mercoledì 28 febbraio 2007

IL FESTIVAL DI SANREMO




(Foto mondoblog.it)



Quasi alla fine del Piano Marshall e un po' prima dell'approvazione della famosa Legge truffa, il 29 gennaio 1951, nel salone delle feste del Casinò, prese il via la più famosa manifestazione canora italiana: Il Festival di Sanremo.
La prima edizione durò tre serate. La radio trasmise lo straordinario evento. Presentò
Nunzio Filogamo, famoso per l'indimenticabile frase d'esordio: "Cari amici, vicini e lontani..."
Vinse, con la canzone
"Grazie dei fior", Nilla Pizzi. Il suo disco ebbe un grande successo di pubblico: se ne vendettero 36.000 copie!!
Molte cose sono cambiate da allora: il Festival non si tiene più al Casinò ma al Teatro Ariston di Sanremo, in un periodo che va dalla fine di febbraio all'inizio di marzo.
Nel corso degli anni la formula iniziale ha subito diversi cambiamenti, ma si tratta, essenzialmente, di una competizione canora in cui diversi interpreti propongono delle canzoni originali che vengono votate da una giuria o dal pubblico a seconda delle edizioni. In oltre 50 anni di storia, per il festival sono passati la maggior parte dei grandi nomi della canzone leggera italiana.

Ieri è iniziata la
57esima edizione del Festival (ascolta la trasmissione sul Festival>>).
Ne approfittiamo per ricordare quell'Italia radiofonica, in cui il Festival nacque; quell'Italia che più tardi cambiò la radio per la tv in bianco e nero, in cui il Festival si affermò, e nella quale la civiltà contadina stava progressivamente scomparendo per far posto all'inurbamento, al boom economico e allo sviluppo industriale; quell'Italia sociologicamente stravolta ma fiduciosa, quell'Italia laboriosa: un paese con una forte memoria storica e un grande impegno politico e sociale; un paese con un futuro che sembrava intatto.
Per far ciò vi proponiamo alcune canzoni che hanno segnato la storia del Festival di Sanremo e che formano parte del nostro immaginario collettivo.
Iniziamo questa breve carrellata dal 1958. Le canzoni di moda parlavano ancora di rose, di bastimenti, di nostalgia e di mamme...
Domenico Modugno , considerato il padre dei cantautori italiani, vinse il Festival di quell'anno con una canzone che significò il punto di rottura della musica italiana tradizionale e l'inizio di una nuova era musicale: Nel blu dipinto di blu (vedi>>).

(Foto da internet)


Nell'edizione del 1967, Luigi Tenco, uno dei fondatori della scuola genovese dei cantautori, partecipò con la canzone Ciao amore ciao (vedi>>). La canzone non fu ammessa alla serata finale del Festival. Tenco si tolse la vita in una camera d'albergo. Nella stanza venne trovato l'ultimo messaggio del cantautore genovese:




«Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda "Io tu e le rose" in finale e una commissione che seleziona "La rivoluzione".
Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.»



(Due grandi cantautori italiani, Fabrizio De André e Francesco De Gregori , dedicarono due bellissime canzoni a Luigi Tenco: Preghiera in gennaio -vedi>>- e Festival -vedi>>-).


L'anno successivo, qualche mese prima della rivolta del maggio del '68, l'indimenticabile Sergio Endrigo vinse il Festival con una canzone cha la critica ha segnalato di recente come il miglior brano musicale della storia di Sanremo: Canzone per te (vedi>>).


Nel 1971, poco dopo il fallito golpe Borghese, Lucio Dalla, con un look in collisione con l'immagine statica del Festival (barba, camicia sbottonata e berretto), esordì a Sanremo con uno dei suoi brani più famosi: 4 marzo 1943 (vedi>>).


Buon divertimento!

martedì 27 febbraio 2007

Lezione di galateo

(foto da Internet)

Il Centro Giacomo Leopardi di Valencia, ha il piacere d'invitarvi alla conferenza:

"Il galateo: il bon ton di ieri e di oggi"

Venerdì 2 marzo 2007, alle ore 19.00, presso il Saló de Graus della Facultat de Filologia della Universitat de València, Avda. Blasco Ibáñez nº21.

Conferenza a cura dei professori Anna Giordano e Angelo Martone.

Per ulteriori informazioni sul galateo, fate click qui>>. E se volete sapere quali sono le regole del galateo di Internet, cliccate qui >> .

lunedì 26 febbraio 2007

COM' ERAVAMO


Carosello nacque il 3 febbraio 1957, e fu il primo spazio televisivo dedicato alla pubblicità, nonché una trasmissione televisiva cara agli italiani, che andava in onda la sera verso le 21.00. Le scenette dovevano tutte essere in bianco e nero e in 35 millimetri. I limiti pubblicitari imponevano che su due minuti e quindici secondi di ogni Carosello, la réclame del prodotto ne durasse al massimo trentacinque. E questo era il "codino" che differenziava Carosello da tutta la pubblicità mondiale e faceva impazzire i pubblicitari, i quali cercavano di fondere armoniosamente scenetta e réclame rispettando i vincoli della censura dell'epoca.
Il titolo del programma evocava un celebre film musicale da poco uscito, Carosello napoletano, il teatrino era costruito sul modello di quelli napoletani, mentre la musica riadattava una vecchia melodia popolare napoletana di autore sconosciuto, I pagliacci, a cui si aggiungevano un rullo di tamburi e una bella tarantella. In realtà la sigla era la musica che accompagnava l’entrata dei pagliacci nel circo, visto che il titolo del programma sarebbe dovuto essere “Luna Park”.
Carosello è andato in onda per vent’anni, dal 1957 al 1977, e, nella sua lunga storia, venne sospeso solo una volta, nel 1969, per la strage di piazza Fontana.
E’ ormai storia antica, ma ancora si sentono gli echi della sindrome di carosello nella pubblicità italiana: una malattia che consiste nel non riuscire a staccarsi definitivamente dal modello pubblicitario proposto, con la scenetta e, poi, la réclame staccata dal tutto. Ma gli addetti ai lavori considerano anche che troppi badarono allo “spettacolo” e dimenticarono il "messaggio", con il risultato che le marche pubblicizzate non ne trassero alcun beneficio. Infatti, quali siano state le campagne che davvero funzionarono non è facile dirlo, visto che molti personaggi, che si ricordano con affetto come favole dell’infanzia, furono, probabilmente, gli innocenti colpevoli del fallimento pubblicitario e commerciale proprio di quelle marche che rappresentavano. Forse il più famoso personaggio di carosello è Calimero, il pulcino nero, (famose le sue parole : “...loro sono grandi e io sono piccolo e nero...è un’ingiustizia...”) ma non tutti sanno che il magico pulcino diede uno scarsissimo contributo all’identità di marca del detersivo Ava, che sul piano della comunicazione e del mercato fu pesantemente sconfitto dai suoi concorrenti, anche se con campagne meno famose. Nonostante i suoi valori, in alcuni casi (diciamolo pure), ingiusti, esclusivamente urbani (non esistevano contadini), e spesso un po’ bigotti (non andava in onda il venerdì santo -non dimenticate la cattolica Rai), è una realtà che numerosissimi slogan e personaggi inventati in quello spazio televisivo sono diventati dei veri e propri "modi di dire" e restano ancora oggi nella memoria collettiva degli italiani, come p.es. “dopo Carosello tutti a nanna”...

