venerdì 30 ottobre 2009

Colazione 2.0 e i maccheroni express


(foto da internet)

Ricordate le macchine infernali che Marron –il collaboratore del programma El Hormiguero- costruisce per cercare di spiegare il cosiddetto Effetto farfalla”? Ebbene, sembra che l’idea si sia estesa e sia arrivata anche in Giappone! Yuri Suzuki, un giovane ricercatore, ha costruito una macchina 2.0 per fare colazione.

Orbene, è vero che il pasto più importante viene, di solito, snobbato dai più e che bisogna rimediare a tale situazione, ma il marchingegno 2.0 che il buon Suzuki ci propone, anche se interagisce con l'utente, è davvero complicata da portare in casa o in ufficio (guarda>>).

Comunque, niente paura: in Italia le cose si stanno muovendo e sebbene non siamo ancora arrivati alle invenzioni 2.0 per il pranzo o la colazione, la Barilla si appresta a lanciare sul mercato una macchinetta, un po’ più facile da usare, che può servire un piatto di pasta in un minuto!



(foto da internet)

Volete mangiare gli spaghetti al cinema e/o ai concerti, al posto dei classici popcorn? Ecco PastaCup, la proposta tutta italiana per il fast food: un bicchierone con una capienza da Coca media, con 250 grammi di prodotto surgelato e pronto per il microonde.
Tempo di cottura: 60-70 secondi. L'utente potrà scegliere su un ventaglio di formati che va dalle penne alle orecchiette. Ci saranno anche i “freschi”: tortellini, fagottini e ravioloni ripieni.


(foto da internet)

La pasta erogata dalla macchinetta verrà cotta prima del confezionamento per poi surgelarla. A quel punto, e in un minuto, chiunque potrà preparare un ottimo primo piatto.
Insomma, di fronte a un buon piatto fumante di maccheroni, anche se non in linea col 2.0, io direi col mitico Albertone: macarò m’hai provocato e io me te magno!!
E voi?

mercoledì 28 ottobre 2009

Bruno Martino

La Rete è una fonte inesauribile di sorprese. Navigando nel web spesso capita di fare delle scoperte buffe come questa:



Questo curioso video nasce dall’abbinamento un po’ bizzarro fra Zinda Lash, Dracula pakistano, e la canzone "Draculino", del musicista italiano Bruno Martino. Molto probabilmente voi penserete, giustamente, se questo qui è stato capace di scrivere una canzone del genere, chissà come saranno le altre! Ebbene, sbagliate di grosso! Martino è stato un cantante, compositore e pianista jazz apprezzatissimo in Italia e all’estero. Figura di rilievo nello scenario musicale italiano, ha lasciato traccia di sé soprattutto grazie ad "Estate" (1961), destinato a diventare uno standard internazionale, entrato a far parte del repertorio di artisti quali João Gilberto, Chet Baker, Michel Petrucciani, Mike Stern, John Pizzarelli. Tra gli italiani, dapprima la canzone è stata portata al successo da Jimmy Fontana, in seguito l’hanno interpretata Mina, Mia Martini, Ornella Vanoni, Vinicio Capossela, La Crus, Irene Grandi, Andrea Bocelli, Claude Nougaro e Sergio Cammariere.



Dal sodalizio con Franco Califano, insignito dalla Laurea Honoris Causa in Filosofia all'università di New York "per aver scritto una delle più belle pagine della canzone italiana", nascono "Baciami per domani" e soprattutto "E la chiamano estate". Secondo una leggenda urbana, Martino avrebbe trovato il sopraccitato brano mentre frugava nel cestino dei rifiuti di Califano. Sofisticata e intimista, la canzone passa quasi inosservata nel 1965, epoca dell’incisione e inizio dell’invasione delle melodie beat che ben presto sconvolgeranno il panorama musicale italiano. Adesso il brano è un classico, un pezzo che le numerose versioni, da Mina a Ornella Vanoni, hanno collocato nel posto di rilievo che avrebbe dovuto occupare sin dall’inizio.

lunedì 26 ottobre 2009

Il Portinaio

(foto da internet)
Che fine ha fatto quel signore che nella guardiola leggeva il giornale e senza guardare neanche chi entrava diceva: «Scala C, quarto piano, interno 12»? Quel signore che nell'immaginario stereotipato era un energumeno che si parava davanti e domandava: «Chi cerca», ma nel tram tram giornaliero era colui che accoglieva lo sconosciuto, che salutava con complicità il frequentatore abituale o che consigliava di ripassare più tardi? Quel signore che informava gli inquilini di tutti gli altri inquilini?





