mercoledì 27 febbraio 2013

Un caos all'italiana



(foto da internet)

Questa volta sembrava ovvio: Berlusconi sarebbe andato fuori di scena e il Centrosinistra avrebbe stravinto. Questa era l'aria che si respirava alla chiusura dei seggi elettorali. Man mano che passava il pomeriggio lo scenario si stravolgeva e aveva qualcosa di incredibile. 
Alla fine i risultati sono i seguenti: il Pd sconfitto, Grillo che arriva davanti al Pd, Monti castigato e la prospettiva di dover fare i conti con Berlusconi per un governissimo. 


(foto da internet)

 In un primo momento il caos elettorale fa pensare a un rischio ingovernabilità, ma poi la linea del si torna alle urne frana, arriva l’input direttamente da Bersani, quando sembra che forse alla Camera vincerà il centrosinistra. Uno stop secco che tradisce la spaccatura interna e investe anche chi presagiva una richiesta di andare a rivotare solo per il Senato. «Se alla Camera abbiamo la maggioranza e al Senato solo quella numerica, pur senza avere i seggi sufficienti, è politicamente rilevante». 


(foto da internet)

 Insomma, il Centrosinistra in poche ore è passato dagli schemini sul governo e le poltrone già date per certe al dover fare i conti col ciclone di Grillo. «E’ cambiato il mondo», dice uno dei presenti,  e c'è  tanta amarezza e preoccupazione. «Se Berlusconi vince il premio alla Camera, elegge il nuovo capo dello Stato...», è una delle paure.  



(foto da internet)

E ora che si fa? Nel frattempo  il mondo attonito assiste a quest'ulteriore follia all'italiana! 

lunedì 25 febbraio 2013

Polpette (di saggezza linguistica XXIII)


(foto da internet)

Cari lettori, la polpetta di oggi è l'espressione darsi all'ippica, che, nel linguaggio figurato, viene utilizzata per invitare qualcuno a cambiare mestiere, in particolare dopo essersi rivelati incapaci in quello che si svolgeva. 
Usato come invito scherzoso, a volte anche per chiedere a qualcuno di non interferire in questioni di cui non sa nulla.
L'espressione in questione è sovente utilizzata nel modo imperativo: datti all'ippica! Si dia all'ippica!

venerdì 22 febbraio 2013

Da Dallara a Veloso



(foto da internet)

C'erano una volta gli urlatori, una corrente canora che segnò una stagione musicale relativamente breve, e che ebbe grande successo in Italia,  tra la fine degli '50 e i primi anni '60.
Il termine "urlatori", proviene da una tecnica interpretativa basata su una voce ad alto volume, espressa in maniera disadorna e priva degli abbellimenti tipici del canto melodico in voga sino allora.
I maggiori esponenti di questa corrente furono cantanti molto noti all'epoca, come, ad esempio,Tony DallaraJoe SentieriAdriano Celentano  e Little Tony.
Negli anni in cui irrompeva in Italia il rock and roll e la musica americana,  il fenomeno degli urlatori  significò una rivoluzione del gusto, e del mercato, che coinvolse autori, arrangiatori, editori e cantanti.



(foto da internet)

Il fenomeno durò sino all' arrivo in Italia dei primi gruppi pop sulla scia musicale dei Beatles. 
Fra gli urlatori, fece spicco il nome di Tony Dallara, che interpretò, nel lontano 1957, l'indimenticabile Più di prima, più di prima, scritta con Domenico Modugno.

Orbene, pochi giorni fa, nell'ambito dell'ultimo Festival di Sanremo, il grandissimo Caetano Veloso interpretò, in maniera assai particolare, la suddetta canzone, accompagnato al pianoforte dal maestro Stefano Bollani.


mercoledì 20 febbraio 2013

Una canzone mononota

 (foto da internet)

 Non poteva mancare il nostro appuntamento annuale con il festival della canzone italiana. Quest'anno, però, e per fortuna, il festival di Sanremo è stato presentato da due personaggi professionisti che non hanno molto in comune con la tele a cui aveva abituato il Cavaliere.
Luciana Littizzetto afferma: "E’ come aver scalato l’Everest con le infradito": lei non rinuncia mai alla battuta, e il Festival l’ha vista trionfare in un’edizione che premia la qualità e l’innovazione. Quest’anno la media delle cinque serate è stata di 11 milioni 936mila spettatori (47,26% di share). 