domenica 25 febbraio 2007

APPENDO AL CHIODO

(Foto Markus von Grünigen)


Chiodo schiaccia chiodo non è solo di chi lo fa ma anche di chi lo legge! Dopo un anno di attività abbiamo deciso che è giunta l'ora dei lettori vicini e lontani, degli studenti della nostra scuola, dei tifosi e dei colleghi.

Ci proponiamo, dunque, di aprire due nuove rubriche sul nostro blog alle quali potrete partecipare attivamente.
La prima si intitolerà "Appendo al chiodo", felice espressione che Alberto, un nostro affezionato lettore lontano, ha coniato qualche giorno fa.

Di che cosa si tratta? Ebbene, fateci pervenire tutti i link che trovate, i materiali che avete salvato sul vostro computer e i vostri lavori. Li selezioneremo e li appenderemo nel blog, a disposizione di tutti i lettori.
Viva la web 2.0, no?! Nella sidebar troverete uno spazio dedicato a quest'attività.
Il primo chiodino che inseriamo è, giustamente, un link sul lessico che Alberto ci ha girato.

La seconda rubrica si intitolerà "La foto della settimana".
Fateci pervenire le vostre fotografie e noi, ogni settimana, ne sceglieremo una e la inseriremo in un apposito spazio nella sidebar (Luis G. aspettiamo le tue foto!!).
Questa settimana abbiamo scelto una foto di Francesco Paraggio, scattata in un mercato.

Il materiale, e/o qualsiasi altra proposta, potrà essere recapitato tramite chat o a mezzo posta elettronica al seguente indirizzo: revistaeoisagunt@gmail.com

Collaborate con noi!

Chiodini di tutto il mondo unitevi!

sabato 24 febbraio 2007

Dolce&Gabbana


(Foto da Internet)

Gli stilisti Dolce&Gabbana hanno deciso di ritirare la pubblicità che ha fatto infuriare l'Instituto de la Mujer e il Govern della Generalitat della Catalogna.

I due creatori hanno dichiarato: "È arte. Nel resto del mondo continueremo a usarla".

La pubblicità incriminata era una foto in cui si vede una donna costretta in terra da un uomo seminudo che la tiene per i polsi mentre altri quattro osservano la scena. I due stilisti hanno assicurato che "ritireranno la foto solo dal mercato spagnolo" dove "sono rimasti un po' arretrati". E si sono chiesti: «Cosa ha a che vedere una foto artistica con un fatto reale?».




(Foto Ansa)


Forse qualcuno dovrebbe spiegare a Domenico Dolce e a Stefano Gabbana che l'Instituto de la Mujer ha aperto, da tempo, un osservatorio per denunciare la pubblicità maschilista e che in Spagna, solo nel 2007 (e quindi in soli 55 giorni), sono morte 12 donne a causa della cosiddetta violenza domestica.

O forse chi disegna i jeans per Beckham non ha tempo di leggere i giornali?

venerdì 23 febbraio 2007

Acqua e ... sale

(Foto da Internet)

E’ la bevanda dissetante per eccellenza, sinonimo di purezza, semplicità, salute e bellezza: stiamo parlando dell’acqua che, da semplice liquido incolore, inodore e insapore, si trasforma in una vera e propria moda. Tanto che richiede i suoi riti di degustazione, un’apposita carta per sceglierla al ristorante e addirittura il consiglio di un esperto, chiamato “water sommelier”. Esistono poi locali a tema, i “water bar”, evoluzione ultima dei wine bar. E i designer si ingegnano a inventare bottiglie dall'aspetto sempre più accattivante, originale e seducente.

Insomma sono finiti i tempi in cui la scelta si restringeva al binomio liscia o frizzante. Soltanto in Italia esistono oltre 250 tipi di acque con caratteristiche differenti e più di 750 etichette. E la scelta comincia a seguire una serie di regole di abbinamento ai diversi cibi, come accade con i vini: le acque frizzanti si accostano a formaggi, carni, e dessert al cucchiaio, mentre l'acqua naturale si presta maggiormente ad accompagnare cibi delicati, come il pesce. Altrettanto rigide sono le norme per servirla correttamente. L’acqua naturale si gusta a una temperatura che non deve superare gli 8-10 gradi e va versata in calici bassi, mentre quella gassata si beve intorno ai 7 gradi e va bevuta in un calice a stelo lungo per evitare di scaldarla con il palmo della mano.

Per degustare l’acqua si seguono gli stessi criteri di colori e sapori usati per il vino. Un piatto delicato, come ad esempio il pesce, va associato a un'acqua a basso residuo fisso, caratterizzata da un basso contenuto di idrocarbonato che altrimenti andrebbe ad alterare il gusto delle vivande. Al contrario, le carni rosse e i piatti più saporiti richiedono l'acqua effervescente a più alto contenuto di calcio, magnesio e idrocarbonato, che aiuta a sgrassare il palato e a facilitare la digestione.