Quel signore che portava negli androni dei palazzi di città i profumi e i dialetti della provincia. Dov'è andato a finire il portinaio? La maggior parte veniva dal Sud. In Italia, tra gli anni Cinquanta e Settanta la geografia dell'immigrazione nazionale aveva coordinate certe: i custodi dei palazzi erano meridionali, così come le migliori balie erano ciociare e le donne di servizio, spesso, erano venete.
Ebbene, adesso, il portinaio è diventato un lusso raro che, a malapena, resiste nelle grandi città. È diventato, così, un valore aggiunto che distingue gli immobili di pregio da tutti gli altri ( e fa lievitare i prezzi persino del 25%).

(foto da internet)


Roma è la città che meglio di tutte resiste alla tentazione di fare a meno del portinaio. Ma, attenzione, è tutta un'altra storia, fatta di scambi di posta e pacchi. All'uomo in guardiola è richiesta poca familiarità e molte firme in calce ai bollettini di consegna. Non ci sono più piante da innaffiare o particolari raccomandazioni prima delle ferie.
Segue Milano dove si assiste a un'ulteriore trasformazione sociale: l'uomo che accoglie i visitatori nell'androne è spesso straniero, per lo più filippino o dello Sri Lanka. Ed è sempre straniero nel caso di guardiania notturna.
Napoli è la terza in classifica. Qui, come a Roma, il portinaio è chiamato portiere. Ancora conserva l'uso dell'alloggio. Nelle altre città, si preferiscono contratti di lavoro di otto ore, e quelle che erano le case dei portinai sono state talvolta trasformate in mini appartamenti o negozi da affittare, per andare ad arricchire le casse condominiali.

Tutto ciò con buona pace di Totò che modestamente portiere lo fu... in La banda degli onesti.
Nel film quando i tre devono decidere se stampare o no banconote false, i suoi due "colleghi" si fanno degli scrupoli che, secondo loro, non dovrebbe farsi Totò, un portinaio, perché non ha una posizione di prestigio come gli altri. E Totò, con orgoglio reagisce: «Eh no, scusate, anche io modestamente nella media borghesia italiana occupo una società. Ho una portineria ben avviata, con inquilini che vanno e che vengono, che quando è Pasqua, Natale, Capodanno e Ferragosto mi danno la mancia».




venerdì 23 ottobre 2009

Il Negroni


(Foto da internet)

Siamo a a Firenze, nel 1920: un aristocratico fiorentino, il conte Camillo Negroni, si reca al Caffè Casoni, in via de' Tornabuoni, per l'aperitivo. Il Nostro, stanco del solito Americano (Vermouth rosso e bitter), chiede al barman, Fosco Scarselli, una spruzzatina di gin in sostituzione del seltz, a ricordo degli ultimi viaggi londinesi.
Nacque così il Negroni, uno dei pochi cocktail italiani famosi internazionalmente.
Piacque subito e ricevette un nome perifrastico: "l'Americano alla maniera del conte Negroni", un po' troppo lungo e impreciso. Più tardi prese, giustamente, il nome dell'inventore: Negroni.
Il cocktail in questione è un mix di gin e vermouth rosso, dal colore caldo, fresco in gola, semplice da preparare; un alleato perfetto per gli aperitivi e per i cocktail tra amici.
Il Negroni si è talmente diffuso da avere, attualmente, un incredibile numero di fan.
Sul Negroni si scrivono libri, si tengono convegni per illustrare dei piatti che hanno il drink come protagonista, e si è costrituito un Club che organizza periodici raduni internazionali.
Inoltre, il cioccolatiere Paolo Montanelli ha lanciato i cioccolatini ripieni di Negroni, bocconi fondenti che appena morsi inondano la bocca dell'aromatico drink.


(Via de' Tornabuoni. Foto da Internet)


Come si prepara il Negroni?

Ingredienti: bicchiere pieno di cubetti di ghiaccio, 1/3 di Gin, 1/3 di Vermouth Rosso, 1/3 di Bitter Campari, mezza fetta di arancia.

Procedimento: mettere 2-3 cubetti di ghiaccio nel bicchiere (ideale un tumbler basso) pre-raffreddato e aggiungere gli altri ingredienti. Mescolare bene con l'apposita asticella e guarnire con la mezza fetta d'arancia.