(foto da internet)

Fabio Fazio è già a Milano, sta preparando la puntata dopo Sanremo di Che tempo che fa: "Sono riuscito a sopravvivere fisicamente e a mantenere fede all’impegno di tradurre l’idea di popolare nel modo migliore del termine, dimostrando che per piacere non bisogna fare per forza cose volgari. La libertà di cui abbiamo goduto a una settimana dalle elezioni ci ha consentito di portare a termine le cose come volevamo".  




Bilancio  iù che positivo anche per la comica torinese. "Sanremo mi porta fortuna, anche l’edizione di Pippo Baudo in cui sono stata ospite è stata bellissima - dice la Littizzetto - La fatica, la costanza, la precisione di Fabio hanno fatto la differenza. Lui ha gestito tutto. Infatti non c’erano i fiori: se no avrebbe scelto personalmente i ranuncoli. Ringrazio gli stilisti, non nuovi per il mondo della moda, ma per il grandissimo pubblico. Sono molto contenta anche di tornare a Che tempo che fa, sono contenta di tornare a casa. Quella è la mia casa e lì faccio quello che so fare"



(foto da internet)

Il direttore di RaiUno ringrazia la squadra RaiUno: "È una scommessa  vinta. La televisione italiana aveva bisogno di una scossa, soprattutto quando queste scosse alzano il livello qualitativo. Non abbiamo cercato scorciatoie, effetti speciali, anticipato campagne mediatiche settimane prima né durante il festival, non abbiamo neanche speso tanto. Abbiamo portato anche temi che difficilmente vengono trattati su RaiUno e il pubblico di RaiUno - continua Leone - si è interessato.".


(foto da internet)

La giuria di qualità ha portato in alto Elio e le Storie Tese., che ha poi fatto media con il televoto; e alla fine si è dato origine al podio finale: 1º Mengoni, 2º Elio e le Storie Tese e 3º Modà.
Vi proponiamo la simpatica Canzone Mononota di Elio e Le storie tese


lunedì 18 febbraio 2013

Polpette (di saggezza linguistica XXII)



(foto da internet)

La polpetta di quest'oggi è la locuzione perdere la Trebisonda, un'espressione abbastanza frequente nel lessico colloquiale e letterario, con cui si intende perdere il controllo, essere confusi e/o disorientati.  Denota anche l'uscita di senno di qualcuno.
La locuzione in questione sembra provenire dal nome della città di Trebisonda (in turco Trabzon), sul Mar Nero, che, nell'antichità, fu una sorta di faro per  i naviganti che viaggiavano sulla rotta tra l'Europa e il Medio Oriente.
In quest'articolo pubblicato sull'Espresso, potrete trovare altre spiegazioni sull'espressione.
Altre locuzione utilizzate in italiano con lo stesso valore, sono perdere la tramontana e andare in cimbali.
Nel 1968, al Festival di Sanremo, l'indimenticabile Antoine cantava La tramontana, in cui perdeva la tramontana per una ragazza...

venerdì 15 febbraio 2013

La cucina di Madame Rouge





(Foto da internet)