La moda di gustare l’acqua in locali a lei espressamente dedicati è nata a Parigi, dove dall'elegantissima Colette, la prima boutique al mondo a proporre il concetto di negozio come spazio di acquisto globale, e quindi non solo di abbigliamento, è stato aperto il primo water bar. La moda ha avuto successo e si è diffusa ovunque. In Italia uno dei primi Aquastore è quello di Roma, alla stazione Termini, dove si educa e si informa su tutte le caratteristiche delle acque minerali.

Dunque è sbagliato pensare che, in fondo, l’acqua è solo acqua? Sembra proprio di sì, visto che è nata una vera figura professionale legata alla bevanda, il sommelier delle acque. Per imparare tutti i segreti del mestiere esistono specifici corsi, organizzati dall’Adam, ovvero Associazione degustatori acque minerali. Il suo “inventore” si chiama Giuseppe Amati. "Prima di essere un 'idrosommelier' sono stato maitre d'hotel e operatore della ristorazione. Così sono venuto in contatto con nutrizionisti, medici, esperti di risorse idriche e ho capito che sull'acqua c'erano mille cose da scoprire". Negli ultimi cinque anni Amati ha avuto l'idea di diffondere le conoscenze acquisite e renderle di dominio pubblico. "Con l'esperienza maturata su vino e olio - racconta - ho immaginato corsi di degustazione, è stata redatta una vera e propria didattica, testata su 100 diverse tipologie, per ora, di acque diverse". Seguendo uno dei corsi dell’Adam bastano tre giorni per diventare sommelier e un quarto giorno per ottenere il master.

Tratto da www.tgcom.it

E adesso vi invitiamo all'ascolto di Acqua e sale, cantata da Mina e Adriano Celentano, che sembra fatta apposta per questo post e per quello dedicato al sale.


Buon ascolto!


giovedì 22 febbraio 2007

L'ITALIA LASCIA IL SEGNO



Finalmente anche l’Italia ha un marchio per il turismo che dovrà battersela con il logo degli altri due paesi mediterranei: il simbolo della Spagna o le onde stilizzate della Grecia. Il logo per l'immagine dell'Italia è stato creato da Landor Associates. Le lettere "it" sono disegnate con una curva morbida, che, a detta degli ideatori, indicherebbe movimento, flessibilità e fantasia. La "i", di colore nero, sovrastata da un punto di colore rosso, rimanderebbe al mondo classico e alla tradizione italiana. La "t" è verde, e rafforzerebbe l'immagine di un Paese ricco dal punto di vista naturalistico e, al tempo stesso, completerebbe il tricolore. Il carattere usato per le altre lettere della parola "Italia" sembrerebbe esprimere modernità. Il fondo del logo è completamente bianco, accompagnato dalla scritta "L'Italia lascia il segno". Un simbolo duplice, spiega il concept del progetto dell’agenzia Landor, «dove convivono maschile e femminile, passato e futuro, serietà e ironia, stabilità e movimento, razionalità e fantasia, dovere e piacere». Con questa operazione «si vuole trasmettere il progetto di un paese più affidabile e responsabile, ma sempre connotato da eleganza, creatività, flessibilità e vitalità». Un Paese «capace di evolvere e guardare al futuro senza cancellare i tratti migliori della sua identità».
Il logo è stato presentato ieri mattina, a Palazzo Chigi, prima della bufera, da Romano Prodi insieme a Francesco Rutelli (vice-premier del primo governo Prodi e ministro per i Beni culturali). Prodi ha spiegato che «nel mondo di oggi l'immagine di un paese si gioca anche sulla riconoscibilità di un simbolo e sulla sua identità. Era ora che l'Italia avesse un marchio del turismo. È una grande occasione di richiamo e di un riconoscimento immediato per il nostro Paese. Accompagnerà l’Italia all’estero e mi auguro che siano sempre occasioni liete». Una visualizzazione grafica del Belpaese "non basta certo, ma è una splendida opportunità". «Riporteremo l'Italia al posto che gli spetta» è stato invece il commento di Francesco Rutelli, che ha anche sottolineato lo scopo di coordinamento tra le regioni, essendo la 'dispersione', in questo caso a livello turistico, un problema serio e concreto: «Troppe iniziative di promozione al di fuori di un marchio unitario. L'Italia deve rilanciarsi anche sul piano dell'immagine: il paese ha la volontà di fare gioco di squadra per ritornare leader del turismo a livello mondiale». Il ministro dei Beni Culturali ha inoltre annunciato un sito Italia.it, collegato al marchio, presto sul web.
Guardate un po' le prime reazioni!
E a voi piace il logo?

mercoledì 21 febbraio 2007

SEMEL IN ANNO LICET INSANIRE (ovvero, l'inno del corpo sciolto)



Cari lettori, il Carnevale è ufficialmente terminato con la festa del martedì grasso. Oggi inizia la Quaresima. Nella diocesi milanese c'è, però, una curiosa usanza: il Carnevale dura sino a sabato, dato che la tradizione vuole che il vescovo Ambrogio , impegnato in un pellegrinaggio, annunciasse il proprio ritorno per Carnevale, per celebrare i primi riti della Quaresima in città. La popolazione di Milano lo aspettò, prolungando la festa sino al suo arrivo, posticipando così il rito del mercoledì delle Ceneri che, nella diocesi milanese è, quindi, la prima domenica di Quaresima.

Ne approfittiamo anche noi per festeggiare, o per concludere, a modo nostro, il Carnevale.
Alcuni giorni fa abbiamo dedicato due post (vedi) alle feste più importanti che si tengono in Italia, alla gastronomia e alla musica.
Oggi ne approfittiamo per annunciarvi che, come avrete osservato, abbiamo deciso di cambiare il template del nostro blog. Ne abbiamo scelto uno più chiaro e più largo (occupa tutto lo schermo). Ci auguriamo sia di vostro gradimento.
Ne approfitttiamo per lanciare, da queste pagine, con Roberto Benigni, l'inno carnevalesco per eccellenza: L'inno del corpo sciolto; canzone che elogia le virtù della dissenteria, la cagarella, la scarica, la sciolta, contro la costipazione e la stipsi. Ora e sempre, abbasso gli stitici!