Provate a farlo e raccontateci se vi è piaciuto.
Salute!


mercoledì 21 ottobre 2009

L'uomo delle stelle (all'Ivam)


Venerdì 23 ottobre alle ore 20 presso l'Ivam si proietterà il film "L'uomo delle stelle" di Giuseppe Tornatore. Vi diamo appuntamento alle 19:30 per un aperitivo prima della proiezione. Vi aspettiamo numerosi, non mancate!
"Sono un losco individuo che gira la Sicilia a vendere illusioni di cinema. Come tutte le persone che spacciano bugie, io sono soprattutto un uomo solo". Così descrive Castellitto, Joe Morelli, il suo personaggio ne "L'uomo delle stelle": un uomo che percorre la Sicilia promettendo lavoro nel cinema. Fà provini a pagamento: finge di filmare tutti coloro che si avvicinano a lui nella speranza di avverare un sogno. E proprio di sogni sembra si nutrano i personaggi dei film di Tornatore.

Salvatore, il protagonista di "Nuovo Cinema Paradiso" sogna di diventare un grande regista.

Gli abitanti della cittadina siciliana dove Malena Scardia esibisce indolente la propria bellezza sognano di vivere un’avventura erotica con lei.

Matteo Scuro, protagonista di Stanno tutti bene”, magistralmente interpretato da Marcello Mastroianni sogna per i suoi figli una vita piena di soddisfazioni.



Irena sogna una vita diversa ne “La sconosciuta”.


Conoscete questi film? Se ne avete visto qualcuno, scriveteci la vostra opinione!


lunedì 19 ottobre 2009

Quando si perde la ragione


(foto da internet)

Cronache di calcio:
Dopo la partita di mercoledì scorso, Italia-Cipro, il ct della squadra italiana, Marcello Lippi, si è sfogato definendo “vergognoso” il comportamento di parte del pubblico dello stadio, che, sullo 0-2 contro Cipro (il Cipro, che non è certo il Brasile) ha iniziato a fischiare gli azzurri. Sembrerebbe proibito esprimere la propria opinione, bella o brutta che sia, perché i giocatori, a detta dell’allenatore, «meritano rispetto perché sono pur sempre i campioni del mondo». Ma che dire del rispetto che avrebbero meritato i giocatori dell'Inter, quando il 3 ottobre del 2000, la squadra, allenata sempre da Lippi perse a Reggio Calabria per 2-1 e l'allenatore toscano vomitò il possibile e l'impossibile sulla sua squadra: «Fossi il presidente - disse il futuro ct -, anzitutto manderei via l'allenatore (cosa che sarebba accaduta il giorno dopo). Poi metterei in fila i giocatori, li attaccherei al muro e li prenderei tutti a calci nel culo». Tutto cambia e nove anni dopo, i calci nel culo, il ct, li ha riservati ai tifosi, colpevoli solo di chiedere una nazionale più bella.






Eh sì, in questo becero mondo, Marcello Lippi è soltanto l’ ultimo in ordine di tempo, ma non l'unico. Di sfoghi antisportivi, infatti, da un po' di tempo a questa parte, ce ne sono per tutti i gusti. Da poco è sbottato anche Diego Armando Maradona, il ct dell'Argentina più sgangherata degli ultimi anni,il quale, dopo aver centrato una soffertissima qualificazione ai mondiali, ha invitato i giornalisti a «continuare a succhiare...» (trad. dallo spagnolo).





Insomma, la storia recente è piena di allenatori che a fine partita (e non solo) perdono il controllo e sparano a zero. Contro la stampa (la maggioranza di loro), contro i tifosi, contro gli avversari e addirittura contro i propri giocatori.
Lo sfogo più memorabile, però, resta quello di Giovanni Trapattoni, quando nella stagione 1997-98 era allenatore del Bayern Monaco. Un'incazzatura entrata nella storia del calcio, diventata addirittura una canzone. Il Trap entrò in sala stampa e iniziò una sorta di monologo attaccando alcuni suoi giocatori che lo avevano accusato di essere troppo difensivista. Uno di questi era Strunz. Il Trap perse il consueto aplomb e urlò: «Was erlaubt sich ein Strunz?». Che sarebbe a dire: «Come si permette uno Strunz?». Mitico. (ricordatevi, in italiano, la parolaccia stronzo).



Non da meno fu lo sfogo di Alberto Malesani ai tempi dell'esperienza in Grecia al Panathinaikos, quattro anni fa. Dopo un pareggio con l'Iraklis il tecnico si presentò in conferenza stampa e in lingua madre attaccò stampa e pubblico. Al suo fianco la traduttrice, sbalordita. La parola più gettonata da Malesani? Cazzo, ripetuta la bellezza di 21 volte in poco meno di quattro minuti. Un vero e proprio record.




E che dire dei sette minuti di monologo di Josè Mourinho lo scorso 3 marzo. Un “uno contro tutti” scatenato dalle polemiche per il pareggio (3-3) contro la Roma. L'allenatore portoghese ne ebbe per i suoi colleghi, i club rivali e ovviamente la stampa, colpevole di «manipolare l'opinione pubblica» una vera e propria «prostituzione intellettuale». Chissà cosa avrebbe voluto dire!




