mercoledì 18 novembre 2015

Valeria non deve morire


(foto da internet)

Dalla rubrica Bussole di La Repubblica riportiamo un articolo del professore Ilvo Diamanti, sociologo, politologo e saggista italiano e ci stringiamo nel cordoglio al dolore provocato dalla barbarie di Parigi.

"Insegno a Urbino da venticinque anni e a Parigi da venti. Non mi è mai stato facile far convivere i miei impegni in due Università e in due città così lontane. E così diverse. Eppure mi è stato utile. Dal punto scientifico, professionale. E umano. Perché sono due città bellissime, nella loro assoluta differenza. La Metropoli e la piccola "Città ideale". Eppure, per quanto distanti e distinte, per quanto incomparabili, queste due città, dal mio punto di vista, hanno almeno un aspetto che le accomuna. I giovani. Gli studenti.

A Urbino, ormai, quando incontri uno della mia età, non ci sono alternative: se non è un turista, è un professore. I residenti, quelli si sono trasferiti all'esterno. Hanno "affittato" la città agli studenti.

Quanto a Parigi, secondo il Qs World University Ranking, è al primo posto nella classifica delle Best Student Cities in the World. Cioè: delle migliori città dove studiare. A Parigi, d'altronde, ci sono 13 Università, più le Grandes Ecoles, che accolgono, ogni anno, decine di migliaia di studenti stranieri. Fra loro, Valeria Solesin, uccisa  venerdì scorso dai fanatici jihadisti che hanno terrorizzato la Ville Lumière. Ammazzato 150 persone. Ferendone altrettante. In larga misura giovani. E studenti. Valeria era dottoranda in Demografia alla Sorbonne. Una vita per gli studi. Alternata all'impegno volontario.  Con Emergency. Accanto ai poveri del mondo. Un "cervello in fuga", si è detto, come altre migliaia di giovani. Non solo studenti. Che hanno a Parigi quella "Metropoli ideale", che gli jihadisti hanno voluto colpire. Lasciando dietro di sé una scia di sangue lungo un itinerario che io stesso sono solito percorrere. Suggestivo e ad alto contenuto simbolico. Da Place de la République  a Rue Voltaire. Dove ha sede il Bataclan. Teatro del massacro di tanti giovani, accorsi a un concerto hard rock. Prima di tutto, per stare insieme. Per questo è stato scelto come bersaglio esemplare. Da chi non ha più ideali, né speranze, né futuro. E vorrebbe, per questo, uccidere gli ideali, le speranze e il futuro, che Valeria e gli altri giovani come lei, interpretano. Colpevoli  -  esemplari - di essere giovani. E studenti. Tanto più, per gli jihadisti, se donne. 

Valeria non deve morire
(foto da www.repubblica.it)

Ma, proprio per questo, Valeria non deve morire. Invano. Per i miei studenti di Paris II, in gran parte stranieri (non francesi). Per i miei studenti di Urbino. Per tutti gli studenti e per tutti i giovani e le giovani d'Europa. Molti di loro: arabi e musulmani. Per tutti loro. Per tutti noi. Valeria non deve morire".

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