Ne approfittiamo anche per offrire ai nostri lettori, e ai nostri colleghi, un ottimo link, da cui è stato tratto il nostro inno, per ascoltare delle canzoni online: Radio.blog.

E per finire un proverbio carnevalesco legato al post di ieri:

È come un cardo senza sale, far col marito il Carnevale!

Buona Quaresima!!!

martedì 20 febbraio 2007

Il sale della vita

(Foto da Coquinaria)

Possiamo trovarlo sotto forma di cristalli, soffi, fiori, miscelato a erbe, integrale, affumicato, raffinato o artigianale. Di cosa parlo? Ma dell'ultima chicca dei bongustai: il sale!


(Foto da Internet)

Pare proprio che la carta dei sali presto affiancherà quella dei vini, quella delle acque e quella degli oli. Ormai superata l’antica dicotomia sale grosso e sale fino, adesso non abbiamo che l’imbarazzo della scelta: sale rosa dell’Himalaya, le croccanti scaglie di sale di Maldon (un must della gastronomia attuale), sale marino delle Hawaii (nero e rosso), sale nero australiano, sale grigio della Cornovaglia, fior di sale di Guérande, il fior di sale con fiore di ibiscus di Maiorca.

Non ci credete? E allora leggete su Bibliotheca Culinaria l'articolo Amore, mi passi il fior di sale?


lunedì 19 febbraio 2007

MANGIAMO A CREPAPELLE...E' CARNEVALE

A carnevale ogni scherzo vale: si tratta della festa in cui, grazie alle maschere e ai travestimenti, ognuno può diventare, per qualche ora o tutt'al più per qualche giorno, protagonista di un'altra vita. Anche i negozi si possono permettere l’impossibile, infatti espongono una marea di giochi e di scherzi, soprattutto per ragazzini, tra cui i più venduti, maschere a parte, sono le trombette, i fischietti e i palloncini che, schiacciati, nel sedersi da vittime inconsapevoli, emettono rumori poco edificanti. E si vendono anche le tanto odiate (almeno dagli adulti) fialette puzzolenti, un liquido fetido che appesta scuole e case. Sono gli scherzi di sempre: fastidiosi ma obbligatori, che raccontano la storia millenaria del carnevale. Infatti i suoni e gli odori non sono altro che il ricordo lontano di ciò che la festa carnevalesca voleva intendere, quando il peto non era così scandaloso, ed era la conseguenza di un mangiare a dismisura. Durante il carnevale si doveva mangiare fino a scoppiare..., perché dopo arrivava la quaresima, ovvero un lungo periodo di privazioni. E noi, adesso, mangiamo a crepapelle...: mentre degustiamo una moretta, assaporiamo alcuni dolci sardi con le frittelle e facciamo due chiacchiere... (Vi ricordate il post del 13.02? Sono le prelibatezze tipiche del Carnevale di Fano, Mamojada, Venezia ed infine, seppur con nomi diversi, delle nazionali chiacchiere, tipico dolce di carnevale).
Infine, del carnevale sardo vi proponiamo l’ascolto di due canzoni dei Tazenda, in dialetto sardo (che ve ne pare?), dedicate al paese di Mamojada e al Carnevale (eccovi i testi di Mamojada e Carrasecare!) Buon divertimento!


(Foto da Internet)

domenica 18 febbraio 2007

GENNARO COSMO PARLATO


(Foto da internet)

Ha scritto una canzone per Mina (Fragile; vedi>>), ha duettato con Caparezza in La mia parte intollerante (vedi>>) e ha prestato la faccia per le Markette di Piero Chiambretti su La7, ora Gennaro Cosmo Parlato ritorna a essere se stesso: un performer post-moderno.
Rossetto rosso solo al centro delle labbra, come una geisha. Viso da pierrot, sempre in smoking nero, Cosmo è capace di fare quello che nessun altro può: cantare il pop con voce da mezzosoprano. Così, dopo il debutto di due anni fa con il cd Cosa c'è di strano? -che conteneva soltanto cover della musica italiana, da Maledetta primavera (vedi>>) a L'estate sta finendo- oggi raccoglie dal paniere degli anni '80 altre 23 hit della musica internazionale.
E canta, ad esempio, Victims dei Culture Club in stile ska, Twist In My Sobriety di Tanita Tikaram a ritmo punk, Call Me (colonna sonora del film American Gigolò) dei Blondie come una tarantella e Video Killed the Radio Star dei Buggles in versione tenorile a cappella. Ventitré canzoni raccolte nel disco Remainders.
Guarda i video con la presentazione del disco (1>>; 2>> e 3>>).







sabato 17 febbraio 2007

BLOG !!!



(foto da Internet)

Abbiamo il piacere di segnalarvi alcuni blog che abbiamo seguito con interesse in questi ultimi giorni.
I primi due vengono curati dal professor (e giornalista) Antonio Sofi: Webgol e Webdocet. Fate click qui per leggere il suo profilo: è veramente divertente!
Il terzo è Lezione zero, curato dal professor Paolo Gravela, dell'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona che inseriremo nella nostra rete di blog.
Il quarto è il magnifico blog di Fahrenheit, la splendida trasmissione pomeridiana di Radio 3.
Per chiudere, vi consigliamo di leggere il post che la nostra collega Xelo Gómez, della EOI di Alzira, ha dedicato, su Nonsololingua, a Adgblog.



Buona lettura!

venerdì 16 febbraio 2007

O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra



(Foto da Internet)

Cosa possono avere in comune Aldo Palazzeschi e Mafalda? Se volete saperlo, leggete questo frammento scritto da Palazzeschi:

Avevo due anni. Due anni e un amore già: la finestra, tutte le finestre. Due anni e già un odio: la minestra, tutte le minestre; ma sopra tutte una che mi veniva imposta alle quattro con una puntualità sconcertante. Non era possibile uscire prima di averla mangiata, e, se fuori, bisognava ritornare di capo al mondo, lasciare tutto, correre a casa per mangiarla. "Deve mangiare la minestrina. Quando avrà mangiato la minestrina". Frasi di questo genere venivano sovente coronate da un "tutta" che finiva di esasperare la mia ribellione. Bisognava mangiarla "tutta", gnorsì, solo dopo averla mangiata "tutta" si poteva scendere a patti col rimanente del vivere, ottenere qualche cosa, prima no.

