
(foto da internet)

(foto da internet)
(foto da internet)
(foto da internet)
(foto da internet)
Adesso è la volta della ragazza scheletrica della campagna No Anorexia. Il corpo nudo di Isabelle Caro: 31 chili di ossa, campeggia, da ieri, sui manifesti delle città italiane. La foto è stata realizzata per la nuova campagna pubblicitaria di Nolita. Forse, per la prima volta un'azienda di moda vuole affrontare il problema, che, solo fino a poco tempo fa, era un tabù. La ragazza francese ha scelto di esporsi, nella sua scheletricità- come ha detto in un’intervista a Vanity Fair -in edicola mercoledì prossimo - «perché la gente sappia e veda davvero a che cosa può portare l'anoressia». Una malattia che, dopo 15 anni, l'ha ridotta a 31 chili di ossa e pelle affetta da psoriasi, ricoperta di una lanugine bionda e completamente nera sotto gli zigomi. «Mi sono nascosta e coperta per troppo tempo: adesso voglio mostrarmi senza paura, anche se so che il mio corpo - ha detto - ripugna. Le sofferenze fisiche e psicologiche che ho subito hanno un senso solo se possono essere d'aiuto a chi è caduto nella trappola da cui io sto cercando di uscire».
La polemica già imperversa: La campagna "No anorexia-Nolita" ha il supporto del Ministero della salute. Mentre il ministro Livia Turco approva la pubblicità shock e crede che questa iniziativa potrà essere uno spiraglio per il dramma dell’anoressia, Fabiola De Clercq, presidente dell'Aba, (associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia) la ritiene esageratamente cruda, e senza senso. Ventila persino un effetto rimbalzante, ovvero, la pubblicità potrebbe ottenere l’esatto contrario di quello che si propone: molte ragazze potrebbero pensare di poter diventare più magre e provare una sorta di invidia nei confronti della modella anoressica fotografata per una pubblicità.
Ecco, la polemica è servita!
Ma il fotografo sostiene: «Io ho fatto, come sempre, un lavoro da reporter: ho testimoniato il mio tempo».
(foto da internet)Chiodo schiaccia chiodo si propone ancora una volta di unire il mondo spagnolo e quello italiano, ma questa volta si serve di una grande ambasciatrice della musica italiana. Non per niente, la nuova fatica di Mina si chiama “Todavia”, un album di ben 14 canzoni cantate rigorosamente in spagnolo.
Grande amor (Grande amore): da “Olio”, 1992
Vuela por mi vida (Volami nel cuore): da “Cremona”, 1996
Un año de amor (Un anno d’amore): da “Studio Uno”, 1964
Llévate ahora (Portati via): da “Bula Bula”, 2005
Cuestión de feeling (Questione di feeling): da “Finalmente ho conosciuto il Conte Dracula” 1985
Corazón felino (Brivido felino): da “Mina Celentano”, 1998
Uvas maduras (Succhiando l’uva) da “Veleno”, 2002
Nieve (Neve): da “Sorelle Lumière”, 1992
Agua y sal (Acqua e sale): da “Mina Celentano”, 1998
No se si eres tú (Sei o non sei). da “Bula Bula”, 2005
Parole parole (Parole parole): da “Cinquemilaquarantatrè”, 1972
Como estás? (Come stai?): da “Sorelle Lumière”, 1992

(Filippo Lippi, Madonna con bambino e due angeli)La storia fra Filippo Lippi e Lucrezia Buti avrebbe subito fatto scandalo, perché lei era appena diventata monaca e lui era già un pittore famoso, nonché cappellano di un convento.
Il pittore dopo l’incontro con Lucrezia, ossessionato dalla sua bellezza, dipinse decine di madonne con il suo volto.