Chi sarà il prossimo?

venerdì 16 ottobre 2009

Maigret (in italiano)


(foto da internet)

Leggere Georges Simenon ne Le inchieste del commissario Maigret , significa seguire le avventure del suo (anti)eroe per mano di un uomo dei nostri tempi: il commissario Jules Maigret.
Maigret è un uomo dalla corporatura massiccia, di origine contadina (era nato in un piccolo borgo dell'Alvernia, nel centro della Francia), largo di spalle, dall'aspetto distinto e dall'indole burbera; ama la buona cucina ed è un accanito fumatore di pipa.
E' dotato di uno spiccato istinto che gli permetterà di risolvere molti casi criminali.
Maigret abita presso il Boulevard Richard-Lenoir, è sposato ma non ha figli. Sua moglie si chiama Louise, cuoca eccellente e spalla fedele del marito.
Maigret non ha la macchina: gli piace molto gironzolare a piedi per la città dove vive e lavora.
Il commissario ama Parigi, le Halles, le piccole cose quotidiane, i gesti dei bottegai che si ripetono ogni mattina quando mettono in bella mostra i loro prodotti sulle bancarelle, i rivenditori di libri e di stampe sul lungo Senna.
Lavora presso gli uffici della polizia del Quai des Orfèvres, accanto alla place Saint-Michel, a due passi dal fiume.
Maigret ama i bistrot, l'atmosfera e le nebbie parigine ma è freddoloso: gli piace, infatti, stare accanto ad una vecchia, inseparabile, stufa.



(Foto da internet)

In Italia, quando ancora la tv era in bianco e nero e il ciarpame televisivo non aveva invaso le serate degli italiani, la RAI decise, nel lontano 1964, di produrre una prima serie di inchieste svolte dal commissario Maigret.
Non fu facile scegliere l'attore protagonista della serie che, sembrava chiaro, doveva interpretare un commissario dai tratti e dalle caratteristiche differenti da quelli dei grandi investigatori anglosassoni.
Maigret era un uomo comune: come può essere il nostro vicino di casa.
La scelta cadde sul grandissimo Gino Cervi, reduce dai successi cinematografici della serie di Peppone e don Camillo (vedi>>).
L'interpretazione di Cervi fu così verosimile rispetto alle intenzioni dello scrittore belga che, in più di una occasione, Simenon affermò che Gino Cervi era il suo Maigret.
Ancor oggi il commissario Maigret (in italiano) viene associato alla voce calda di Gino Cervi, alle sue sfuriate, alle volute di fumo che uscivano dalla sua inseparabile pipa...



(foto da internet)

Accanto a Cervi, la coprotagonista delle inchieste del commissario Maigret fu Andreina Pagnani: il suo aspetto volutamente dimesso riuscì a rappresentare perfettamente la tipica casalinga borghese della prima metà del secolo scorso e ne fece la sposa ideale del commissario che sapeva mettersi in disparte pur partecipando attivamente alla vita del coniuge.
Tutti gli episodi delle inchieste del commissario Maigret furono girati in bianco e nero e tale scelta, con il passare del tempo, aggiunge sempre maggiore atmosfera alla serie.
La Parigi descritta da Simenon è resa perfettamente dal regista Mario Landi: restano indimenticabili le atmosfere dei bistrot, il lungo Senna, le strade e le viuzze parigine, gli alberghi, il commissariato, la casa del commissario.
Altrettanto indimenticabile è la sigla Un giorno dopo l'altro, cantata da Luigi Tenco in francese; la voce struggente del cantautore genovese offre un'idea perfetta dell'atmosfera che permea tutte le storie di questo umanissimo personaggio.
Le inchieste del commissario Maigret, conobbero un grosso successo di critica ed ottennero un notevolissimo successo di pubblico.
L'ultima serie del 1972, con il commissario Maigret in procinto di andare in pensione, tenne incollati davanti alla televisione ben 18 milioni e mezzo di telespettatori!

mercoledì 14 ottobre 2009

Agorà in Italia?


Probabilmente molti di voi avranno visto lo scorso fine settimana l'ultimo film di Alejandro Amenábar, Agorà. Ma se invece di abitare in Spagna, la vostra residenza si trovasse in Italia, avreste dovuto scegliere un altro film. E non solo perché alcuni critici italiani ne sconsiglino la visione, gli stessi che recensiscono in modo entusiasta tutte le altre pellicole dello stesso regista. Se volete lumi in proposito, leggete il post che copiamo in seguito.