Eh già, proprio così, la creatura di Quino e il padre della Neoavanguardia italiana odiavano questo piatto, comune a tante culture...

E voi quale piatto odiavate da piccoli?

giovedì 15 febbraio 2007

DILLO CON UN BACIO

I postumi del giorno dopo: che cosa rimane del giorno di San Valentino, se non una sbornia di...? Ma, ovvio, ... di baci: il centrotavola del nostro salone ne è pieno... E’ probabile che ancora abbiamo il dolce sapore in bocca, ma quella visione ci induce alla tentazione... Stiamo parlando dei Baci Perugina, simbolo italiano per antonomasia della festa degli innamorati.
Sapevate che il cioccolatino, la cui nascita rimonta al lontano 1922, a causa della sua forma tozza e vagamente rassomigliante ad un pugno, si chiamava cazzotto? Ma, vi sembrerebbe il caso, in una pasticceria, di chiedere a una gentile commessa o a un affascinante venditore: «Scusi, mi dà un cazzotto?» Non suona per niente bene: è molto meglio, magari con un fare biricchino, chiedere e ricevere un bacio...
Aprirlo è un rito: prima c’è l’incarto, che evoca un cielo blu pieno di stelle, poi il cartiglio, che, con le celebri frasi d’amore e di amicizia, ci addentra nella magia dei baci, ed è diventato persino un oggetto di culto e collezione, (la idea delle citazioni è diventata un album che raccoglie i 150 messaggi contenuti nei baci). Al primo morso (o all’ultimo) assaporiamo la nocciola ed infine il biglietto da visita: il cioccolato fondente (il Luisa, uno dei cioccolati più pregiati della Perugina) che si fonde, in bocca, con la granella di nocciola. Che sapore!!!
Il bacio è come un messaggio in una bottiglia, esprime affetto, amicizia, ironia, divertimento e affascina da sempre il pubblico di ogni età. La pubblicità televisiva, o meglio la messaggera dei baci, ne ha portato alle stelle il linguaggio: si sono inventati i bacetti che, per la loro dimensione, sono diventati di consumo quotidiano. La voglia di baci non conosce confini (per i novant'anni della perugina, un jumbo Alitalia, interamente decorato di stelline blu, ha collegato l’Italia con New York). L’idea della bacizzazione diventa sempre più moderna: concorsi, viaggi, gadget e così entra in scena il tubo pieno di stelle. Che ne dite di Tubiamo (gioco di parole di tubo e il tubare dei colombi)? Poi, per festeggiare gli 80 anni del mito, ecco il concorso “80 voglia di baci” (ancora un altro gioco di parole) e il ritornello: Un bacio. Cosa vuoi dirmi?, fino allo spot interattivo, ai videomessaggi e all’ultima campagna pubblicitaria Dillo con un bacio, canzone di Paolo Belli, che dà il titolo anche al suo tour teatrale.

Vi va di dirlo con un bacio?

(Foto da Internet)

mercoledì 14 febbraio 2007

PODCASTING

(Foto da Internet)


Abbiamo il piacere di annunciarvi che, dal prossimo anno scolastico, metteremo a disposizione dei lettori un servizio di podcasting. Vi sarete chiesti: che diamine è il podcasting e a che cosa serve? Iniziamo da una spiegazione (quasi) scientifica.
Il podcasting è un sistema che permette di scaricare in modo automatico risorse audio, video o testuali in estensione .pdf, chiamate podcast, utilizzando un programma chiamato aggregatore o feeder.
Un podcast è, quindi, un file audio, video o di testo (file pdf), scaricabile automaticamente da un apposito programma, messo a disposizione su Internet per chiunque si abboni ad una trasmissione periodica.
Per ricevere un podcast sono necessari: un PC, un programma apposito e un abbonamento presso un fornitore di podcast (gratuito).
Un podcast funziona alla stregua di un abbonamento ad una pubblicazione periodica, utilizzando una metafora: il supporto connesso ad internet è la cassetta postale, il cliente è il postino, e il fornitore di podcast è la casa editrice. L'abbonato riceve regolarmente le pubblicazioni, e può ascoltarle o vederle nella modalità e nei tempi che gli sono più congeniali.
Per fruire del podcasting è innanzitutto necessario installare un semplice software gratuito (per esempio iTunes), quindi selezionare i podcast di interesse. Il software, con la frequenza decisa dall'utente, si collega ad internet e controlla quali file sono stati pubblicati dai siti ai quali si è abbonati: se ne trova di nuovi, li scarica. La notifica della pubblicazione di nuove edizioni avviene tramite un feed RSS scambiato tra il sito del produttore e il programma dell'utente.
I podcast potranno poi essere ascoltati in ogni momento poiché la copia del file, una volta scaricata automaticamente, rimane sul computer dell'abbonato. In tal modo non si rende necessaria alcuna operazione attiva da parte dell'utente. Inoltre, i podcast non richiedono necessariamente un collegamento ad internet durante la fase di ascolto, ma solo in fase di download: ciò permette di fruire dei podcast anche off-line o in condizioni di mobilità (con un lettore di mp3, ad esempio).
Seconda domanda: a che cosa serve? Beh, crediamo che sia una risorsa didattica eccezionale. Una determinata lezione, ad esempio, può essere ascoltata quando si vuole e come si vuole; si possono approfondire determinati argomenti, ecc. Vi proponiamo alcuni esempi di podcast tratti da alcuni siti dedicati all'insegnamento dell'italiano: a) Lear italian on line, b) Learn italian pod e c) Grammatica di strada.
Buon ascolto e buon divertimento!

martedì 13 febbraio 2007

Carnevale è (solo) Venezia?

Avete intenzione di trascorrere il Carnevale in Italia? Fate attenzione a dove andate, perché potreste aver bisogno di una valigia piena di... campanacci! Proprio così, come dicono gli abitanti di Mamoiada, in Sardegna: “Senza Mamuthones e Issohadores non c’è Carnevale”. In altre parole: “Senza campanacci non c’è Carnevale”.