(foto da internet)Ancora una volta Beppe Grillo (vedi post del 6 settembre) nell’occhio del ciclone!
Alla Festa nazionale dell’Unità a Bologna Grillo era il convitato di pietra, almeno per Piero Fassino, al quale il comico si riferisce con il nomignolo il globulo, che ovviamente si riferiva al comico genovese quando ha detto:
Non è mandando a quel paese la politica che si salva l'Italia. La politica è quella cosa che riempie degnamente la vita... C'è una politica pulita, che noi sentiamo il dovere di mettere al servizio del Paese... La risposta al disagio dei cittadini non può venire dalle caricature demagogiche e dalle denigrazioni populistiche.
È questa la reazione di Fassino alla proposta del comico genovese, affinché i cittadini entrino in politica direttamente, attraverso le liste civiche.
Alcuni, politici e non, non condividono quanto detto dal segretario della Ds, altri invece considerano la proposta un’espressione di vera democrazia.
E voi, cosa ne pensate?



(foto da internet)


I GIGANTI ITALIANI NON CI SARANNO
Ci vediamo nel 2009.
(foto da internet)

(foto da internet)
Sembra che solo i cantanti in possesso di una tecnica pressochè perfetta siano degni di entrare nell’Olimpo della musica lirica; ma la verità è che pochi sono stati i privilegiati capaci di coinvolgere emotivamente il pubblico: Enrico Caruso, Maria Callas e Luciano Pavarotti (Modena, 12 ottobre 1935 – Modena, 6 settembre 2007).
Fernando e Adele Pavarotti desideravano per il proprio figlio un lavoro stabile e per un po’ Luciano li accontentò lavorando come venditore di assicurazioni e come insegnante. Pavarotti avrebbe voluto diventare famoso come calciatore; ma il destino ha voluto che raggiungesse la fama come cantante lirico.
Il pubblico lo adorava ma era molto amato anche dai colleghi cantanti, lirici e non, che di lui hanno detto:
Pavarotti è l'ultima grande figura carismatica del nostro tempo. Gli appassionati del 'bel canto' hanno una sorta di ammirazione sconfinata per lui.
Conoscere Luciano e aver avuto la possibilità di stargli accanto non è stato solo un immenso onore. Ma uno tra i più bei doni che mi sia mai capitato di ricevere". Laura Pausini ricorda il tenore che l'aveva invitata anni fa al Pavarotti & Friends e al quale era legata da una profonda amicizia.
Ho sempre ammirato la sua voce divina, dal timbro inconfondibile, dalla completa estensione vocale. Amavo il suo meraviglioso sense of humor e in diverse occasioni nei nostri concerti con Josè Carreras dimenticavo che stavamo esibendoci davanti a un pubblico pagante, perchè ci divertivamo troppo tra noi.
I ricordi migliori sono quelli dell'intimità. Aveva una personalità molto divertente.
Era incredibile stare vicino a lui e cantare con lui. La qualità della sua voce era inconfondibile. Ti rendevi immediamentamente conto che era Luciano a cantare. Non sarà dimenticato.
Era "il Karajan dei tenori". Artista straordinario, dotato di una voce di platino, ma anche uomo spiritoso ironico, intelligentissimo, che aveva avuto il coraggio di affrontare cose considerate non del nostro mondo e che aveva capito tutto del potere mediatico.
Pavarotti si definiva: «uno che vende il positivo», «un eterno studente» «uno che crede nell’amore, come Nemorino nell’ Elisir, uno dei miei personaggi preferiti, come Rodolfo della Bohème, l’opera che nel ’61 mi ha lanciato».
Ieri La Repubblica ne parlava così:
Nei teatri di tutto il mondo il pubblico è impazzito per le interpretazioni di Luciano Pavarotti. Si ricordano ovazioni storiche: il 24 febbraio alla Deutsche Oper di Berlino venne applaudito per un'ora e sette minuti, i giornali scrissero che c'erano state 165 chiamate. Ad ascoltarlo nel giugno del 1993 al Central Park c'erano mezzo milione di persone. Sono caratteristiche di un divo, un cantante lirico come ce ne sono pochissimi nella storia, una leggenda del belcanto, che non verrà cancellata dal fatto che negli ultimi anni Pavarotti si sia trascinato faticosamente in un lunghissimo tour di addio, che forse non sarebbe mai finito, se a mettere la parola fine non fosse arrivato qualcosa di davvero definitivo, la morte.