Nel suo ultimo film, presentato all’ultima rassegna del Cinema di Cannes, Agora, il regista racconta la storia, finora misconosciuta di Hypatia di Alessandria. Ipazia (in greco Hypatia, pron. Ipàzia) fu una grande scienziata e filosofa vissuta ad Alessandria tra il 4° e il 5° secolo d.C., forse la più importante figura per la cultura dell’epoca, oltre che – si racconta – bellissima donna. Poiché ebbe l’ardire di opporsi alla barbarie del cristianesimo, che avrebbe di lì a poco precipitato l’occidente nel medioevo, fu trucidata e il suo corpo orrendamente straziato per ordine di Cirillo, vescovo di Alessandria. Da allora il suo nome è praticamente scomparso (non quello del suo uccisore, che fu fatto santo), e assieme a lei la sapienza della civiltà Alessandrina. Oggi la Chiesa tenta, nuovamente, l’opera di cancellazione di questa figura scomoda.
 I testi su Hypatia in italiano sono quasi introvabili, e il nuovo film, un colossal dal cast internazionale presentato a Cannes 2009, ha trovato distribuzione in tutto il mondo tranne che in Italia. Per impedire che un capolavoro del cinema come questo, non venga proiettato anche in Italia, come io personalmente ritengo giusto, è nata una petizione che chiede, infatti, che il film Agorà, di Alejandro Amenábar, venga distribuito in Italia. Firmiamola.
La mia proposta è che tutti i blogger e cineblogger, sensibili alla petizione, copino questo post nel loro blog così d’aumentare la visibilità di questa sconcertante notizia.
Siete d'accordo con l'autore del post o credete che si tratti di una teoria azzardata? Quale sarebbe la differenza fra Angeli e demoni e Agorà?

Una curiosità: sapevate che Ipazia fu l'unica donna che Raffaello Sanzio dipinse nel suo famosissimo affresco "La scuola di Atene"?

lunedì 12 ottobre 2009

Il boom dell'usato

(foto da internet)


Fino a poco tempo fa, molti associavano l’idea dei mercatini dell’usato a quella del “robivecchi” (colui che, per professione, compra e poi rivende gli oggetti usati), ovvero a un luogo dove si accatastano un po’ alla rinfusa mobili e oggetti vari. Un luogo in cui non ci si aspetta sicuramente di trovare particolare ordine e pulizia. Un posto in cui le persone "più esigenti" mai e poi mai ci avrebbero messo piede.
Sembrerebbe, però, che le cose stiano cambiando, e che quest'idea del mercatino dell’usato stia diventando veramente una “vecchia idea”. Infatti, dopo decenni di dominio incontrastato di consumismo e di filosofia del fast-food e dell’usa e getta, si sta cambiando direzione.
Si sta vivendo un'epoca di boom dei mercatini dell’usato, forse perché le persone sono più attente alle loro scelte di consumo (e, chissà, sono anche più che felici di aiutare l’ambiente e di risparmiare allo stesso tempo). Insomma, oggi acquistare in un mercatino dell’usato è diventato non solo normale, ma anche un vero e proprio fatto di tendenza.

Il libro della giornalista Martorani “Vivere da signori spendendo pochi euro” racconta molto bene quello che è diventata una pratica: è la cosiddetta filosofia del low-cost, e indubbiamente è molto di più del semplice escamotage per risparmiare. In alcuni casi può diventare un vero e proprio stile di vita. E' la “ economy sharing ”, che prende forma nelle ormai note esperienze di co-housing o di car-sharing e si basa sul concetto, non solo economico in senso stretto, della condivisione. Nella economy sharing è vero che si condividono dei beni, ma si condividono anche degli ideali, delle esperienze e dei momenti di vita.



(foto da internet)


Quindi, il low cost è una filosofia del basso costo e dei pochi fronzoli. Sebbene sia affermato già da un po' di tempo nel settore dei trasporti aerei e dei viaggi, la filosofia del «niente costi inutili» si sta pian piano estendendo a ogni settore: dalle automobili alle assicurazioni, dai mutui alle scarpe, dagli abiti da sposa agli articoli per neonati.
Il consumatore è una persona multidimensionale, svincolata dall’idea del marchio a tutti i costi, che cerca di tagliare il superfluo per poi scegliere di acquistare ciò che consente soggettivamente di migliorare la qualità di vita. Non una soluzione dunque ad una crisi temporanea, ma una vera e propria filosofia di vita. Uno stile che, ponendo attenzione alle molte possibilità che offre oggi il mercato, consente di incrementare, in proporzione, il proprio potere d’acquisto e, dunque, di vivere meglio.
Un’altra frontiera della "low cost philosophy" è, poi, quella dell’usato firmato o, comunque, dell’usato di qualità. Perciò alcuni mercatini dell’usato potrebbero anche chiamarsi “negozi dell’usato”. Ma, attenzione, non è solo questione di vestiti griffati e scontati: è il culto del saving money o dio-risparmio.