O potreste aver bisogno di una valigia piena di ... caramelle e cioccolatini da gettare sulla folla, come succede durante il Carnevale di Fano o dovreste portarvi appresso una valigia piena di ... cartapesta per costruire un gigante per la festa di Viareggio.

O forse potreste aver bisogno di un paio d’ali per volare come ... Colomb(in)a in Piazza San Marco.

Ovunque abbiate intenzione di trascorrere il Carnevale, vi auguriamo buon divertimento! Ma prima di mettere piede sull'aereo, riflettete un po': i campanacci dei Mamuthones di Mamoiada, i dolci da lanciare sulla folla e i giganti di cartapesta... non vi ricordano qualcosa?

(Foto da Internet)


lunedì 12 febbraio 2007

IL CALCIO CHE FU...

Ieri era domenica: e come una qualsiasi domenica la televisione italiana ha bombardato con il calcio. Tutto o quasi tutto è ritornato alla normalità: il calcio italiano riparte, anche se, dicono, con dure misure.
Dopo Calciopoli ancora un’altra batosta per lo sport più amato: episodi di violenza che evidenziano il giro d’affari che comporta il pallone. Forse questa tragedia non è stato altro che la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già colmo da tempo, e servirà per imporre una modernizzazione dei vecchi stadi e, più in generale, degli impianti sportivi italiani. Il primo ministro, Romano Prodi, afferma: «La gente deve capire che è ora di una svolta. E il Paese si deve rendere conto che anche nello sport, o forse in questo periodo storico soprattutto nello sport, si esprime la civiltà, la maturità, la serietà del nostro Paese ».
Quegli stessi sentimenti che, nel lontano 1983, evocava Antonello Venditti nella sua canzone “Grazie Roma”, poi diventata inno della squadra di calcio della capitale: un sentimento, un amore, condiviso da molti, capace di accomunare persone tanto diverse. Probabilmente la voglia di riunirsi, di stare insieme e di riconoscersi sotto una stessa bandiera induce a pensare che la gente non è cambiata, ma poi arriva la partita, l’ansia del risultato, e tutto è lecito: il catenaccio che fa fare risultato, Moggi & company che comprano le partite, gli ultrà che confondono lo stadio con un campo di battaglia, oppure quando non c’entra la corruzione o la violenza si impone la legge del merchandising: e anche in questo caso tutto è permesso.
Allora, visto che il calcio è soprattutto un intrattenimento, o forse così vogliamo crederlo, nonostante l’amaro in bocca, vi proponiamo alcune figure mitiche dello sport più bello del mondo, alcune con carriere ineccepibili altre un po’ meno, però tutte affascinano con il loro modo di toccare il pallone, tanto da essere paragonate a degli dei. Abbiamo pensato a Pelé, a Maradona, a Platini e Zidane, e chi più ne ha più ne metta...
(Foto da Internet)

domenica 11 febbraio 2007

CONFERENZA


(Foto da internet)

Il Centro Giacomo Leopardi di Valencia ha il piacere d'invitarvi alla conferenza

"I Padrini: I signori di Cosa Nostra"

a cura del professor Pierluigi Mammì, venerdì 16 febbraio, ore 19.00, Salò d'Actes del Museu de Belles Arts di Valencia, C/ San Pío V, 9.

In attesa della conferenza, vi proponiamo una parodia molto divertente de Il Padrino realizzata da Maurizio Crozza (fate click qui>>).

sabato 10 febbraio 2007

Del pene, di vino e di altri disastri

(Foto da Internet)


In questi giorni, il quasi presidente degli Stati Uniti Al Gore ha continuato in Spagna il suo tour per sensibilizzare l'opinione pubblica sul surriscaldamento del pianeta. Il Presidente (intero) Zapatero gli ha promesso che il film Una scomoda verità verrà proiettato nelle scuole spagnole. È un importante passo avanti.


Anche noi vogliamo contribuire a scuotere le coscienze con due argomenti molto solidi (?).


a) Scrive Umberto Eco su L'Espresso: "Ho udito alla radio che alcune ricerche dimostrano che l'inquinamento atmosferico sta influendo sulla grandezza del pene delle giovani generazioni, e il problema secondo me non riguarda solo i figli, ma anche i loro padri, che delle dimensioni del pisellino del figlio fanno ragione di legittimo orgoglio. Ma riguarda i padri anche perché (sempre secondo la notizia che ho ascoltato) effetti deleteri si avrebbero anche sull'apparato riproduttivo degli adulti, in quanto l'inquinamento favorirebbe formazioni tumorali in quella delicatissima zona del nostro corpo.Se anche la notizia fosse, non dico falsa, ma ancora avventata, bisognerebbe diffonderla con ogni mezzo. Credo che anche Bush rifletterebbe sul protocollo di Kyoto se apprendesse che ne va della sua virilità".


b) Nel giro di un secolo la Toscana potrebbe non produrre più i suoi vini pregiati; a causa del clima, infatti, il Brunello di Montalcino, il Chianti Classico e il Nobile di Montepulciano rischiano di estinguersi. Potrebbero infatti non esserci più le condizioni climatiche che oggi caratterizzano quelle zone di produzione. È lo scenario apocalittico che viene fuori dallo studio "Effetto della variabilità meteoclimatica sulla qualità dei vini", realizzato dall' università di Firenze. Questa tendenza favorirebbe la produzione in Toscana di vini da dessert quali il Marsala! ( Ascolta l'audio>>).


Un nostro conoscente dice che mangiare e bere è l'unica maniera di godere con i pantaloni tirati su; d'accordo, ma qui la posizione dei pantaloni è irrilevante e la cosa si complica. Meditate, gente, meditate!


venerdì 9 febbraio 2007

Sei personaggi in cerca di... un'attrice

(Foto da Internet)

Luciana, operaia incinta, si trova disoccupata alla vigilia del parto. Disperata decide di risolvere la situazione nel peggiore dei modi: prende in ostaggio la responsabile del suo licenziamento.

Così inizia Gli ultimi saranno ultimi, tragicommedia italiana scritta da Massimiliano Bruno e diretta da Giampiero Solari e Furio Andreotti, al teatro Ciak di Milano dal 23 gennaio.