Spopola sul web la cucina da orgasmo di Madame Rouge, una cuoca-peccatrice che s'ispira agli anni Trenta - da notare l'accento francese-napoletano taroccato- e affonda le proprie radici nella cultura dell'avanspettacolo. 
Da un'improbabile vasca da bagno Madame Rouge fustiga i luoghi comuni sulle donne in cucina, delle donne della cucina, e dei doveri, della cucina. 
Madame Rouge mescola cucina, erotismo, uomini e padelle. 
In ogni puntata racconta ricette gustose ed irripetibili con lo scopo di inserirvi l'elemento cardine, e simbolo, della serie: il peperoncino. Elemento che porterà, finalmente, il piacere a tavola, e la tavola nel letto.
Madame Rouge propone un mix di ricette erotiche ironizzando e capovolgendo il modello dei grandi chef e delle signore protagoniste dei format culinari, racconta un modo differente di essere donna: nessuna dieta, ricette da realizzare in pochi minuti, piacere nel vivere la lentezza di una serata, e ai desideri del proprio corpo. 
All'inizio di ogni puntata Madame Rouge si rivolge alle donne contemporanee, che lavorano e che hanno a malapena il tempo di dedicarsi a se stesse. Le invita a provare le ricette dalla sua vasca surreale garantendo un originale orgasmo per coronare la serata! 
La serie, realizzata da Non Chiederci La Parola, una casa di produzione specializzata in format crossmediali per tv e new media, documentari e docu-reality, è nata nel 2008 da un’idea di Cristina Sivieri Tagliabue, giornalista con un passato di manager. 
Vi proponiamo una ricetta di Madame Rouge: il filetto di platessa su letto di spinaci e crema di ceci!

mercoledì 13 febbraio 2013

Una rinuncia storica



(foto da internet)

Benedetto XVI lascia il pontificato: “Un fulmine a ciel sereno”, così il decano del collegio cardinalizio, cardinal Angelo Sodano, ha definito la notizia delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, che è arrivata al mondo simultaneamente lo scorso lunedì 11 febbraio alle 11.46. Lo ha annunciato lo stesso Papa ai ai cardinali, riuniti per il Concistoro ordinario pubblico per la canonizzazione di alcuni beati. Parlando in latino, ha detto: "Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino".

(foto da internet)

Dopo aver ringraziato “tutti di cuore” e aver chiesto “perdono per i miei difetti”, il Pontefice ha aggiunto: “Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”
Si conclude così un pontificato durato 7 anni e 9 mesi.




Una notizia shock, per il mondo intero, ma il direttore dell'Osservatore Romano ha detto che si tratta di una decisione che è stata oggetto di una lunga riflessione:  “La decisione del Pontefice è stata presa da molti mesi, dopo il viaggio in Messico e a Cuba, in un riserbo che nessuno ha potuto infrangere, e avendo 'ripetutamente esaminato' la propria coscienza 'davanti a Dio', a causa dell'avanzare dell'età".

(foto da internet)

Dalle agenzie ai siti web, dalle radio ai social network, la notizia ha fatto in pochi minuti il giro del mondo, prima che il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, convocasse d’urgenza una conferenza stampa in via della Conciliazione, per la conferma definitiva. “Il Papa non lascia in seguito a una malattia e la decisione ha colto tutti di sorpresa, anche me". Padre Lombardi, dopo aver letto di nuovo e in italiano il discorso di Benedetto XVI, ha provato a spiegare le cause dell’abbandono: “Il Papa ha meditato la scelta”, “non è malato”, né “depresso”, né “scoraggiato”, ha detto, sottolineando che “i cardinali hanno ascoltato Benedetto XVI con il fiato sospeso: credo che la massima parte dei presenti non avesse informazione di quello che il Papa stava per annunciare”.
Nessuno però può dire con certezza che peso abbiano avuto - in questa decisione - gli scandali esplosi nella Chiesa: da Vatileaks alla pedofilia alle vicende dello Ior; e quanto a fondo abbiano turbato il Papa. Ricordate il film di Nanni Moretti Habemus Papam del 2011?



Papa Benedetto XVI ha indicato anche il termine preciso del suo pontificato: la sede sarà vacante dalle 20 del 28 febbraio. È molto probabile, secondo padre Lombardi, che il Conclave sceglierà il successore entro marzo, in tempo per le celebrazioni della Pasqua. E dove andrà Ratzinger? “Quando inizia la sede vacante si trasferirà in un primo momento a Castel Gandolfo e poi si trasferirà in Vaticano al posto dove c'era il monastero di clausura”, ha detto padre Lombardi. 

lunedì 11 febbraio 2013

Polpette (di saggezza linguistica XXI)