(foto da internet)

Un esempio su tutti, in Italia, è quello di Mercatopoli. Il concetto che sta dietro a questa catena di negozi è esattamente quello dei normali mercatini dell’usato, dove c’è chi porta a vendere le cose che non usa più e c’è chi le acquista, ma con una particolare cura dell'estetica dei punti vendita. Così, chi visita un Mercatopoli esce con la bella sensazione di aver fatto un affare e di aver investito i propri soldi in modo ottimale, evitando sprechi e ottimizzando le proprie risorse, in modo 100% sostenibile!
Insomma è finita l'epoca delle cicale e inizia quella delle formiche...
P.S.: Non dimenticate, però, che Bidonville è oggi très chic, più di via Condotti e di Oxford street: è una fiera del baratto che si tiene semestralmente a Napoli alla Mostra d'Oltremare (ma anche a Parigi, Londra e New York).
Ricordate, però, che la formica è industriosa: quando gira per i mercatini, dell'usato, non rinuncia mai al bon ton griffato. Per borse, cinte e oggettistica sceglie Gucci, Chanel, Hermès, Louis Vuitton, Dior, Fendi, Balenciaga.
Secondo voi acquista? Per carità, comprare è bestemmiare. Affitta cliccando qui o !!!

sabato 10 ottobre 2009

La musica italiana




"Volare… oh, oh…". Ricordi le note della famosissima Nel blu dipinto di blu (nota anche con il nome di Volare), cantata da Domenico Modugno? Probabilmente sì. È una delle canzoni più famose nella storia della musica leggera italiana! Domenico Modugno ha vinto il Festival di Sanremo del 1958 con questo brano musicale. Con il successo strepitoso di questo brano musicale il volto della canzone italiana cambia completamente.
Negli anni ’60, poco dopo il successo di Modugno, e con l’esplosione del rock and roll, la canzone italiana subisce profonde trasformazioni: debuttano giovani cantanti quali Mina, Adriano Celentano, Rita Pavone e Gianni Morandi e, allo stesso tempo,  cominciano ad esprimersi i primi cantautori: Gino Paoli, Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Sergio Endrigo
Le canzoni manifestano un mondo interiore, la protesta sociale e i problemi quotidiani. A volte sono dei veri e propri testi poetici. Fabrizio De Andrè, Roberto Vecchioni, Lucio Dalla, Paolo Conte, Francesco De Gregori e Francesco Guccini, hanno fatto la storia della canzone italiana d’autore.
Attualmente occupano la scena della musica italiana, cantanti e cantautori, quali Vasco Rossi, Ligabue, Zucchero e Jovanotti.
Hanno grande successo, in Italia e all’estero, Eros Ramazzotti, Laura Pausini e Andrea Bocelli.
Laura Pausini ha vinto, nel 2006, il prestigioso premio Grammy Award e Andrea Bocelli, e Eros Rammazzotti, hanno venduto milioni di dischi in tutto il mondo.

venerdì 9 ottobre 2009

Giorgia monta in gondola


(foto da internet)

C'è una vecchia canzone veneziana, in cui una bella di nome Marieta si rifiuta di salire in gondola per paura delle avances del gondoliere di turno.
Ebbene, nel 2009, Giorgia Boscolo, una ragazza veneziana di 23 anni, in gondola ci può stare davvero. E', infatti, la prima donna gondoliere (o gondoliera?) della città della laguna!
La Boscolo ha superato il difficile esame d'accesso per poter far parte del corpo dei circa 400 gondolieri veneziani, un mestiere riservato esclusivamente agli uomini da circa 900 anni! Giorgia Boscolo è figlia d'arte: suo padre fa il gondoliere; è madre di due figli, e attualmente sta facendo il tirocinio in un traghetto -un servizio economico di gondole che fa la spola tra le due rive del Canal Grande-.
Alla fine del corso, fra circa un anno e mezzo, la Boscolo otterrà dall'Ente Gondola il patentino che le permetterà di portare la propria imbarcazione in giro per la città dei canali.
La Boscolo ha dichiarato che il lavoro di gondoliere (o gondoliera?) è abbastanza duro, soprattutto quando c'è il vento, ma che il gioco vale la candela: Venezia riceve all'anno circa 15-18 milioni di turisti e un giro in gondola costa circa 120 euro!!
La gondola è un’imbarcazione unica. Le sue componenti portano ancor oggi dei nomi particolari e misteriosi. Si costruisce in un posto affascinante chiamato squèro. Lo squèro è una sorta di cantiere per la costruzione di imbarcazioni. Il suo nome sembra derivare dal greco ma qualche studioso di cose veneziane lo farebbe derivare da squara, lo strumento usato dai carpentieri.
A Venezia, sorta su un'intrico di isole e canali, l'arte di costruire imbarcazioni era vitale e gli squèri hanno, da sempre, costellato la città. Pensate che il famoso Arsenale, non era nient'altro che un enorme squero di Stato, attivo a Venezia fin dal XII secolo.
Se la struttura fondamentale della gondola viene eseguita nello squèro da squeraroli e maestri d'ascia, altre parti più o meno importanti di questa imbarcazione vengono eseguite da altri artigiani, in altre botteghe o laboratori.