Sul palcoscenico, da sola, per un’ora e venti Paola Cortellesi dà il volto a sei personaggi diversi ma con qualcosa in comune: appartengono alla categoria dei perdenti. Un’operaia incinta disoccupata, una poliziotta che abusa della sua autorità, una manager in carriera piegata alle leggi di mercato, un transessuale colombiano sarcastico e disilluso, un vecchio guardiano notturno che presto andrà in pensione, una donna delle pulizie fissata con le canzonette, si incontrano una notte in cui mettono a nudo la propria disperazione.

La Cortellesi, attrice di straordinario talento, rappresenta questi personaggi con grande impegno civile, senza travestimenti e senza messa in scena affidandosi alla sua sola voce e alla mimica.

Saremmo felici di potervi invitare ad assistere a questo spettacolo che l’anno scorso ha segnato il tutto esaurito, ma purtroppo Milano non è proprio dietro l’angolo... Non ci resta che proporvi alcune sue performance:

Buon divertimento!

giovedì 8 febbraio 2007

L'IRRITANTE DR. HOUSE

Il telefilm «House» ha fatto la sua comparsa sui teleschermi italiani il primo luglio del 2005, e da allora siamo già alla terza serie: è un autentico fenomeno televisivo, così come in Spagna. Non c'è controprogrammazione che tenga, anche se, per fermarlo, stanno tentando di tutto: dallo spostamento di giorno, dalla riduzione della tradizionale (per l'Italia) doppia puntata al singolo episodio, dall’espropriazione da Italia 1, rete soprattutto giovanile, ai «cugini maggiori» di Canale 5, visto che il perdurante successo del telefilm sta creando a Mediaset non pochi problemi. Ma niente da fare: il cinico, scorbutico, politicamente scorretto e irresistibile Dr. House ormai ha conquistato anche il pubblico di casa nostra. Lui si chiama Gregory House, di professione medico, primario del reparto di Diagnostica del Princeton-Plainsboro Teaching Hospital. Ogni paziente se la batterebbe a gambe levate davanti a un tale medico. Se lo vedi ti viene voglia di scansarlo: zoppo, trasandato, senza camice, con la barba perennemente lunga, la vera pecora nera dell'ospedale. Allergico ai pazienti, privo di tatto con i colleghi, misantropo, dissacratore, sarebbe già stato licenziato mille volte se non fosse che, nonostante sia così anticonvenzionale, House è anche un infettivologo di talento, capace di azzeccare diagnosi laddove gli altri neanche se le sognano. Non fa nulla per essere simpatico: è scontroso e burbero, poco gentile con collaboratori e pazienti, eppure quel suo essere irritante casual piace un sacco e House e il suo doppio, l'attore quarantaseienne Hugh Laurie, fanno tendenza. Non è il massimo della simpatia, e le avventure «medical» in cui è coinvolto lasciano poco alla fantasia: immagini realistiche di operazioni chirurgiche, storie di malati e malattie, gente che soffre. Naturalmente c’è anche la suspence: si è sempre sul filo del rasoio nell’attesa che il primario - un po’ Sherlock Holmes, un po’ tenente Colombo, nel mezzo di un’atmosfera paragonabile a E.R. - trovi la soluzione ad un caso disperato o ad un male incurabile. Addirittura House fulmina i suoi interlocutori con battute sarcastiche, definite «Housismi».
Si tratta di un fenomeno televisivo che buca lo schermo perché anomalo e forse perché, inscenando il paradosso, racconta quel che accade in ogni ospedale, americano e non. Con medici stanchi e disillusi, con pazienti che scocciano, con morfina che gira in libertà, con l'ordine apparente sotto cui cova il caos, il dolore, la rabbia, la morte. Insomma quel lato oscuro della malattia o anche tutta quella mala sanità in questi giorni tanto alla ribalta!
(Foto da

mercoledì 7 febbraio 2007

THE ROLE PLAYER



Vi piacerebbe fare un film? Buttare giù un soggetto, trovare una troupe, un cast, un distributore e un pubblico curioso? Se avete risposto affermativamente alle nostre domande - ma non avete i soldi per farlo- potete seguire l'esempio di Ettore Belmondo e Bruno Governale, due attori che hanno appena inaugurato la prima prevendita su progetto cinematografico. Di che cosa si tratta? Di (pre)vendere un prodotto su internet (in questo caso un film, intitolato The role player), sfruttando le sue capacità di comunicazione e di aggregazione.
Il budget minimo prefissato per il film in questione è di 650 mila euro; in soldoni circa 30 mila adesioni (una sottoscrizione costa 8 euro!).

Nota importante: chi ha aderito all'iniziativa può intervenire direttamente sulla realizzazione del film, suggerire idee e soluzioni, dire la sua insomma, dalla storia alle scene alle musiche. Alla fine della fatica, riceverà anche il dvd dell'opera. Per capire di che si parla, sul sito c'è un trailer di un minuto e mezzo, presto diventerà di cinque minuti. The role player è un thriller.


La trama: i protagonisti sono due tenenti dei carabinieri. Uno è un militare vero, l'altro indossa la divisa in una fiction tv. Si conoscono, ma mal si sopportano. Fra loro, legami di sangue, e un passato di segreti ingombranti. E un serial killer che li sfida.


Ma la funzione di internet non si esaurisce con il reperimento di "co-produttori". "Quando gireremo - dice Belmondo - ci saranno quattro, cinque webcam che seguiranno la realizzazione del film, dal set alla sala trucco, per aggiornare il sito e tenere tutti al corrente di come sta andando". E quei "tutti" che avranno aderito al progetto, possono stare tranquilli: "Se utilizzeremo i suggerimenti - sottolinea Belmondo - stipuleremo un contratto con chi ce li ha forniti, per tutelarlo. Non vogliamo fare la figura di quelli che rubano le idee..."

Il progetto nasce, quindi, con il preciso scopo di esplorare nuove strade per la produzione cinematografica proponendo un modello di interazione con il futuro spettatore mai utilizzato prima.

Che ne dite? Ci provate?