La polpetta di oggi è l'espressione mancare (di) un venerdì.
Venerdì,  deriva dal latino Venĕris dies, e cioè giorno di Venere. In Italia viene considerata particolarmente sfortunata la data venerdì 17. 
L'espressione in questione designa una persona strana, eccentrica, stravagante, bizzarra, che ragiona in modo tutto particolare, a volte incomprensibile o non condiviso dalla maggioranza. Si utilizza anche per  qualificare soggetti poco normali, e per estensione, l'essere pazzi.
Un'altra forma equivalente sarebbe mancare una rotella.

venerdì 8 febbraio 2013

Dolci di Carnevale


Mentre prepariamo la festa di Carnevale che si terrà presso la scuola elementare Santa Ana di Quartell, vi proponiamo alcune ricette facili facili per allietare questi giorni. 
La prima è quella relativa alle castagnole, un dolce che non può mancare in questi giorni di festa. Le castagnole, chiamate anche, secondo le regioni, zeppole, tortelli milanesi, ecc., sono frittelle dolci tipiche delle zone centrali dell'Italia. 
Sono piccole come castagne e dal soffice interno, facilmente reperibili in tutte le pasticcerie nel periodo che va dall’Epifania al mercoledì delle ceneri. 
Le castagnole vengono preparate e gustate in molte regioni d’Italia anche se con nomi differenti e con piccole variazioni di ingredienti. 
Vi proponiamo una ricetta dello chef Sergio maria Teutonico.
 


La seconda ricetta riguarda, invece, le frappe, chiamate, in alcune regioni, anche cenci o chiacchiere. Sono dei dolci molto friabili che vengono fritti ed infine vengono cosparsi di zucchero a velo. 
 Le frappe hanno un’antichissima tradizione che probabilmente risale a quella delle frictilia, dolci fritti nel grasso di maiale che nell'antica Roma venivano preparati proprio durante il periodo di Carnevale; questi dolci venivano prodotti in gran quantità poiché dovevano durare per tutto il periodo della Quaresima. 
Se volete prepararle a casa, vi proponiamo la ricetta dello chef Teutonico.


p.s. il 22 febbraio, presso la nostra Eoi, si terrà, alle ore 10, un workshop gastronomico sulle castagnole.

mercoledì 6 febbraio 2013

Attenti con le bici!

(foto da internet)
 
Colpo di scena: la bici diventerà nel 2013 il mezzo più pericoloso di tutti, persino più del motorino.  Una ricerca dell'Asaps, associazione amici polizia stradale ha messo in evidenza quello che tutti gli esperti di mobilità e tutte le associazioni di ciclisti temevano da tempo: l'incuria e la scarsa attenzione ai problemi di chi pedala porterà a una situazione paradossale. 
 
 
(foto da internet)
 
Avete presente il numero dei ciclisti che partecipano al Giro d'Italia e quelli che fanno il Tour De France? Immaginate un maxi incidente in cui muoiano tutti di colpo. È questa la tragedia che ogni anno si consuma sulle strade italiane dove la mancanza di rispetto per chi va in bici da parte di automobilisti e soci (e il poco rispetto del codice da parte di chi pedala) sta assumendo dimensioni preoccupanti. 
(foto da internet)
 
Ogni giorno infatti in Italia perde la vita un ciclista e 40 finiscono in ospedale per ferite più o meno gravi. I numeri parlano di una vera emergenza perché secondo le statistiche si parla di quasi 1000 morti negli ultimi 3 anni. E chi obietta che rispetto ai 4000 morti l'anno per incidenti stradali le vittime che pedalano sono poca cosa sbaglia di grosso: il rischio di mortalità, calcolando come valore medio 1, per i ciclisti è 2,18, più del doppio rispetto al valore base. Si pensi che per le autovetture il tasso di mortalità è pari a 0,78, per i camion è 0,67, per i pullman 0,48, per i ciclomotori 1,06. Solo le moto fanno peggio. Per ora... 
 