(foto da internet)

La gondola è lunga circa 11 metri, ha forma asimmetrica, con il lato sinistro più largo del destro, può essere condotta da uno o due rematori che vogano rivolti verso la prua. Viene equilibrata bilanciando il peso del gondoliere a poppa.
L'imbarcazione è estremamente maneggevole grazie al fondo piatto e alla ridotta porzione di scafo immersa, e può essere manovrata anche in spazi angusti. Per evitare scontri, vi è l'usanza di avvertire alla voce (ohe!) quando si svolta in un rio.
Ora siamo d'accordo sulla prima donna gondoliere, vorremmo, però, chiederle un favore: signora Boscolo non canti, e non faccia cantare, sulla sua gondola, quelle orribili canzoni per turisti !

mercoledì 7 ottobre 2009

C'era una volta


Conoscete questa storia?

Fiona, una principessa esperta di arti marziali, prigioniera in un castello custodito da un terribile drago. Nell'hinterland di un regno lontano, in una palude nauseabonda, Shrek, un orco verde e maleodorante vive solo soletto in santa pace. Un bel giorno la sua tranquillità è interrotta dall'irruzione di una miriade di personaggi fiabeschi che il perfido principe Lord Farquaad, ha scacciato dal suo regno. Allora l'orco, infastidito dall'inaspettata invasione, decide di chiedere spiegazioni al responsabile. Il problema è che lo fa nel momento meno opportuno, quando è in corso un torneo il cui vincitore dovrà liberare la principessa. Senza quasi rendersene conto, l'orco Shrek vince il torneo ed arriva a un compromesso con il principe: se riuscirà a portare a termine l'impresa, la sua palude verrà liberata dagli ospiti ingombranti. Shrek va ben oltre: salva la principessa e la sposa lui, non il principe! Nel frattempo la bella Fiona ha ha subito una trasformazione sorprendente: è diventata un orco anche lei!

Sicuramente quasi tutti avrete visto in immagini quanto avete appena letto. Se non è così, dateci un'occhiata.




Una delle chiavi del successo di Shrek è che ignora le convenzioni del genere e rende protagonisti della storia coloro che si limitavano ad esserne semplici comparse.
Una canzone dei frenetici anni '80 della "movida", "La evolución de las costumbres", concludeva che una delle tante caratteristiche della modernità è quella di cambiare il finale delle favole. E, in effetti, pare ci sia una certa ostinazione da parte degli sceneggiatori dei film per bambini che li spinge ad alterare le fiabe classiche. Forse anche perché in fondo i racconti dei fratelli Grimm, di Perrault, di Andersen e colleghi rispecchiano una società tutt'altro che moderna e tollerante.
Dev'essere stato questo ciò che ha spronato James Finn Garner a scrivere Fiabe della buonanotte politicamente corrette, dove riscrive le storie conosciute da tutti in chiave politically correct. Bill Willingham segue la scia di Garner, ma nel campo dei fumetti, e scrive Fables, dove il lettore ritrova tutti i personaggi dell'immaginario favolistico catapultati nel mondo terreno. Qui dovranno adattarsi ad una realtà sconosciuta ed accettare nuove regole per integrarsi nel mondo degli umani.


L'ultimo esempio cinematografico di questa tendenza è Cenerentola e gli 007 nani che assembla Pollicino, Raperonzolo, Biancaneve e la Bella Addormentata, ovviamente rivisti e corretti.

Ed ora tocca a voi!
  1. Conoscete altri esempi di favole "alterate"?
  2. Sapreste dire come si chiamano in spagnolo Raperonzolo e Pollicino?
  3. Con quali frasi iniziereste e finireste una favola?

lunedì 5 ottobre 2009

Decrescita

(foto da internet)

Cronaca della crisi di un autunno bollente:

Gli imprenditori non se la passano per niente bene, e alcuni di loro sembrano addirittura sull'orlo di una crisi di nervi. Leggete un appello di un imprenditore milanese al limite:
Chiedo un prestito d'onore per non andare protestato, sono una persona perbene che chiede aiuto pubblicamente perché non debbo vergognarmi di niente. Cerco una persona seria, un imprenditore illuminato e sensibile che creda in me visto che lo Stato e le banche hanno deciso di abbandonare le persone perbene. Chiedo aiuto perché sono in grado di restituire i soldi a chi potrà aiutarmi.