(Foto da internet)

martedì 6 febbraio 2007

La vita dei senzatetto sbarca sul web

(Foto da Il corriere della sera)

La loro casa è la Stazione di Milano, ma è dal web che si affacciano per far sapere che esistono. Sono i clochard diventati blogger, un po' per ispirazione un po' per necessità, che si raccontano sul sito Non superare la linea gialla per uscire dall'invisibilità.

Alle spalle del sito un gruppo di barboni che scrive ogni volta che ha voglia, aggiornando lo spazio con le possibilità e il ritmo che la vita scomposta e casuale di un senzatetto consente loro. Il risultato è un mosaico di poesie, sfoghi, dialoghi e riflessioni che difficilmente troverebbero ascolto altrove.

Internet come porto sicuro. Alcuni hanno scelto di vivere in strada, altri ci sono finiti per caso. Comunque sia, la rete aiuta tutti ad abbattere la barriere del pregiudizio che spesso impedisce a molti di loro di confrontarsi con le persone "normali", quelle cioè che corrono dietro a vite più sicure ma frenetiche, quelle che normalmente li evitano. E' per questo che i clochard come Victor, tra gli autori dei post, si sono attrezzati per raccontarsi online: alcuni di questi "vagabondi" hanno persino un computer, regalato da volontari, con il quale riescono a collegarsi a internet, ora qui ora lì, sfruttando anche i nodi Wi-Fi della stazione. Altri si appoggiano a un internet point o più semplicemente affidano il propri pensieri a bigliettini di carta, quasi dei messaggi in bottiglia che, non si sa come, alla fine riescono ad arrivare nelle mani di chi può digitare da casa al posto loro. D'altronde l'arte dell'arrangiarsi è la specialità di chi, vivendo sotto un ponte o nella sala d'attesa delle stazioni, racconta a denti stretti di coltivare "l'hobby della sopravvivenza".

Non solo poesia. Il blog serve anche per urlare. Perché la vita da reietti è dura e molti di loro sembrano riuscire a sfangarla meglio affidando alla tastiera a volte la tristezza, altre la rabbia di un'esistenza ai margini, non sempre facile da raccontare. C'è Antonello che scrive del suo amore, conosciuto e conquistato sulla panchina, sorpresa di una vita da nomade e ora caldo conforto per i tanti inverni all'addiaccio. Le parole di Mutty invece sono più dure, chiedono aiuto senza aspettarsi di riceverlo: “Non scordate che per molti i cosiddetti barboni sono la feccia del mondo”. C'è disperazione ma anche speranza nelle loro parole. Foto, disegni e versi completano l'affresco polveroso e spontaneo che il blog regala a chi ha voglia di entrare nelle loro storie di vita.

Oltre il quotidiano. Nonostante tutto, Victor e gli altri, tutti barboni che vanno e vengono dai binari milanesi, riescono a guardare oltre i problemi di ogni giorno per sognare, persino, che altri come loro possano seguire l'esempio. La speranza è che questi post senza una fissa dimora diano il là ad altri di clochard in movimento desiderosi di farsi sentire, da Nord a Sud. Finché non si verrà a creare una rete di testimonianze che dia voce agli invisibili d'Italia.

Tratto da La Repubblica

lunedì 5 febbraio 2007

MANGIARE PER STRADA

Quando si viaggia, senza lo stress della routine, ci guardiamo attorno e, ovunque, in quasi tutte le città del mondo, si incontrano chioschi che partecipano all'immagine e alla vita della strada: alcuni sono squallidi container trasformati, alla buona, in punti di ristoro, altri sono tristi baracchini in vetro o alluminio, che, addirittura fanno paura al viaggiatore per la scarsa qualità e igiene, ma, poi, ci sono quelli che attirano il turista perché sembrano al posto giusto nel momento giusto, e, persino, decorano lo scenario urbano. Perciò, in giro per la città, quando si ha fame, uno pensa: «Come sarebbe bello assaporare un piatto mordi e fuggi con lo scenario del Colosseo, o Piazza San Marco o osservando i panni stesi di una stradina nel cuore di Napoli, e sentirmi parte di questa città!».
La cucina di strada esercita un certo fascino sul viaggiatore: si è da soli e, allo stesso tempo, insieme agli altri, visto che si crea spesso un’atmosfera di complicità, per cui sovente si scambiano due parole, una battuta, perchè la situazione induce un senso di confidenza non comune. (Ricordiamo il modo di dire: non abbiamo mai mangiato nello stesso piatto, per indicare la mancanza di confidenza con tal persona). Ovvero, la cucina di strada come arte della comunicazione; è al tempo stesso un fatto privato (spesso ci si ciba da soli, contrariamente a quando si va al ristorante o al bar, accompagnati da amici o parenti), e un evento pubblico, perchè avviene per strada o in locali aperti agli sguardi di tutti.
Cucina da strada o cibo da strada, o street food (che suona più chic): modi diversi di chiamare la pratica culinaria basata sulla preparazione, esposizione, consumo e vendita di prodotti alimentari in strade o mercati, realizzata da venditori ambulanti: classiche sono le immagini ottocentesche degli scugnizzi napoletani che mangiavano con le mani per strada maccheroni o pizza, pasta o fritti (dolci e salati), frutta o verdura. Frutti di mare crudi pugliesi, spuntature marchigiane alla brace (budellini di vitello o agnello), piadina romagnola, focacce liguri, gnocchi fritti emiliani, castagnacci toscani, porchetta romana, crepes piemontesi. A Firenze ancor oggi i panini imbottiti di lampredotto vengono venduti per strada. A Palermo, a parte il pane ca'meusa (pane con la milza), ci sono altri alimenti caratteristici offerti nei quartieri popolari o nei mercati della città: polipo bollito, stigghiole (budella di capretto, agnello o vitello alla brace), sfincione etc. A Cagliari mangiare ricci di mare è un vero e proprio rito, e un po’ ovunque fioriscono chioschi all’aperto dove gustarli in piedi. In Sicilia e Sardegna i fichidindia sono cibo di strada sin dal Settecento. Questi alcuni tipi di cibo da strada tradizionale italiano: come vedete esempi ce ne sono a bizzeffe... se vi va scopritene ancora!
(Foto da Internet)