(foto da internet)
 
Che fare? Costringere i governi a svegliarsi dal torpore, certo. Ma a questo primo obiettivo la campagna ne unisce un altro: otto proposte minime per accrescere la sicurezza delle biciclette nelle città. Questa è la "piattaforma" con cui il Times ha incalzato le autorità prima inglesi e poi di tutto il mondo.

lunedì 4 febbraio 2013

Polpette (di saggezza linguistica XX)



(Fregnacce. Foto da internet)

Cari chiodini, la polpetta di quest'oggi è doppia: vi proponiamo i termini balla e fregnaccia. Qualche mese fa, il quotidiano La stampa, a pubblicato una serie di panzane che girano da sempre: lo struzzo che infila la testa nella sabbia, l'alocol uccide le cellule celebrali, e chi più ne ha, più ne metta. 
Orbene, balla e fregnaccia, usate in un registro colloquiale, possono essere considerati sinonimi col valore di sciocchezza, fandoniascemenza




(Balla. Fota da internet)


Balla, in italiano, in proprietà, designa un grosso pacco di merci perlopiù di forma e peso predeterminati. Ad esempio, una balla di fieno, di cotone, ecc. 
Fregnaccia, invece, è un termine proveniente dal dialetto romanesco che identifica una vivanda della Roma poverissima: si fa una pastella con acqua, farina e sale. Si mette a cuocere in padella, con olio bollente, rigirando di quando in quando. Si ottiene così una frittella che viene cosparsa di zucchero oppure pecorino; poi, la frittella si piega congiungendo un punto del cerchio al centro, e poi piegando di nuovo. 
Le fregnacce, sono una prelibatezza inenarrabile ma, vista la pochezza degli ingredienti e la facilità della preparazione, sono, appunto, cibo di poco conto.
 

venerdì 1 febbraio 2013

I giorni della merla


(foto da internet)

Cari chiodini, siamo nei tre giorni più freddi dell’anno: il 29, il 30 e il 31 gennaio, infatti, sono i cosiddetti giorni della Merla, un modo di dire nato nella Bassa Padana, dalle parti di Lodi e Cremona, e poi diventato celebre in tutta Italia. 
La leggenda vuole che una merla e i suoi piccoli, che nel passato erano di color bianco, stessero in un comignolo di una casa, al calduccio, per sfuggire al freddo. 
Quando uscirono dal camino, il primo di febbraio, erano tutti neri dalla fuliggine. Da quel giorno tutti i merli, maschi e femmine, misteriosamente, nacquero scuri. 
Un’altra antica tradizione narra che una merla, dalle splendide piume bianche, era vittima del cattivo Gennaio, un mese dispettoso che ogni volta che l’uccello usciva dal nido per cercare il cibo per i suoi piccoli, faceva ghiacciare il terreno su cui l'animale metteva le zampine.
La merla era stanca di questo comportamento e un bel giorno decise di fare una bella scorta di provviste, da bastare per un mese. All’epoca, però, Gennaio durava solo 28 giorni e quando la merla uscì dal nido, contenta di aver beffato il perfido mese, Gennaio si arrabbiò e chiese in prestito all'amico Febbraio altri tre giorni per scatenare neve, ghiaccio e freddo. La povera merla dovette ripararsi in un camino e il suo piumaggio si scurì per sempre. 
Questa antica leggenda ha le sue origini nel calendario romano che prevedeva per gennaio solo 29 giorni: probabilmente l’aggiunta di altri giorni, e il freddo di quel periodo, diedero origine al successo della fiaba della merla bianca divenuta nera. 
Un'altra leggenda lega il nome de i giorni della Merla a un cannone molto grande, denominato, appunto, Merla, che doveva essere portato oltre il fiume Po. Si aspettò la fine di gennaio per trasportarlo, approfittando del gelo del fiume.
E ancora si narra che sia esistita, nel Seicento, una tal nobildonna de Meli, nativa di Caravaggio, vicino a Bergamo, che doveva andare a sposarsi nella Bassa Padana ma non riusciva a traghettare oltre il Po. Venne in suo aiuto una bella ghiacciata e, a fine gennaio, la carrozza passò sul letto del fiume.
Tutte le leggende concordano però su un punto: i giorni della Merla annunciano la Primavera.
Attenzione: se sono freddi, sarà tiepida, ma se gli ultimi giorni di gennaio sono soleggiati, allora la primavera si farà attendere.