (a Juanvi, in memoriam)


(foto da internet)

Dopo il successo dell'attività sulla pasta fatta in casa, vi proponiamo, a gentile richiesta, la ricetta degli gnocchi di zucca.
Orbene, come ricorderete, nella nostra cucina improvvisata, abbiamo cercato di preparare gli gnocchi di patate.
Per fare gli gnocchi di zucca, si procede nel seguente modo: 
ingredienti: 500 gr di polpa di zucca, 100 gr di farina, 1 uovo, sale, pepe, parmigiano grattugiato.
Tagliate la polpa della zucca prima a fette, poi a pezzi grossolani e scartate i filamenti e la scorza. Infornate in una teglia con carta da forno, a 180 gradi, per 20 minuti circa. 


(foto da internet)

Lasciate intiepidire. Passate la zucca col passaverdura. Disponete la farina, formando una fontana, su un piano di lavoro. Aggiungetevi la zucca ed amalgamate. Sbattete l’uovo e unitelo alla zucca,  aggiungendo, se necessario, a poco a poco, la farina, il sale e il pepe. Ricordate una semplice regola: più farina, meno sapore della zucca (o delle patate)!
Lavorate l’impasto ottenuto fino a formare dei bastoncini, tagliateli con un coltello a pezzi di 2-3 cm di spessore e lavorate con le mani per dare forma tonda agli gnocchi. Lasciateli riposare. 


(foto da internet)

In abbondante acqua salata lessate gli gnocchi, un po’ alla volta, scolandoli, con una schiumarola, appena salgono in superficie, e metteteli direttamente in un tegame con burro e salvia. Cospargete con del buon parmigiano. Se volete, potete insaporire gli gnocchi di zucca aggiungendo all’impasto una spolverata di cannella e un po’ di noce moscata.
Buon appetito!

venerdì 4 aprile 2014

L'amore al tempo di Facebook


(foto da internet)

Uno studio dell'Università di Chicago, pubblicato su  Psychological Science mette in guardia sul ruolo sociale/affettivo che stanno assumendo i social network. Infatti, secondi i dati della ricerca, le piattaforme digitali possono meglio del sesso. Il 42% dei partecipanti al sopraccitato studio ha dichiarato di non riuscire a resistere al richiamo del web, mentre il sesso ottiene un discreto 11% del campione.
Anche il desiderio di fumare soccombe a Facebook e Twitter. 
La ricerca è stata realizzata su un campione di 250 persone in Germania,  tra i 18 e gli 85 anni, che sono state contattate via sms dai ricercatori, sette volte al giorno, per una settimana, con la richiesta di descrivere i desideri che avevano provato nella mezz'ora precedente. 




(foto da internet)

Ebbene, il desiderio in testa alla classifica è stato mangiare, seguito da dormire e bere bevande non alcoliche. Al quarto posto si è piazzato usare qualche forma di media (con il 71% dei partecipanti all'interno di questa categoria che ha segnalato di voler controllare la posta elettronica, e il 65% di voler andare sui social network).
Molto lontani in classifica il sesso, solo al nono posto, e l'alcol, al sesto. 
Ai partecipanti è stato anche chiesto di provare a resistere al desideri oggetto dello studio, ma il tentativo è fallito nel 42% dei casi se si trattava di guardare Facebook, nel 22%, se la tentazione a cui resistere era quella al cibo e appena dell'11% nel caso del desiderio sessuale.
Secondo gli autori il desiderio dei social media è molto frequente ed difficile resistervi perché, probabilmente, essi sono molto più disponibili e facili da ottenere.
Uomo avvisato...

mercoledì 2 aprile 2014

Happy in Fiat?



(foto da www.repubblica.it)



Un messaggio aziendale o davvero una fabbrica felice? Servirebbe un sondaggio tra i dipendenti della Fiat di Melfi per comprendere cosa ci sia di vero dietro il video che spopola in rete in cui i lavoratori della fabbrica potentina del Lingotto ballano sulle note di "Happy" del dj americano Pharrell Williams. 
Insomma, laa Happymania arriva anche nello stabilimento del Lingotto dove si produce la Punto. Dal direttore agli operai tutti ballano e cantano sulle note del celebre brano musicale del dj americano. Il dubbio è che si tratti di uno spot aziendale. Critica la Fiom, "E' una barzelletta".

Ballano in molti, in fabbrica, dal direttore agli operai, passando dagli impiegati ai quadri. Tutti in divisa, sorridenti e a favore di telecamere. Non sembra un video nato dall’improvvisazione o dalla trovata scanzonata di qualche operaio. Ballare “Happy” è un tormentone che ha reso la celebre canzone ancora più famosa da quando gli autori hanno lanciato la moda di girare il video con sconosciuti in ogni parte del mondo. Da allora, da tutte le città, sono arrivate in rete riprese di ogni tipo, più o meno felici, ma che insieme hanno generato un fenomeno mondiale. 

 

La Fiat da buona azienda globale non è stata da meno e sembra aver colto l’occasione al balzo per cercare di rilanciare l’immagine di un ambiente di lavoro pieno di tensioni, culminate con il caso di Pomigliano in cui l’amministratore delegato, Sergio Marchionne ha messo al bando i rappresentanti sindacali della Fiom.

"E' una barzelletta"
, è stato il commento di Marco Pignatelli, licenziato con Giovanni Barozzino e Antonio La Morte, nell'estate del 2010 con l'accusa di aver interrotto la produzione durante una manifestazione interna, ma poi tornato in fabbrica insieme agli altri due. "Già si lavora poco, i problemi li conoscono tutti - ha continuato - ormai non abbiamo neanche il tempo per bere un po' di acqua. Secondo me dentro non c'erano operai di linea. Sarei pronto a scommetterci. Erano soprattutto capi e gente vicina".

Emanuele De Luca, segretario della Fiom della Basilicata ha annunciato un volantinaggio per manifestare sdegno verso questa iniziativa che offende i lavoratori della Fiat. Dello stesso avviso, il responsabile nazionale auto della Fiom, Michele De Palma: "Immaginiamo che l'allarme sulla scarsa produttività e sull'assenteismo negli stabilimenti Fiat, che ha portato la direzione aziendale a pretendere turni massacranti e penali sui primi tre giorni di malattia, sia cessato, almeno per alcuni. Mentre il direttore dello stabilimento di Melfi, insieme ad alcuni dipendenti scelti da lui, ha anche il tempo di ballare durante i turni, tutti gli altri lavoratori sono costretti ad un aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro. Invece che mettere in scena l'ennesima sceneggiata - prosegue De Palma -, sarebbe meglio che la Fiat affrontasse il problema della condizione di lavoro nei suoi stabilimenti, restituendo ai lavoratori le pause necessarie per evitare infortuni e danni alle articolazioni e facendo rientrare tutti i suoi dipendenti"