Lui, per sua fortuna, di risposte ne ha ricevute tante, ma molti altri invece, davanti allo spettro del fallimento vengono colpiti da depressione: sembra che gli imprenditori abbiano paura di non poter più garantire il futuro ai loro dipendenti, non essere all'altezza del padre da cui spesso hanno ereditato l'azienda e hanno un problema di ansia da colloquio con direttori di banca.



(foto da internet)


Ancora... Dopo l'odissea degli operai di Metalli Preziosi che sono scesi dal tetto solo dopo aver ricevuto delle precise garanzie sul futuro dell'azienda, l'autunno caldo è appena cominciato, perché, purtroppo, ancora ci sarà da tremare. Ne stanno facendo le spese soprattutto i neolaureati; infatti, oggigiorno, per per chi si diploma, o si laurea, trovare un lavoro è una missione quasi impossibile e gli unici "ammortizzatori sociali" restano i genitori.


(foto da internet)


Ma, d'altro canto, se non sono garantiti i diritti di un lavoratore, in un momento di crisi come questo attuale, incombe il "pericolo di sciopero". Cosa succede se l'azienda in questione è un colosso della grande distribuzione come Carrefour, casa madre in Francia, 11 mila punti vendita in 30 paesi del mondo, con 70 iper in Italia? Ecco il manuale antisciopero:


(foto da internet)

Dunque, «Lo sciopero è una prova di forza». Da vincere. E, come in una guerra, la vittoria va costruita. Per tempo. Come? Classificando il personale in gruppetti: verdi, gialli, rossi. E «concentrandosi sui gialli, gli indecisi», con grandi sorrisi, «pacche sulla spalla, il caffè e la brioche offerto nella pausa». Il manuale in questione è rivolto a manager, capireparto e capiturno che nel giorno «x» dovranno «indossare calzature comode» ed essere eleganti. Lo sciopero da sventare era quello dello scorso sabato 3 ottobre.



Bé i tempi sono duri, siamo in un'epoca di decrescita, per dirla con le parole del saggista Maurizio Pallante. Inevitabilmente si dispone di più tempo per riflettere: con le tasche vuote non si può andare tanto in giro, perché altrimenti arrivare fino all'ultimo del mese diventa una corsa contro il tempo.
Che ne dite?




venerdì 2 ottobre 2009

Checco Zalone


(foto da internet)

Checco Zalone, al secolo Luca Medici, è un comico-cantante della fattoria di Zelig noto al pubblico per le sue parodie musicali e per le prese in giro di rockstar come Vasco Rossi o Jovanotti.
Zalone sta per esordire sui grandi schermi col film Cado dalle nubi: una storia di un giovane pugliese che va a Milano per diventare famoso come cantante.
Nel capoluogo lombardo il nostro eroe va a vivere a casa di un cugino gay e del suo compagno, fa in tempo ad innamorarsi di una ragazza col padre leghista e a partecipare ad una sorta di X-Factor...
Il film è un intreccio di gag in piena libertà, senza un copione fisso.
Ovviamente non mancano le canzoni -la vera specialità di Zalone-; una si chiama Uomini sessuali, definita dal comico come un brano anti-Povia, e un'altra è interamente dedicata alla Lega Nord.
Checco Zalone, leggi: che cozzalone e in dialetto barese significa che cafone (!), incarna, da tempo, un immaginario cantante neomelodico napoletano abbastanza trash, politicamente scorretto, che si esibisce durante comunioni e matrimoni, rielaborando in chiave neomelodica napoletana tutti i generi musicali.
Zalone, nelle sue perfomances, indossa una maglietta rosa attillata e i jeans, fa un uso scorretto della grammatica italiana e si dichiara ex-galeotto.



(foto da internet)

Ha in suo avere due album: Se non avrei fatto il cantande e Se ce l'o' fatta io...ce la puoi farcela anche tu e diversi singoli quali Siamo una squadra fortissimi (dedicata alla nazionale di calcio), I juventini e A me mi piace quella cosa.
Zalone ha parodiato, tra gli altri, Jovanotti con Se solamente lo sapessi sussulterei (parodia di A te ) e Gino Paoli con Che cosa c'è (parodia della celeberrima canzone omonima del cantante genovese).
Che ne dite?